Caselli in aula per sostenere l´arresto della No Tav

SARAH MARTINENGHI – Repubblica

Un´ora e mezza di udienza per chiedere ai giudici del tribunale della libertà di esprimersi su Elena Garberi, detta Nina, la No Tav arrestata la notte del 9 settembre insieme a Marianna Valenti a Chiomonte: merita di stare in carcere? Ci sono prove contro di lei? E ancora: potrebbe reiterare il reato? La procura è convinta di sì e proprio per rafforzare questa convinzione, ieri mattina è sceso in aula anche il procuratore capo Giancarlo Caselli, insieme con il pm Nicoletta Quaglino. E´ rimasto in silenzio, ma con la sua presenza ha inteso dare un segnale dell´attenzione con cui la procura sta seguendo l´intera vicenda della Valsusa. Al di là delle dichiarazioni televisive del metereologo Luca Mercalli in solidarietà alle arrestate che non sono piaciute in procura, già altre volte Caselli aveva scelto di presenziare a udienze di convalida per arrestati del movimento contro l´alta velocità. «Per qualcuno la sua partecipazione all´udienza potrà essere letta come gesto estremo di garanzia, per chi invece, come noi, si trova a lottare contro il più grosso affare per le mafie (senza coppola e lupara, ma in doppiopetto) ci preoccupa», hanno sostenuto ieri i No Tav sul loro sito.

L´avvocato Gianluca Vitale, difensore di Elena Garberi, ha ovviamente chiesto la scarcerazione (e in subordine i domiciliari), sostenendo al contrario che Nina non ha partecipato agli scontri con lanci di pietre o altri oggetti contro le forze dell´ordine, e che si trovava lì come infermiera, per prestare soccorso a eventuali No Tav feriti, e puntando sulla sua incensuratezza: «E´ una donna di 39 anni che non ha mai avuto una segnalazione e nemmeno un processo pendente». Per contro, il fatto che avesse nello zaino una maschera antigas, il maalox per proteggersi dai lacrimogeni, guanti da lavoro, e che sia residente nella zona, sono gli elementi che più hanno pesato contro di lei.

La procura ha prodotto in aula nuova documentazione fotografica che dimostrerebbe la violenza che si era scatenata quella notte: immagini che ritraggono bagliori e scoppi di bombe carta e grossi petardi. «Non ci sono però scatti in cui compare la mia assistita. E nella zona dove era lei le immagini sono più tranquille», ha spiegato l´avvocato. Contro “Nina” Garberi (che in aula non ha parlato e ha chiesto tramite il suo legale che le manifestazioni in sua solidarietà «siano pacifiche e non violente come lei») in effetti c´è la sola accusa di “concorso morale” agli scontri, resistenza e lesioni perché mentre scappava, cercando di divincolarsi, l´agente che la stava fermando prendendola per lo zaino cadeva provocandosi una distorsione a una gamba.

I giudici del tribunale della libertà si sono riservati di decidere: proprio questa mattina si discuterà l´udienza analoga per Marianna Valenti. E´ probabile quindi che i verdetti possano arrivare insieme, essendo le due posizioni molto simili.