Consulenza da 160 mila euro Bufera sull’amministratore Gtt

Andrea Rossi – LaStampa

Premessa: per la legge è tutto lecito. Ed è un tipico paradosso italiano: la stessa norma che qualche anno fa ha imposto una sforbiciata ai compensi degli amministratori delle società partecipate comunali – per i presidenti non più del 70 per cento di quanto guadagna il sindaco, mentre per gli amministratori delegati il limite scende al 60 – consente loro di cumulare una serie di incarichi professionali o da lavoratori dipendenti per le società stesse o per le controllate.

L’escamotage ha permesso a molti manager di non vedersi ridimensionare lo stipendio, compensando la decurtazione imposta dal legislatore con l’assunzione di nuovi incarichi dentro l’azienda. Insomma, doppio incarico e compenso stabile.

L’ultimo in ordine di tempo, su cui ieri si è scatenato un putiferio politico, è Roberto Barbieri, l’amministratore delegato di Gtt. Il cda dell’azienda trasporti ha approvato all’unanimità – quindi anche con i voti dei membri espressi dal centrodestra – un atto con cui si affida al manager una consulenza nel settore commerciale e marketing da 160 mila euro all’anno. Cifra che andrà a sommarsi ai 60 mila euro l’anno di emolumento, e alla indennità legata al conseguimento del risultato, pari a 30 mila euro.

Tanto è bastato a scatenare reazioni su entrambi i fronti. Piuttosto scontata quella della Lega: «Chiediamo chiarimenti», dice il consigliere comunale Fabrizio Ricca. «E ci chiediamo se ci sia un terrore serpeggiante tra chi lavora nelle partecipate che confluiranno nella maxi-holding, e se sia corretto attribuirsi doppi incarichi di un tenore simile».

Meno scontata, e perciò più rumorosa, la censura che arriva da ambienti del Pd. Il parlamentare Stefano Esposito è durissimo. Chiede al Comune di intervenire per porre rimedio alla situazione, e sanare anche altri casi emersi in passato. E attacca: «Saremmo di fronte a una vicenda che non sarebbe sufficiente definire scandalosa. Il sottoscritto, che appartiene a pieno titolo alla cosiddetta “casta”, non ha mai fatto propria l’idea che chi lavora al servizio delle istituzioni pubbliche sia un mangiapane a tradimento. Tuttavia non posso non stigmatizzare operazioni che tendono ad aggirare le leggi e che sembrano essere portate avanti da persone avulse dalle grave situazione economica con cui tutti noi ci troviamo a fare i conti».

Il caso di Barbieri segue quelli di altri amministratori di società partecipate dal Comune. Due anni fa, ad esempio, l’ad di Amiat Maurizio Magnabosco ha cumulato la carica di direttore dell’Ufficio commerciale sostituendo un collega andato in pensione.