Archive for ottobre 2011


Scuola, bloccati a Roma i fondi per la sicurezza

ottobre 30th, 2011 — 9:27am

Alessandro Mondo – LaStampa

Forse ha ragione Roberto Simonetti, parlamentare leghista e presidente della Provincia di Biella, a pronosticare che «per colpa di questa polemica i fondi per mettere in sicurezza gli edifici scolastici rischiano di non arrivare più».

Il punto, però, è un altro. I fondi in questione (114 milioni, 11,5 destinati al Piemonte), se e quando arriveranno, rischiano di beneficiare scuole non necessariamente bisognose: mentre altre, che attendono da decenni interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, potrebbero restare con un palmo di naso. Parola di Stefano Esposito e Roberto Placido – deputato il primo, consigliere regionale il secondo, entrambi in quota Pd – che tornano alla carica: non solo dei quattrini non si vede traccia, ma da parte di alcuni parlamentari, come Simonetti, ci sarebbero ripetute pressioni per far sì che vengano distribuiti senza un criterio coerente. Accusa seccamente smentita dall’interessato.

Posizioni diverse, comune – almeno quella – la preoccupazione: in attesa di un’imprecisata seduta della Conferenza Stato-Regioni, preposta a sbrogliare la matassa accreditando le ragioni degli uni o degli altri – la cifra a sei zeri resterà congelata. Con buona pace di chi, in primis l’assessore regionale all’Istruzione Alberto Cirio, sollecita una soluzione a breve termine e si appella ai parlamentari di tutte le forze politiche perchè pongano il problema a Roma. «Chiediamo a Cirio, che condivide la nostra battaglia, di spiegare ai parlamentari di centrodestra che il tempo sta scadendo», replicano Esposito e Placido restituendogli la palla.

Il nodo, ancora una volta, è la ripartizione sul territorio di fondi aggiuntivi per la messa in sicurezza delle scuole ratificata il 2 agosto dalle Commissioni parlamentari Bilancio e Cultura in seduta congiunta: tutti d’accordo, tranne l’Italia dei valori. Peccato che la suddivisione è stata fatta ignorando la graduatoria regionale, con il punteggio delle scuole in base ai livelli di rischio, e le priorità delle Province.

Da qui la denuncia di Esposito e Placido: condivisa da Cirio e seguita da un documento del Consiglio regionale – trasmesso dalla Regione al Ministero – votato da tutte le forze politiche. Tra i primi ad essere informati, il sottosegretario Mantovano. Nè è da escludere che lo stop nell’assegnazione dei fondi rimandi alla volontà del Ministero di vederci chiaro.

Resta la sostanza: per ora i soldi restano sulla carta. Non solo. «Alcuni parlamentari, uno dei quali è Simonetti, continuano a esercitare pressioni perchè l’allocazione dei fondi avvenga sulla base della graduatoria stilata dalle Commissioni, e da noi contestata», attaccano i due esponenti del Pd. «Sono loro che, cercando di baipassare le decisioni delle commissioni parlamentari competenti, si ergono a giudici replica sdegnato Simonetti -. La graduatoria regionale? Abbiamo distribuito le risorse in base a un elenco del Ministero e, nel mio caso, tenendo conto delle indicazioni dei sindaci del mio territorio. Trattandosi di segnalazioni importanti, mi è sembrato giusto dare una risposta». Nel dubbio, e in attesa che la «querelle» si chiarisca, quei soldi – doppiamente preziosi dci questi tempi – restano nel cassetto. Le nostre scuole possono attendere.

