Sfila la sinistra Il Pd presente in ordine sparso

Andrea Rossi – LaStampa

Non aderisco ma partecipo. Sembra una versione rivisitata del “ma anche” veltroniano che ci ha portati a un passo dallo sfacelo». La rasoiata del deputato del Pd Stefano Esposito stona solo in apparenza con i colori – e gli umori – della piazza. Però fotografa lo stato di un partito che marcia in ordine sparso ma, nonostante ciò, viene accolto dal popolo della Cgil con affetto. E porta un sindaco sul palco del comizio finale, a testimoniare che il Pd è lì anche con il peso dei suoi amministratori. «La mia presenza è per testimoniare l’impegno degli enti locali a battersi per una manovra giusta», spiega Piero Fassino. «Parteciperò a tutte le iniziative che puntano a cambiarla, anche a quelle promosse da altre organizzazioni».

Vista da qui, intorno al palco, sono sorrisi e pacche sulle spalle. È il popolo della Cgil che cerca i dirigenti democratici convinto che lì risieda l’alternativa. Eppure – mentre gli altri partiti, da Sel alla Federazione della sinistra, dall’Idv al Movimento 5 Stelle, sfilano compatti – la presenza dei Democratici dentro il serpentone della Cgil è sfaccettata. Degli ex popolari quasi non si vede l’ombra, a differenza del blocco ex Ds. Il leader regionale Morgando non c’è. In compenso c’è il comitato contro il porcellum, guidato da Diego Castagno e Davide Ricca, che raccoglie le firme, e ne incasserà quasi 1200. E c’è chi non era convinto. Come Stefano Esposito, uno dei dirigenti nazionali che aveva firmato l’appello alla Confederazione: «Non ora», adesso non è il momento giusto. Sfila e tiene la posizione: «Mai pensato che fosse un problema di numeri o che, in un Paese travolto dalla crisi, la gente avrebbe schivato la piazza. Il punto è un altro: adesso che cosa succede?». Già, quando i 70 mila ripongono le bandiere resta l’atto d’orgoglio del più grande sindacato italiano contro chi ha fatto di tutto per emarginarlo. «E invece c’è bisogno di unità sindacale», incalza Esposito. «E il Pd non deve tifare. Deve ricucire. Il rischio che vedevo in questa giornata, e continuo a vedere, è che questa piazza rafforzi chi lavora per frantumare l’unità sindacale. Forse, con un sacrificio da parte della Cgil, si sarebbe potuti arrivare a uno sciopero generale unitario tra una decina di giorni».

Non è l’unica voce preoccupata. L’ex sindaco Sergio Chiamparino, che mai è andato in piazza quando la Cgil ha sfilato sola, si tiene alla larga dal corteo. E riflette: «Io non ho firmato il documento di chi chiedeva alla Cgil di non scioperare. Il mio cruccio, però, è che la divisione tra i sindacati cresca, che si scavi sempre di più il solco tra le sigle. E questo, per i lavoratori, è un danno». Del resto nelle parole con cui la segretaria provinciale Paola Bragantini spiega la scelta del partito c’è il marchio dell’ineluttabile: «Avremmo preferito che i sindacati concordassero modalità di mobilitazione unitarie. Prendiamo atto con rammarico che non è stato fatto. E condividiamo le indicazioni del partito, che vuole essere presente a tutte le iniziative contro la manovra».