Bruciati i camion usati contro i No Tav

Massimo Numa – LaStampa

Due escavatori e due camion sono stati incendiati nella notte – utilizzando stracci imbevuti di gasolio – nella cava di Meana dove i mezzi, di proprietà della ditta Ininvest, erano custoditi. Avevano partecipato allo sgombero del presidio No Tav di Chiomonte. I carabinieri di Susa effettueranno un nuovo sopralluogo stamattina.

Domani ci sarà l’udienza di convalida in Tribunale e, alle 18, un presidio di solidarietà in piazza Castello per le due attiviste No Tav arrestate nel corso degli scontri avvenuti la notte tra venerdì e sabato. Sono entrambe incensurate e senza precedenti di polizia specifici. Marianna Valenti, vent’anni, studentessa originaria di Rovereto ma residente a Torino, non è mai stata neppure identificata nel corso degli incidenti, iniziati a Chiomonte il 23 maggio scorso, e non risulta una sua appartenenza a quei gruppi antagonisti.

Marianna è stata catturata dai carabinieri del Nucleo Informativo proprio davanti al varco 4, oggetto di un lancio di sassi, pallini d’acciaio, bombe-carta. Subito dopo, è stata accompagnata, in manette, nel piazzale davanti al museo, nel quartiere generale del presidio interforze. Da mesi si dedica alla protesta No Tav, anche partecipando ai presidi di Torino, organizzati da esponenti della Resistenza Viola.

Molto conosciuta, invece, la donna arrestata dalla Digos. Si tratta di Elena «Nina» Garberi, 40 anni, madre di tre figli, infermiera e volontaria del 118. Il suo compagno, Maurizio A., ha legami di parentela con uno dei leader (ala anarchica) della protesta.

In prima fila nelle ultime manifestazioni, anche per aiutare gli attivisti nei momenti di emergenza, sotto il lancio di lacrimogeni e durante gli scontri, grazie alle sue conoscenze mediche. Anche lei è stata arrestata quando i reparti anti-sommossa, stanchi di fare da bersaglio ai black-bloc appostati davanti alle recinzioni, hanno aperto i cancelli a caccia dei violenti. Elena «Nina», tutta vestita di nero, è stata bloccata e ammanettata dalla Digos. Anche lei è rimasta una ventina di minuti, in manette, nel piazzale del cantiere.

E ieri i carabinieri e la Digos hanno sequestrato chiodi a tre punte, scudi di plexiglas, cesoie per tagliare le reti, bombe-carta. E prima ancora, nei depositi scoperti nei boschi, molotov, ordigni agganciati a pietre e bulloni, mortai e contenitori pieni di ammoniaca.