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Considerazioni relative alla trasmissione “Mi Manda RAI Tre” del 27/10/2011.

ottobre 29th, 2011 — 11:53am
  1. Antefatti: In data 24 ottobre u.s. ricevevo da gentili e solerti responsabili della trasmissione un cortese invito a partecipare a “Mi Manda RAI Tre” il 27 ottobre con l’intento di “creare inalmente una sede di reale dibattito sul tema della TAV che da troppo tempo è solo terreno di disfide tra ultras dei due schieramenti” (citazione a memoria ma quasi letterale degli accattivanti intendimenti dell’organizzanda trasmissione). Mi veniva precisato che l’invito mi veniva rivolto nella mia veste di Presidente dell’Osservatorio, l’organismo che ha mantenuto vivo il rapporto con una parte importante del territorio pur in presenza delle contestazioni.
  2. Fatti: Previe innumerevoli e zelanti comunicazioni organizzative su biglietti aerei, transfer automobilistici e voucher alberghieri, ieri 27 ottobre, pur essendo febbricitante, come concordato arrivavo a Roma e alle ore 20,29 entravo nella sede Rai di Via Teulada, 66 dove assistevo in una saletta d’attesa prima al dispiegarsi di toccanti casi umani e poi di complesse problematiche sindacali oggetto dei primi due temi trattati in trasmissione. Nel frattempo il gentile e compito conduttore, dott. Camurri, mi segnalava che ci sarebbe stato un lieve slittamento dei tempi e che pertanto il dibattito sulla Torino Lione si sarebbe limitato ad una ventina di minuti. Quando verso le 23,00 si è finalmente arrivati a trattare il tema mi è stato detto che il tempo disponibile per il dibattito si sarebbe ridotto a meno di 4 minuti da suddividere fra tre interlocutori: Mercalli, Virano, Iannacone. Ho osservato che tutto ciò era poco serio perché è impossibile trattare un tema come la Torino Lione in pochi minuti. Ho detto pertanto che lasciavo lo studio. Si è allora presentato un gentile (e contrito) responsabile di trasmissione che, scusandosi per la cattiva gestione dei tempi legata alla diretta, mi ha pregato di non lasciare la sala. Ho suggerito di sdoppiare il tema far parlare quella sera le voci del No e in un successivo appuntamento quelle del Sì con le rispettive ragioni. Tra annunci e generiche aperture sul futuro è partito il servizio – peana di Iannacone sulla manifestazione di domenica 23 a Chiomonte della durata di 12’,30”; poi è intervenuto da Genova Mercalli a cui è seguito il mio intervento di 120” e le conclusioni di Iannacone che chiamato dal Conduttore ad una sintesi, ha sovvertito la logica hegeliana ritornando, semplicemente, alla tesi No Tav di partenza.
  3. Commenti: Dei 18’,45” dedicati alla Torino Lione solo due minuti sono stati lasciati al sottoscritto per sostenere le ragioni dell’opera così come configurata attraverso i lavori dell’Osservatorio. E’ difficile sfuggire all’impressione che si trattasse di una mera foglia di fico per dare una parvenza di pluralismo ad una trasmissione univocamente indirizzata. Ovviamente mi amareggia, ma non mi sorprende più, che RAI 3 (dopo “Che tempo che fa”, “Report”, “Mi Manda Rai Tre”) abbia sposato le ragioni della minoranza No Tav (minoranza significativa, preparata e combattiva, ma pur sempre minoranza sia in Val di Susa che nella provincia di Torino, nella Regione Piemonte e a livello nazionale). Analogamente non mi stupisco più che in questo contesto venga considerato come massimo esperto di trasporti e di economia dei trasporti un metereologo ancorché telegenico, elegante e di fama (pur, talvolta, con qualche caduta di stile che mi ha costretto nei giorni scorsi a querelarlo per tutelare il lavoro collegiale dell’Osservatorio da lui denigrato).
  4. Conclusioni: Lascio ovviamente a chi di dovere ogni considerazione e decisione dal punto di vista del servizio pubblico. Mi limito invece ad una concreta considerazione personale: la RAI per i 120” di mia comparsata nella trasmissione ha sostenuto il costo del biglietto aereo Torino Roma andata e ritorno, il pernottamento presso l’Hotel Donna Laura Palace per una notte ed il transfer dall’aeroporto per un costo complessivo che, pur tenendo conto delle convenzioni Rai, non può essere inferiore a 480 euro. Per 120” ciò significa 3 euro al secondo ovvero 180 euro al minuto che corrisponde ad un valore orario di 10.800 euro/ora. Non essendo io purtroppo una rock star che porta pubblicità alla rete devo dedurre che tali costi verranno posti in capo al canone Rai da parte di una trasmissione che fa della lotta agli sprechi il suo target. Personalmente non mi sento di gravare sulla collettività in base a standard di costo che non mi appartengono e in cui non mi riconosco. Chiedo pertanto alla Rai di quantificare precisamente tale ammontare affinché io possa accollarmelo personalmente completando così anche dal punto di vista pecuniario la innegabile e completa negatività della serata. Almeno non sarà la collettività a pagare il prezzo di insipienze altrui.

