Così Saitta mandò in fumo il piano Gavio per la Sitaf

VERA SCHIAVAZZI – Repubblica

POCHI lo ricordano, ma nel 2004, anno dell´elezione alla presidenza della Provincia di Torino di Antonio Saitta (allora al suo primo mandato), uno dei primi atti della ricostituita maggioranza di centrosinistra fu quello di approvare un indirizzo che prevedeva di conservare la partecipazione dell´ente all´interno della Sitaf.

Perché? Perché, pochi mesi prima, l´amministrazione provinciale guidata da Mercedes Bresso aveva invece immaginato di alienare quella partecipazione, l´8,6 per cento (oggi stimato in 24 milioni di euro), che sarebbe stata facilmente acquistata dai privati, e segnatamente dal gruppo Gavio, che proprio in quegli anni stava tentando la scalata verso il controllo dell´autostrada del Frejus. Un ente forse “inutile”, la Provincia, come oggi è di moda sostenere, ma certo strategico sul terreno delle partecipazioni autostradali e dunque delle scelte in materia di grandi opere nella viabilità.

La proposta venne discussa, tra l´altro, in un´animata direzione dei Ds: ad osteggiarla erano, tra gli altri, l’attuale deputato Stefano Esposito (che di lì a poco sarebbe diventato capogruppo proprio in Provincia) e Giorgio Ardito. «Se quelle azioni fossero state vendute – ricorda Esposito – la società sarebbe passata sotto il controllo privato. Uno scenario ancora più grave, sul piano politico, di quello che si è realizzato a Milano con la vendita delle quote provinciali della Serravalle». Sono passati sette anni, e la battaglia per impadronirsi della società non è ancora finita: in aprile, un´assemblea degli azionisti chiesta proprio dal gruppo Gavio per abolire la clausola dello statuto che impone la maggioranza pubblica ha visto sconfitti i privati, grazie al patto stretto tra Provincia, Anas e Comune di Torino.

Ma torniamo al 2004. All´epoca, con un ente già in difficoltà di bilancio, l’idea di liberarsi delle partecipazioni «non strategiche» doveva essere apparsa apprezzabile a Mercedes Bresso, una politica nota per la sua estraneità alla vita interna al partito e per idee liberali non sempre condivise dai colleghi del centrosinistra. La stessa politica che, in un’intercettazione telefonica registrata qualche mese più tardi, il 17 giugno del 2004, viene definita nella conversazione tra Marcellino Gavio e il direttore generale dell’Anas Francesco Sabato «una rompicoglioni che per fortuna è andata a Bruxelles». Lo stesso Gavio che, all’epoca ancora saldamente alla guida del gruppo, si augurava di poter avere attraverso i suoi intermediari rapporti migliori col suo successore Saitta. Previsione sbagliata, perché proprio le due giunte Saitta, con l’assessore Carlo Chiama, si impegnarono accanitamente per conservare le quote Sitaf, e, anzi, rafforzare la posizione dell’ente.

Nel 2008, infatti, fu proprio la Provincia, in stretta collaborazione con l’Anas, a intavolare una dura trattativa col gruppo Gavio per far slittare il prestito obbligazionario che, se sottoscritto dai privati, avrebbe nuovamente messo in forse la maggioranza pubblica dell’autostrada del Frejus, consegnandola di fatto ai privati. Una vicenda che aveva attirato anche l´attenzione della Procura, ma che si è conclusa nel 2011 con l’estinzione del prestito senza alcun passaggio di azioni. Di certo c´è che i passaggi dalla vita pubblica alle autostrade, e da una società all´altra, sono stati nell’ultimo decennio della politica torinesi assai vorticosi. Pochi ricordano anche che nel 1999, quando la stessa Bresso stava per ricandidarsi al suo secondo mandato, i vertici nazionali dei Ds (segretario Walter Veltroni) si opposero: «Meglio Luciano Marengo». Liti, polemiche, e decisione del partito locale di andare avanti con la stessa candidata. Quanto a Marengo, poco dopo era ad dell’Ativa.