La cassa è finita 10 mila lavoratori restano al verde

Marina Cassi – LaStampa

Diecimila lavoratori da gennaio potrebbero essere catapultati nel vuoto: senza cassa integrazione, senza lavoro. Sono quelli che utilizzano attualmente l’ammortizzatore sociale in deroga che scade a fine anno e che però, per ora, non è stato rifinanziato.

L’allarme è dell’assessore provinciale Carlo Chiama: «La cassa integrazione in deroga è per sua natura temporanea. Si può anche cambiare, come si continua a dire e a non fare, magari selezionando di più e inserendo politiche attive. Ma i soldi devono arrivare, altrimenti si aprirà nel nostro territorio un drammatico problema sociale».

La Provincia per cercare di tenere sotto controllo la crisi ha ideato dieci indicatori la cui lettura comparata consente di capire se va meglio o se va peggio.

I dati complessivi non sono proprio neri, ma neppure confortanti. La ripresa agonizza, il mercato del lavoro ristagna e diventa sempre più precario, spingendo ai margini i giovani. Il vero problema è il lavoro che manca.

Un indicatore calcola la quantità di nuova occupazione: da tre semestri non ci si schioda dai 57 milioni di ore. Erano oltre 100 milioni nel 2008. Significa che allora ogni sei mesi il lavoro che si metteva in moto era il doppio. La ripresa è, quindi, lontanissima. E i primi dati sulla cassa integrazione nel dopo estate sono in ulteriore peggioramento.

Anche quest’anno la cassa terrà bloccati a casa migliaia di lavoratori in provincia di Torino – 15 mila solo per quella in deroga – e le ore di fermata sono state nei primi sei mesi dell’anno 61 milioni e mezzo, in netta risalita rispetto ai 57,8 milioni degli ultimi sei mesi del 2010 e superiori persino ai nerissimi mesi della fine 2009, quando arrivarono a poco meno di 50 milioni.

Naturalmente è in calo la cassa ordinaria – ormai esaurita da molte aziende -, mentre salgono quella straordinaria – il cui picco arriverà nei prossimi due semestri per poi calare – e quella in deroga. Questa è venti volte superiore rispetto al 2008: 14,6 milioni di ore in sei mesi.

Rispetto all’ultimo semestre del 2010 gli avviati al lavoro sono stati 1056 in più; una lenta risalita dal buco nero del secondo semestre del 2009, ma si resta lontani dai pre-crisi. E aumentano le persone in lista di mobilità: sono 10.526 rispetto ai 10.034 di sei mesi fa. Ma tra chi perde il lavoro la situazione più drammatica è per chi, pur iscritto alle liste di mobilità, non riceve l’assegno: sono 13.583 contro 13.492 degli ultimi sei mesi del 2010, in ascesa costante dai 6 mila del 2008.

Il lavoro è poco, la sofferenza molta. E la crisi ha peggiorato un clima di incertezza che la precarizzazione dei contratti aveva insinuato nella vita di migliaia di persone. La precarietà si allarga a macchia d’olio: anche se c’è una mini ripresa negli avviamenti, solo il 17% di chi trova lavoro ha un contratto a tempo indeterminato, quel posto fisso che ormai sembra un ricordo.

C’è un dato impressionante che indica come la precarietà sia destinata a dilagare: ogni cento contratti a tempo indeterminato che finiscono ce ne sono solo 85 nuovi.

E anche la durata dei contratti «flessibili» non è confortante: per quelli interinali la media è di 25 giorni, lontano dai 35 del 2008. Per gli altri contratti a tempo si arriva a 163 giorni, ma erano di 225 nel pre crisi.