Cordiali saluti.

Mario Virano

P.S. Quando la bozza di questa lettera era già scritta ho ricevuto, nella tarda mattina di oggi un’inattesa ma assai gradita telefonata del Direttore di Rete Antonio Di Bella ( a cui la presente è comunque indirizzata) che con grande finezza e sensibilità si è scusato dell’accaduto promettendo di assumere idonei correttivi per il futuro. E’ un atto importante di cui gli ho dato subito atto e che con la presente voglio ulteriormente ribadire.

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LA SICUREZZA DEGLI STUDENTI NON HA COLORE POLITICO. DOPO LA NOSTRA DENUNCIA TUTTO RESTA BLOCCATO E LE RICHIESTE DELLA REGIONE DISATTESE

ottobre 29th, 2011 — 11:08am

A metà settembre denunciammo la scelta delle Commissioni parlamentari di destinare 11 milioni e 500 mila euro per la sicurezza degli edifici scolastici piemontesi secondo una logica meramente clientelare e senza tenere conto delle criticità e delle priorità segnale dagli enti locali alla Regione Piemonte. La nostra denuncia era così corrispondente alla verità dei fatti che il Consiglio regionale il 27 settembre ha approvato una mozione votata all’unanimità in cui si censurano con forza le modalità con cui le Commissioni parlamentari hanno proceduto all’assegnazione delle risorse e si chiede che si proceda a una redistribuzione coerente con la graduatoria in possesso della Regione stessa.

A distanza di poco più di un mese quei soldi restano bloccati. Lo scopo della nostra denuncia non era certo quello di stoppare l’assegnazione di risorse alle scuole piemontesi, bensì quello di ottenere che lo stanziamento avvenga secondo la graduatoria predisposta dagli uffici dell’Assessorato all’Istruzione della Regione Piemonte sulla base dei verbali degli enti locali. Occorre, cioè, che i soldi arrivino dove più è necessario, dove si devono effettuare interventi urgenti nel rispetto delle graduatorie regionali. Purtroppo alcuni parlamentari, uno dei quali è il Roberto Simonetti nella sua doppia veste di parlamentare e di Presidente della Provincia di Biella, continuano a fare pressioni affinché l’allocazione dei fondi avvenga sulla base della graduatoria predisposta dalle Commissioni, e da noi contestata, il che conferma la presunzione di chi ritiene di essere giudice e decisore unico e insindacabile, a prescindere dai reali bisogni delle nostre scuole e delle indicazioni fornite da Regione, Province e Comuni.

A causa di questo atteggiamento tracotante il Piemonte continua ad essere privato di risorse indispensabili, seppur insufficienti, per affrontare i gravi problemi dei nostri edifici scolastici. Invece di prendere atto delle richieste avanzate dal Consiglio regionale e, quindi, provvedere a una riscrittura della graduatoria secondo le reali necessità e i bisogni dei territori, si è preferito perseverare nelle logiche clientelari che prescindono dalla gravità delle situazioni, ovvero nelle ‘marchette’.

Simonetti e gli altri colleghi responsabili di questa situazione devono sapere che non arretreremo di un millimetro nella nostra battaglia, poiché in ballo non ci sono interessi di parte, ma l’incolumità delle future generazioni. Pertanto, chiediamo all’Assessore regionale all’Istruzione Alberto Cirio – che condivide appieno questa battaglia – di spiegare ai parlamentari del centrodestra che il tempo sta scadendo, che il documento approvato dal Consiglio regionale è stato voluto e votato da tutte le forze politiche, e che bisogna procedere rapidamente alla riscrittura della graduatoria. Non ci interessa in alcun modo sapere se la maggior parte dei Comuni beneficiati sia di centrodestra o di centrosinistra, perché la sicurezza degli studenti e la tranquillità delle famiglie sono valori che non hanno colore politico.

