La nuova mossa dei quarantenni contro i D’Alema e le vecchie glorie del Pd

Claudio Cerasa – IlFoglio

Pochi giorni dopo aver fatto sbuffare i vertici del Pd per aver firmato un documento critico con lo sciopero generale indetto martedì scorso dalla Cgil di Susanna Camusso, ieri alcuni quarantenni democratici hanno sottoscritto un nuovo testo destinato a far discutere il partito guidato da Pier Luigi Bersani. La notizia è che sette deputati del Pd (Dario Ginefra, Francesco Boccia, Stefano Esposito, Paola De Micheli, Antonio Boccuzzi, Giacomo Portas e Pier Fausto Recchia, tutti quarantenni) hanno depositato in Parlamento un disegno di legge che piacerà ai Matteo Renzi e ai Pippo Civati ma che farà di sicuro imbufalire i Massimo D’Alema, i Walter Veltroni, le Rosy Bindi, le Anna Finocchiaro, i Giuseppe Fioroni e tutti gli altri parlamentari del Pd (in tutto sono 89 su 206) che in questa legislatura hanno usufruito della deroga sul limite di tre legislature previsto nello statuto democratico. La novità è che, a differenza di ciò che prevede il regolamento pd, la proposta dei quarantenni renderebbe obbligatorio per tutti il rispetto della norma senza possibilità di servirsi più di alcun tipo di deroga. Per tutti: compreso Bersani (eletto in Parlamento per la terza volta nel 2008 e che qualora il ddl fosse approvato in questa legislatura, cosa difficile, non potrebbe essere iscritto nelle liste alle prossime elezioni).

“Questo disegno di legge – dice Dario Ginefra, primo firmatario del ddl – non è pensato contro qualcuno ma rappresenta più che altro un segnale che lanciamo dentro e fuori il nostro partito per far capire che è arrivato il momento di dare spazio senza ipocrisie alle nuove generazioni della nostra classe politica. Tutti qui si riempiono la bocca con la parola ‘rinnovamento’, compreso Alfano, ma noi ora crediamo che sia importante vedere chi vuole contribuire a far cambiar faccia al sistema politico italiano. E la sfida, ovvio, riguarda anche la dirigenza del Pd”.

Nonostante le buone intenzioni, la nuova iniziativa dei quarantenni del Pd ha contribuito a far crescere nel partito il sospetto che dietro il discorso sul “rinnovamento” si nasconda in realtà un ragionamento più strutturato legato alla costruzione di una vera alternativa all’attuale classe dirigente del Pd. Un’alternativa che al momento resta confinata nell’ambito di una tradizionale proposta di “agenda riformista” da offrire a beneficio del Pd (vedi le posizioni critiche con la Cgil e vedi le firme raccolte dai quarantenni per il referendum sul Mattarellum nonostante la contrarietà di Bersani) che potrebbe però tradursi in sostegno a un leader diverso dall’attuale (Nicola Zingaretti?) qualora il partito dovesse decidere di convocare un congresso straordinario prima delle prossime elezioni – anche se al momento l’ipotesi è solo un sogno di una parte della componente di minoranza del Pd. “L’unica cosa certa – dice Stefano Esposito, deputato del Pd – è che nel nostro partito qualcuno offra quanto prima delle risposte serie sul tema del ricambio. E’ vero: con la nomina di Alfano alla guida del Pdl si è innescato un processo che ci ha costretti a fare un salto di qualità su questo argomento e non è un mistero che noi quarantenni ci stiamo organizzando per non deludere su questo tema i nostri elettori. Lo so: forse ci accuseranno di essere rottamatori, forse ci diranno anche che siamo loffi. Ma pazienza. L’importante è che sia chiaro che, sia a destra sia a sinistra, non è accettabile che le vecchie glorie tengano in ostaggio i partiti per tutta la vita”.