No Tav, allarme di Maroni “Qualcuno vuole il morto”

Maurizio Tropeano – LaStampa

Seguiamo ora per ora l’evoluzione della situazione in Valsusa». Le parole del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, testimoniano come gli incidenti che l’altra notte hanno opposto i No Tav – all’assalto delle reti – alle forze di polizia – a presidio del cantiere della Maddalena di Chiomonte – abbiano fatto salire il livello di attenzione del Viminale. «Il sindacato di polizia Sap dice che hanno intenzione di uccidere: temo che sia così, perché quando si lanciano bombe carta, molotov e massi addosso a poliziotti e carabinieri, vuol dire che si ha intenzione di uccidere».

Maroni ha già espresso nel passato questa sua opinione e adesso i sindacati di polizia invocano a gran voce la classificazione dell’area come sito di interesse strategico nazionale con la modifica delle regole d’ingaggio. Massimo Montebove, consigliere nazionale del Sap, spiega: «Non possiamo più parlare di protesta violenta ma di guerriglia organizzata portata avanti con armi e strumenti che mirano a uccidere qualche appartenente alle forze dell’ordine. Siamo letteralmente sfiniti per i tanti impieghi. Occorre rafforzare i nostri presidi coinvolgendo finalmente l’esercito». Il ministro era, ed è, perplesso su questa soluzione, ma assicura: «Siamo assolutamente determinati e in grado di gestire la situazione. I cantieri andranno avanti. Questi qua (i No Tav, ndr) si rassegnino: l’opera andrà avanti».

Anche i No Tav sono determinati a continuare la protesta. Alberto Perino, uno dei leader, definisce la tesi del ministro «un’affermazione azzardata e provocatoria». E un comunicato stampa dei comitati respinge al mittente le accuse: «Sono i suoi “uomini” che lanciano pietre contro i manifestanti dalle reti e dal cavalcavia autostradale. E sono i suoi “uomini” che continuano a sparare quantità esagerate di lacrimogeni ad altezza uomo». Nello stesso comunicato si definiscono gli scontri della notte come una «grande giornata di lotta e resistenza» ma, soprattutto, si respinge al mittente la tesi che ci siano «No Tav buoni e altricattivi».

Quel documento – e la tesi che il movimento No Tav e un corpo unico con tante anime – è una risposta indiretta a Emanuele Fiano, presidente forum sicurezza del Pd, secondo cui «queste poche centinaia di violenti, che sono tornati ad esercitarsi nel tiro al poliziotto e ai lavoratori, non hanno nulla a che fare con le migliaia di persone oneste che hanno il diritto di manifestare in maniera non violenta il proprio dissenso».

Così il ministro

Fiano e con lui il parlamentare Stefano Esposito, aggiungono: «Non sappiamo se qualcuno stia cercando di far scappare il morto, ma sappiamo che le istituzioni devono riuscire, con gli strumenti vigenti, a impedire che ciò accada, evitando che vengano commessi impunemente reati contro i tutori dell’ordine e le strutture del cantiere».

Oggi, nel corso di un’assemblea a Giaglione, in alta Valsusa, si capiranno le prossime azioni del movimento. Domani ci sarà un presidio davanti al tribunale di Torino per chiedere «l’immediata libertà» per le due attiviste fermate dalla polizia l’altra notte. La tensione resta alta e non è un caso che Agostino Ghiglia, numero due del Pdl in Piemonte, chieda la «chiusura immediata di qualunque campeggio o base d’appoggio No Tav sul territorio valsusino». Perché, come spiega il suo compagno di partito, Osvaldo Napoli, sindaco di Valgioie, comune della bassa Valle, «qui è in corso una guerra allo Stato».

Affermazioni che fanno saltare sulla sedia Sandro Plano, presidente Pd della Comunità montana, e leader del fronte dei sindaci contro il supertreno: «Noi siamo contro ogni forma di violenza e pensiamo che sia necessario abbassare i toni. Chi ha ruoli istituzionali, ministro compreso, deve fare di tutto per cercare gli strumenti più adatti per ritornare alla normalità piuttosto che alimentare le tensioni».

Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, coglie la palla al balzo per mandare un messaggio al Pd: «Non possiamo fare alleanze con chi sostiene che la Tav sia un reato mortale. Noi stiamo con gli operai e le forze dell’ordine e non con quelli che tirano i fumogeni».