PS: per quanto riguarda i 30 milioni di euro assegnati alle scuole piemontesi dopo la tragedia del liceo Darwin di Rivoli, segnaliamo che al momento un solo Comune, quello di Verolengo, ha ottenuto, su una richiesta complessiva di 300 mila euro, una prima tranche pari al 45%.

On. Stefano ESPOSITO

(Deputato PD)

Roberto PLACIDO

(consigliere Regionale PD)

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Bersani: “La Tav? Si deve fare è solo una ferrovia”

ottobre 29th, 2011 — 8:58am

MARIACHIARA GIACOSA – LaStampa

«Tranquilli é solo un treno». Parola del segretario del Pd Pierluigi Bersani che ieri ha parlato di Tav durante un´intervista radiofonica ai microfoni di «Radio anch´io». «Sono per farla – ha aggiunto – nel dialogo, ma farla». Secondo Bersani la protesta degli ultimi mesi «c´entra poco con i valligiani ed é diventata una battaglia ideologica che va oltre il merito» anche perché, ha scandito « é solo un tre-no, quasi tutto sottoterra, non un´autostrada». Secca la replica del Movimento 5 stelle per cui «la ferrovia non é per forza amica dell´ambiente e la Tav ha un impatto economico e ambientale assolutamente negativo».

Ieri é stata anche la giornata della bufera contro la trasmissione Mi manda Rai Tre, in onda giovedì sera con un servizio dedicato alla Tav. Un breve spazio a fine puntata, con un reportage del giornalista Domenico Iannacone, presente in studio e contrario all´opera, un intervento del meteorologo Luca Mercalli, «No Tav», e da ultimo uno del commissario Mario Virano, presidente dell´Osservatorio. Tre a uno é la sintesi del giorno dopo. Lo stesso Virano, dopo una telefonata con il direttore di Raitre Antonio Di Bella, ieri ha inviato una lettera ai vertici Rai. «Ho avuto 120 secondi, una mera foglia di fico per dare una parvenza di pluralismo» ha scritto. Virano che ha chiesto alla Rai di addebitargli le spese sostenute per la trasferta: «Non meno di 480 euro, che, considerata la durata dell´intervento, non ritengo debbano pesare sulla collettività».

Sulla vicenda é intervenuto il parlamentare Pd Stefano Esposito che ha chiesto un intervento della commissione di vigilanza sulla Rai contro «un agguato a Virano e il tradimento del servizio pubblico». Gli fa eco il collega Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di vigilanza: «Anche sulla Tav vanno garantiti pluralismo e imparzialità» ha detto ricordando l´episodio, analogo, di qualche settimana fa quando nel mirino finì la trasmissione di Fazio «Che tempo che fa», per un intervento di Mercalli. Critiche anche dal Pdl. Per il senatore Enzo Ghigo «é stata la prova di come nel servizio pubblico non esista il diritto di replica». E Agostino Ghiglia che chiede provvedimenti «perché contro 15 minuti di propaganda No Tav, Virano, unica voce a favore, ne ha avuti appena due».

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“Mi manda Raitre ha favorito i No Tav”

ottobre 29th, 2011 — 8:57am

Maurizio Tropeano – LaStampa

Le scuse telefoniche del direttore di Rai 3, Antonio Di Bella, e la promessa di «assumere idonei correttivi» attenuano solo in parte la durissima lettera che il commissario straordinario per la Torino-Lione, Mario Virano, ha scritto al conduttore di Mi manda Rai 3, Edoardo Camurri, allo stesso Di Bella, ai vertici della Rai, e a Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza per contestare la parzialità di un programma dove «dei 18 minuti e 45 secondi dedicati alla TorinoLione solo due minuti mi sono stati lasciati per sostenere le ragioni dell’opera».

Virano parla di «un atto importante» da parte del direttore di Rai 3 che però non cancella l’accaduto: «E’ difficile sfuggire all’impressione che si trattasse di una mera foglia di fico per dare una parvenza di pluralismo ad una trasmissione univocamente indirizzata».

