Valsusa, lo spettro degli scontri di Roma

PAOLO GRISERI – Repubblico

Lo spettro degli scontri di piazza San Giovanni si aggira per la val di Susa. L´assalto al cantiere di Chiomonte, annunciato per domenica prossima dai comitati No Tav, rischia di trasformarsi nella replica degli scontri dell´altro ieri a Roma. Così i responsabili delle forze dell´ordine si interrogano su come prevenire il ripetersi delle scene di guerriglia che peraltro al cantiere ci sono già state nel luglio scorso. E la discussione attraversa anche le forze politiche.

Nel Pd l´unica voce ad alzarsi è quella dell´onorevole Stefano Esposito: «I violenti che ieri hanno messo a ferro e fuoco la capitale – spiega Esposito – sono gli stessi che hanno trascorso l´estate ad allenarsi al tiro al poliziotto in val di Susa». In particolare, dice l´esponente del partito di Bersani, «tra i protagonisti delle vergognose violente di Roma c´era il centro sociale torinese Askatasuna i cui capi sono da sempre alla guida del movimento violento No Tav». Esposito cita il documento ufficiale con cui il movimento ha indetto la manifestazione: «Annunciare che si vuole andare a tagliare le reti di un cantiere protetto dalla forze dell´ordine – prosegue il parlamentare – significa annunciare una azione illegale. E invitare gli agenti a non impedirlo significa semplicemente minacciare chi rappresenta lo Stato». Dunque, conclude Esposito, «la manifestazione di domenica non va autorizzata. Chi vuole manifestare lo faccia lontano dal cantiere».

Prende le distanze dall´iniziativa del movimento anche il partito di Nichi Vendola. «Una manifestazione con quelle parole d´ordine è inopportuna», dice la consigliera regionale Monica Cerutti, componente della segreteria nazionale del partito. «Sabato – prosegue Cerutti – i violenti hanno rubato la scena alla maggioranza pacifica. Anche domenica prossima le ragioni di chi continua a mettere in discussione il Tav potrebbero essere delegittimate da episodi violenti fuori controllo». Naturalmente contrari allo svolgimento della manifestazione sono, con ben altre motivazioni, i partiti del centrodestra, dal Pdl alla Lega.

In queste ore i responsabili delle forze dell´ordine stanno valutando il da farsi. Tre gli scenari possibili. Bloccare l´accesso al cantiere tenendo il corteo a chilometri di distanza dalle reti sembra la soluzione più logica perché salverebbe il diritto a manifestare e impedirebbe l´assalto. Ma c´è anche chi pensa di lasciar arrivare il corteo fino alle reti facendo «sfogare» la manifestazione. Soluzione che rischia però degenerare in un´altra giornata di guerriglia se i manifestanti decidessero di occupare il cantiere. La terza è una soluzione intermedia: lasciare che il corteo sfili davanti al cantiere intervenendo solo in caso di attacco alle reti.

Ipotesi che dovranno essere discusse nei prossimi giorni in Questura e in Prefettura per decidere se e a quali condizioni autorizzare la manifestazione. In attesa delle scelte dei prossimi giorni quando si dovrà decidere se è legittimo annunciare con dieci giorni di anticipo l´assalto a un cantiere: «Il 23 ottobre – si legge nel comunicato del movimento – la val di Susa sarà nuovamente protagonista: taglierà le reti che la vedono ostaggio della lobby del Tav».