Fiamme nella notte Nel mirino l’impresa che scava al cantiere

Massimo Numa – LaStampa

Hanno tagliato la rete che separa l’area Italcoge-Martina di Susa dal campo sportivo e sono entrati. Poi gli attentatori hanno preso di mira un camiongru, un bus e un furgone, sistemando combustibile solido sopra i pneumatici. Infine l’innesco e le fiamme. Danni gravissimi. Due mezzi non appartengono alle imprese che lavorano nel cantiere della Torino-Lione di Chiomonte ma a una terza società totalmente estranea. Claudio Martina, uno dei titolari dell’area presa di mira dagli ignoti (per ora) attentatori due volte in meno di due mesi, sempre con la stessa tecnica, spiega: «Primo, non cambia niente. Continueremo a lavorare per la Tav, con i miei ragazzi, a testa alta. Qualcuno, qui in valle, non riesce a capire che la volontà di realizzare la Tav non dipende dagli imprenditori della Val Susa ma dalle istituzioni nazionali. Se non ci fossimo noi, ci sarebbero altri. Magari da fuori. È un clima di violenza inaccettabile, che va a colpire direttamente le persone. Come negli Anni 70, ai tempi del terrorismo».

Gli attentati incendiari contro Italcoge e le altre imprese sono tre: a luglio tre camion incendiati a Susa, a settembre un’«azione diretta» nel parcheggio di una cava (tre escavatori dati alle fiamme) e infine il fatto di ieri. C’è un filo rosso che sembra legare questi tre gravi episodi all’attentato incendiario ai danni del sindaco di Chiomonte Renzo Pinard e all’aggressione di gruppo ai danni di Ferdinando Lazzaro, avvenuta nel giugno scorso a Susa prima dell’avvio di un corteo No Tav. Da una parte gli attentati, dall’altra vere e proprie campagne d’odio contro gli imprenditori e gli operai, definiti «traditori», «infami», «collaborazionisti», quindi il pressing martellante contro l’Italcoge, attraverso presidi davanti alle aziende e persino nel mercato di Susa. Sit in, pubblicazioni di sentenze e atti giudiziari, infine la diffusione di 15 grandi poster, incollati sui muri di Susa, che ribadivano ancora gli stessi concetti di sempre.

I carabinieri del capitano Stefano Mazzanti hanno subito avviato le indagini. A 360 gradi. Il movimento contro la Torino-Lione esclude qualsiasi responsabilità da parte dei propri attivisti: «O se li bruciano da soli o è un messaggio della mafia per questioni loro», scrive un esponente No Tav.

Le reazioni. «Si respira un clima inaccettabile. il movimento No Tav ha mostrato il suo vero volto. Non basta far sventolare i propri vessilli alla marcia della pace…». Agostino Ghiglia, Pdl: «L’attentato è l’inequivocabile reazione dei violenti e facinorosi anti sviluppo che, non potendo e non riuscendo a fermare i lavori, attaccano vergognosamente imprenditori e lavoratori attraverso azioni terroristiche». Infine il deputato del Pd Stefano Esposito e Raffaele Fiano, responsabile nazionale sicurezza dei democratici: «Sono fatti gravi e inaccettabili che ricordano da vicino i metodi adoperati dalla criminalità mafiosa, ormai nessuno può negare che ci troviamo di fronte a una pericolosa spirale di intolleranza e violenza, diretta conseguenza del clima fanatico alimentato dai vari comitati No Tav».