Nella lettera ai vertici Rai si ricostruisce la vicenda. Racconta di un pressing per ottenere la sua partecipazione e l’intesa per un dibattito di venti minuti. Dibattito che però nel corso della serata si è progressivamente ridotto in durata (4 minuti) e posticipato alla fine della trasmissione dopo un lungo reportage sulla manifestazione No Tav del 23 ottobre in Valsusa. Una scelta che il conduttore comunica a Virano spiegandogli anche che quei quattro minuti avrebbero dovuto essere equamente divisi con Luca Mercalli, meteorologo No Tav, e con il giornalista che ha realizzato il servizio. Per Virano è impossibile «spiegare le ragioni del Sì in una manciata di secondi e così spiego a Camurri che lascerò gli studi». A quel punto interviene un responsabile di trasmissione che lo convince a restare.

Alla fine Virano parlerà per 120 secondi. Commenta: «Mi amareggia, ma non mi sorprende più, che Rai 3 (dopo le trasmissione “Che tempo che fa”, “Report”, “Mi Manda Rai Tre”) abbia sposato le ragioni della minoranza No Tav, minoranza significativa, preparata e combattiva, ma pur sempre minoranza». Per Virano c’è anche un problema di costi: «Per la mia comparsata la Rai ha speso tra viaggio aereo, pernottamento e trasfer in aeroporto non meno di 480 euro». E visto che i «costi saranno posti in capo al canone Rai da parte di una trasmissione che fa della lotta agli sprechi il suo target chiedo alla Rai di quantificare quelle spese per poi pagarle di persona».

Ma è probabile che il caso finisca anche sul tavolo della commissione di vigilanza. Gli onorevoli Stefano Esposito (Pd) e Agostino Ghiglia (Pdl) ne chiedono l’intervento. Il primo per censurare la «faziosità» del programma e chiedere di ripristinare una corretta informazione. Il secondo per chiedere di bloccare la «propaganda televisiva a favore dei No Tav». E il deputato Giorgio Merlo, componente Pd della Vigilanza, chiama in causa il direttore di Rai 3 che deve «garantire lo stesso trattamento per chi sostiene le ragioni del sì e quelle del no». Intanto ieri il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, intervistatoa Radio Anch’io, ha sottolineato la necessità che i lavori del cantiere vadano avanti: «Io sono per farla, con il dialogo, ma per farla. E’ diventata una battaglia ideologica che va contro il merito. A chi cavalca la ribellione dico: qui parliamo di una ferrovia, di treni, bunto e basta, non di un autostrada». Ma per il consigliere regionale grillino, Fabrizio Biolé «autostrada o ferrovia lo spreco (e l’impatto) non cambia».

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A ‘MI MANDA RAI TRE’ IL DIBATTITO E’ DIVENTATO UN AGGUATO. INTERVENGA LA COMMISSIONE DI VIGILANZA

ottobre 28th, 2011 — 11:36am

Evidentemente alcuni conduttori di Rai Tre hanno scelto la militanza No Tav. Infatti, dopo il monologo di Luca Mercalli nella trasmissione di Fazio (con tanto di attacchi alla magistratura e alle forze dell’ordine per aver proceduto ad arresti di due militanti che avevano partecipato agli assalti al cantiere di Chiomonte), monologo al quale non è mai seguita alcuna puntata riequilibratice, ecco che ‘Mi manda Rai Tre’ ha offerto ieri sera un esempio di che cosa significa tradire la natura stessa del servizio pubblico in nome di un giornalismo parziale e fazioso.

‘Mi manda Rai Tre’ aveva proposto una trasmissione di confronto tra le posizioni Sì Tav e No Tav ed erano stati invitati il metereologo Mercalli e il Presidente dell’Osservatorio arch. Mario Virano. Invece del confronto, abbiamo assistito ad un agguato: al tema della Tav sono stati dedicati 7 minuti, e dopo un servizio di Iannacone della durata di 5 minuti tutto pro-No Tav, ha fatto seguito l’intervento di Mercalli mentre a Virano è stato dedicato solo un minuto e mezzo.

