Tav, vertice tra ministri Martedì l’intesa con Parigi

Maurizio Tropeano – LaStampa

Il D-day è martedì. Quel giorno il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e il suo collega francese Thierry Mariani, dovrebbero mettere la parola fine alla lunga e complessa trattativa per il rinnovo del nuovo trattato internazionale sulla Torino-Lione. La firma ufficiale del patto dovrebbe avvenire in forma solenne – come quella registrata a Torino nel 2001 – in tempi successivi ma i due ministri scriveranno una lettera congiunta alla Commissione Europea dove illustreranno nei dettagli l’intesa sia quelli di carattere economico che sulla nuova società di gestione.

Resta da capire se i contenuti della lettera dei due ministri soddisferanno le condizioni poste dal commissario Siim Kallas per confermare lo stanziamento del contributo europeo per la realizzazione della tratta internazionale della linea. Roma e Parigi sono ottimiste sulla possibilità si superare l’esame anche perché le ultime azioni sono state con cordate con il commissario Ue per la realizzazione del corridoio 5. E Jan Brinkhorst ha dato il via libera allo slittamento della Cig, la commissione intergovernativa, all’11 ottobre. Quella riunione dovrebbe servire ad autorizzare Ltf ad avviare gli studi per elaborare il progetto definitivo del tracciato.

Roma, però, deve accelerare l’iter burocratico per trasformare la decisione del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica che ha già approvato e finanziato il progetto preliminare, in delibera scritta da inviare alla firma da parte della Corte dei Conti. Solo allora la Lyon Turin Ferroviarie potrà avviare la fase della progettazione definitiva.

L’ottimismo che sembra contraddistinguere gli addetti ai lavori è legato al fatto che per chiudere l’accordo i due ministri dovranno superare un ultimo ostacolo: la differenza di quaranta milioni tra la proposta di ripartizione dei costi proposta dall’Italia e l’offerta fatta dalla Francia. E’ probabile che Roma riesca a scendere sotto la soglia del 58% della spesa, probabilmente il 57,8, comunque sotto i 3,5 miliardi.

Ma al di là della ripartizione dei costi i due governi hanno già trovato l’accordo sugli altri punti a partire dalla nascita della nuova società che dovrà realizzare concretamente lo scavo del tunnel di base. Società che dovrebbe raccogliere l’eredità di Ltf, sia in termini di uomini che di esperienza, allargandone il ruolo anche all’aspetto della gestione del traforo. E al nuovo soggetto promotore dovrebbe partecipare non solo le due società ferroviarie ma anche i ministeri, con ogni probabilità quelli delle Finanze.

Gli stessi soggetti che insieme agli enti locali e ad operatori privati della logistica e del trasporto dovrebbero diventare i soci fondatori della società di corridoio che, sul modello di quanto avviene al Brennero, dovrebbe essere incaricata di gestire in modo integrato le politiche di trasporto della linea ferroviaria ad alta capacità e del corridoio autostradale. Società che potrebbe utilizzare gli introiti della sovrattassa sul pedaggio autostradale introdotta per finanziare la galleria di servizio del tunnel autostradale del Fréjus.