Rai Tre per uno di sinistra come me è stata sempre un fiore all’occhiello, ma sul tema dell’alta velocità la rete pubblica si è trasformata nel megafono di una minoranza. Forse le riflessioni del Presidente Garimberti non erano forse campate in aria. E’ inaccettabile che il servizio pubblico abdichi all’obiettività, e per questo ritengo necessario un intervento urgente della Commissione di vigilanza della

Rai. Mercalli da sempre sostiene che i Sì Tav si sottraggono al dibattito, ma poi, quando si presenta l’occasione di dibattere, ecco che, con il soccorso di giornalisti amici, gli argomenti dei Sì Tav vengono marginalizzati. Dimenticando, che la Tav non è un’opera imposta da qualcuno, ma una decisione assunta al termine di un processo democratico: un’opera voluta da Unione Europea, Parlamento italiano, Regione e Provincia. Tutto questo ha un nome semplice, si chiama democrazia e una rete televisiva pubblica (sostenuta dal canone dei cittadini ) dovrebbe rispettarla.

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Documenti: Slide Tav

ottobre 27th, 2011 — 9:20pm

Ciao a tutti,
ho pensato, per dare ulteriori chiarimenti al dibattito sulla tav, di pubblicare ulteriori dati. Li trovate qui di seguito!

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LA MANIFESTAZIONE PACIFICA DEI “NO TAV” E’ STATA UNA SCELTA NON UN CASO.

ottobre 26th, 2011 — 2:10pm

Marco Imarisio – Corriere della Sera

C’ erano tutti, o quasi. Dopo un corteo pacifico, rilevare questa semplice circostanza sembra quasi una infrazione al Galateo, che in questi casi prevede grande dispiego di complimenti istituzionali, la lode ai manifestanti e via elogiando.

Ma dire che alla partenza del temuto corteo No Tav di domenica c’ erano molti protagonisti degli scontri dello scorso 3 luglio, c’ erano molti zaini con maschera antigas e casco pronti per l’ occasione può invece aiutare a capire. Non è successo niente, evviva. Ma sarebbe potuto succedere. In più di vent’ anni, il movimento contro la Tav ha sempre dato l’ impressione di essere in controllo. Ci sono manifestazioni dove gli organizzatori si rivelano incapaci di garantire per la sicurezza degli avventori. Il 15 ottobre di Roma ne è purtroppo un esempio. In Valsusa questo non può accadere, perché l’ osmosi tra avanguardie bellicose e il resto dei militanti è manifesta, cementata da tante assemblee popolari. Domenica la protesta pacifica è stata una scelta di convenienza, non di convinzione. I No Tav, per fortuna, sono in grado di indirizzare le sorti di una manifestazione. Hanno questo potere e lo usano. Non esistono due piazze in Valsusa, ne esiste una sola. Se mai dovesse esserci un ritorno alla violenza, questo non dipenderà da fantomatici infiltrati, ma da una precisa scelta del movimento. I protagonisti delle battaglie nei boschi sono sempre stati invitati e accettati di buon grado. È gente che risponde alla chiamata e in questi mesi la Valsusa è consapevolmente diventata un magnete per un’ area disponibile allo scontro durissimo. «Siamo tutti black bloc » gridavano le donne nel corteo. C’ è del vero. Ma a poteri di un certo tipo corrispondono altrettante responsabilità. La protesta violenta o quella pacifica, in Valsusa, non sono mai un caso ma una scelta. Se dovessero esserci altre battaglie nei boschi, sarebbe sbagliato e ipocrita dare la colpa ai soliti uomini in nero. Certe volte, basta guardarsi intorno.

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Chiamparino: «Tav, centrosinistra si gioca la sua credibilità»

ottobre 25th, 2011 — 10:28pm

Jolanda Bufalini – l’Unità

Non si può andare con «’na scarpa e ‘n soch», con una scarpa e uno zoccolo. Dopo il corteo pacifico no tav in Val di Susa, Sergio Chiamparino è più che mai convinto sulla Torino-Lione, «il dissenso è legittimo, impedire il cantiere sarebbe una prevaricazione ed è giusto che la maggioranza si difenda».

La Tav è una discriminante per la coalizione di centro sinistra?

«È una delle tante questioni che segnano l’arretratezza dell’Italia rispetto agli altri sistemi europei. È stato Jacques Delors ad avviare questi progetti, sulla base di una ragionevole visione riformistica per la quale bisogna spostare un po’ per volta i viaggiatori dagli aerei e le merci dai camion al meno inquinante trasporto su ferrovia. La “soi disant” sinistra ha perso di vista valori e obiettivi generali».

Difendere l’ambiente nella Valle di Susa non è di sinistra?

«Sarà che io sono della generazione in cui la ferrovia aveva un po’ il valore dell’elettrificazione, ma a me sembra che quella sia la posizione conservatrice del buon selvaggio. C’è un crinale che separa la sinistra di governo da una sinistra protestataria che ha bisogno di totem negativi. Ma se Merkel e Sarkozy ci prendono in giro, e non avrebbero dovuto farlo, questo è in primo luogo a causa del premier e della sua corte dei miracoli, ma anche perché in Italia non si porta mai a conclusione niente».

Non avrebbero dovuto ridere?

«No, perché l’Italia merita rispetto».

Il sì alla Tav è una condizione per la coalizione con Sel e Idv?

«Avrei fatto volentieri quella foto con Vendola e Di Pietro se nella dedica ci fosse stato scritto “siamo a favore della Tav”. Non solo la Tav, naturalmente, ma l’accordo su alcuni simboli e dati concreti di programma che facciano da spartiacque per tutti. Io non voto per un’allenza che non dia garanzie e certezze sulla Torino Lione. Non è possibile continuare a inerpicarsi con il treno sino a 2000 metri come nei fumetti di Tex Willer. Di Pietro, da ministro, veniva a firmare le carte e ora si oppone, ma su opere di questa portata non si può cambiare umore una volta al giorno. Vendola cerca consensi in Piemonte ma è a favore della Tav Napoli- Bari. Giustamente, perché oggi ci vogliono 4 ore per andare da Napoli a Bari».

In Val Susa dicono che il traffico merci è in calo e l’opera inutile

«Sono d’accordo anche io che i flussi di traffico non sono crescenti, ma si sposteranno sempre di più verso Milano e altrove, tagliando fuori Torino e il Piemonte. Se Cavour avesse dovuto basarsi sui flussi, invece di fare il Frejus, avrebbe raddoppiato la mulattiera. Invece il Frejus è stato un asse del trasporto che ha retto per 120 anni. E si deve anche al Traforo se Torino e Lione sono diventate due capitali industriali. Oggi non è molto diverso: la logistica è un sistema sofisticato per attrarre attività e anche la Fiat, per vendere le auto deve poterle trasportare. È una infrastruttura che deve reggere la sfida dei prossimi 100 anni».

Vendola a favore della Tav in Puglia, Burlando contro la Torino-Lione ma a favore del Valico in Liguria … Mi pare lei ampli la sindrome Nimby (“Not In My BackYard”, “Ovunque ma non nel mio giardino”) alla dimensione regionale

«Burlando penso si illuda, perché Nizza non è interessata ad essere nodo per le merci. Invece la Tav in Val di Susa si farà per il semplice fatto che la vogliono l’Europa e la Francia. Vendola è a favore in Puglia, lo sia anche in Piemonte. Altrimenti io, che sono un semplice cittadino, torinese e piemontese, non voterò quella coalizione. Faccio un altro esempio: l’acqua bene comune. Però Vendola mette gli utili nel bilancio dell’Acquedotto, altrimenti non avrebbe i soldi dalle banche. È un po’ come chi è contro le privatizzazioni a casa propria ma viaggia con Ryan Air, che è il frutto di un processo di liberalizzazione delle rotte».

Dà ragione a Casini? Come vede la coalizione con Casini?

«Sulla Tav sì, però io ho celebrato il matrimonio fra due lesbiche. So benissimo che questo ci divide ma so anche che deciderà il Parlamento, come fu con la Dc al tempo del divorzio. Non è impossibile la coalizione con Casini a cui pensano D’Alema e Bersani, anche perché non mi pare che a destra Casini possa avere garanzie. A condizione, però, di non rincorrere i problemi, perché se un giorno inseguiamo Vendola e Di Pietro e il giorno dopo Casini, perdiamo ogni volta un pezzo dei nostri. Io non ho mai pensato che la vocazione maggioritaria del Pd significasse autosufficienza. Penso che sulla base della autorevolezza politica e di un messaggio programmatico di fondo, il Pd debba svolgere una funzione aggregante».

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“Sito strategico? Pronti al ricorso”

ottobre 25th, 2011 — 7:23am

Massimo Numa – LaStampa

Il giorno dopo la manifestazione pacifica dei No Tav a Chiomonte, arriva la notizia della bozza del provvedimento del governo, relativa all’istituzione del presidio strategico di interesse nazionale. In sintesi, sono previste sanzioni assai più severe per chi danneggia o tenta di entrare nel cantiere, procedure più rapide e meno complicate per gli espropri dei pochi terreni necessari per completarlo, in attesa della «fase due» ormai imminente. Il ruolo dell’esercito diventa più importante ma resta intatto il presidio interforze. Sarà un’area sottoposta a «una tutela speciale», così come, nel 2008, lo furono le aree della Campania su cui si dovevano realizzare le discariche per risolvere l’emergenza rifiuti. Verranno «individuate le occorrenti misure, anche di carattere straordinario, di salvaguardia e di tutela per assicurare l’assoluta protezione e l’efficace gestione…È di straordinaria importanza – così viene ulteriormente motivato il provvedimento – garantire il rispetto della tempistica indicata dall’Unione Europea».

Le reazioni La comunità montana protesta e annuncia un ricorso. La politica applaude in modo bipartisan. L’assessore regionale dei Trasporti, Barbara Bonino, dice: «Siamo soddisfatti. Abbiamo condiviso con il governo tutti i passi necessari e le valutazioni che hanno portato a questa scelta, opportuna e necessaria».

Stefano Esposito, Pd: «E’ bene precisare che queste misure, che sono state anche sollecitate da me ma anche da altri esponenti del Pd, non pregiudicano per nulla il diritto degli oppositori alla Tav di manifestare il proprio dissenso, ma in questo modo sarà possibile isolare definitivamente le frange violente del movimento». Agostino Ghiglia, Pdl: «La Tav è un’opera vitale che non può e non deve subire più ulteriori ritardi, e il provvedimento ne garantisce la realizzazione, senza rimanere in balìa di delinquenti che ne impediscono o comunque rallentano l’avanzamento dei lavori».

Critico Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi: «Così si dimostra che si vuole semplicemente bloccare la protesta senza rispondere nel merito dei problemi».

I lavori All’interno del cantiere Ltf, gli operai delle imprese si sono dedicati all’avvio del secondo turno dei sondaggi geo-gnostici nel piazzale destinato ad accogliere lo smarino proveniente dallo scavo del tunnel esplorativo. Si tratta dei sondaggi S91 e S92, tutti e due localizzati in località Clarea. Il primo, S90 è durato una decina di giorno, lo scavo è arrivato a 75 metri di profondità; idem il programma per il secondo e il terzo. La trivella della Geomont di Bussoleno sarà messa in posizione nelle prossime ore, in attesa che venga spianato un segmento del terreno. Entro quindici giorni i lavori saranno conclusi, assieme agli impianti elettrici. Quasi completata l’asfaltatura delle vie di comunicazione interne e i pozzi interrati con la rete delle varie tubazioni, I sondaggi, previsti da tempo, sono stati effettuati ora per verificare la tenuta dei terreni, destinati presto a sostenere il peso enorme dei residui di lavorazione, che saranno tenuti in sicurezza, per evitare la dispersione di polveri nell’atmosfera.

Le manifestazioni Per sabato altra manifestazione «soft» No Tav attorno alle reti: in programma una gara podistica con un tracciato che si snoda lungo le recinzioni. Titolo, «Di corsa contro il Tav». Il punto di partenza e di arrivo sarà la baita abusiva Clarea, a poche centinaia di metri dalle barriere e che è diventata uno dei simboli del movimento. Previsti «due giri attorno al cantiere che non c’è».

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