“Tra i capi dei No Tav quelli di Askatasuna, protagonisti a Roma”

Luigi Nervo – ArticoloTre

20 ottobre 2011 – Black bloc ancora protagonisti domenica scorsa a Roma quando alcuni di loro sono intervenuti durante la protesta pacifica degli indignati. Il risultato è stato quello di una città presa letteralmente d’assalto con danni stimati tra uno e due milioni di euro. Stesse azioni che si sono viste nei mesi scorsi nei boschi della Val di Susa dove alcuni di loro si sono infiltrati all’interno del movimento No Tav che si oppone alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione e sono venuti più volte allo scontro con le forze armate a copertura del cantiere. Abbiamo parlato di questi temi con il deputato piemontese del Pd Stefano Esposito che più volte si è occupato di questo tema dai banchi del Parlamento.

Cosa pensa della decisione di Roberto Maroni di istituire il Daspo per cortei e manifestazioni?

E’ una decisione giusta e opportuna. Sono quattro mesi che a Chiomonte si verificano ripetuti attacchi violenti al cantiere con centinaia di agenti feriti. E sono quattro mesi che chiedo, insieme al responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano, nuovi provvedimenti legislativi urgenti, sul modello del Daspo, per impedire ai gruppi violenti di venire a inquinare qualsivoglia manifestazione, in Valle di Susa come a Roma.

Le azioni dei black bloc sembrano ben organizzate. Secondo lei vengono coordinate dall’alto? Da chi?

Spero che sia a tutti chiaro che i 500 o 1000 violenti che sabato scorso hanno messo a ferro e fuoco la Capitale sono gli stessi, per provenienza e credo ideologico, che negli ultimi quattro mesi si sono allenati in Valle di Susa al “tiro al poliziotto”. Come più volte denunciato, Chiomonte è stata utilizzata come una palestra per preparare e sperimentare azioni eversive da esportare poi nelle varie manifestazioni che caratterizzeranno l’autunno del nostro Paese. Tra i protagonisti delle vergognose violenze di Roma c’era il centro sociale Askatasuna i cui “capi” sono da sempre alla guida del movimento violento No Tav e che si autodefiniscono “autonomi come nel 1977”. Personaggi ben noti alle cronache, molti dei quali pluridenunciati, ma che continuano a circolare liberamente e a fare danni. Le violenze hanno dei mandanti, anche morali, ben precisi, così come precisi sono gli organizzatori di quelle azioni, da ricercarsi tra i “professionisti dell’antagonismo”.

Fino a che punto è lecita la risposta delle forze dell’ordine nei confronti dei violenti?

Alle forze dell’ordine deve andare il nostro ringraziamento per il senso di responsabilità con cui finora hanno gestito le situazioni più difficili, in particolare in Valle di Susa. La domanda deve essere ribaltata. È lecito assediare un cantiere protetto delle forze dell’ordine, cercare di tagliare le reti e lanciare sassi contro gli agenti? La risposta è una sola: no. Invece, troviamo personaggi come Alberto Perino le cui dichiarazioni sono autentiche istigazioni ala violenza. Il ragionamento di Perino, che è lo stesso dei vari comitati No Tav, opera un ribaltamento della realtà: per loro è il cantiere ad essere illegale, è lo Stato ad essere violento e i sassi contro la polizia altro non sarebbero che una reazione. Trenta anni dopo gli anni di piombo c’è ancora chi continua a pensare allo Stato come un nemico da abbattere. Tutti i ricorsi presentati contro la Tav dalla Comunità montana sono stati respinti. L’opera è stata deliberata dall’Unione europea, dal Parlamento italiano all’unanimità, dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino. L’Unione Europa ha inserito la nuova linea ferroviaria Torino-Lione tra le dieci infrastrutture prioritarie ed ha annunciato che il finanziamento europeo potrebbe arrivare fino a coprire il 40% dell’infrastruttura. In questo modo viene certificata l’irreversibilità della realizzazione di un’opera che come Pd abbiamo sempre definito strategica per il nostro Paese e per il Nord Ovest. E’ giunto il momento che i No Tav spieghino la base giuridica delle loro affermazioni, visto che l’Unione Europea è dichiaratamente di parere contrario. Dove sta il punto che separa il legale dall’illegale è una questione da porre ai No Tav e non alla polizia.

Teme che i fatti di Roma possano ripetersi domenica prossima in Val di Susa?

Il rischio c’è ed è grave, per le ragioni che ho prima esposto. Se si convoca una manifestazione avendo come obiettivo il taglio delle reti è evidente che ti poni nell’illegalità e, soprattutto, lanci un invito a tutti quei teppisti ed eversori che cercano lo scontro con lo Stato ovunque è possibile e che rispondono con entusiasmo al tam tam dei siti antagonisti. Purtroppo la parte pacifica del movimento che si oppone alla Tav non ha compreso di essere finita ostaggio di questa minoranza fanatica e non è in grado, o non vuole, isolarla.

È giusto predisporre degli arresti preventivi prima di manifestazioni dove si temono disordini?

Credo che l’applicazione del Daspo sia una misura sufficiente, sull’arresto preventivo nutro dei dubbi ma vedremo di approfondire il tema in Parlamento. Quanto alla Valle di Susa non invocherei l’arresto preventivo, perché la soluzione sta nell’istituire il sito strategico di interesse nazionale, come più volte chiesto dal Pd. Che non deve in alcun modo essere confuso con il sito militare. La tutela dell’ordine pubblico non può essere devoluto all’esercito e il cantiere deve continuare ad essere presidiato dalle forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardia forestale), con immutate regole di ingaggio, ma l’istituzione del sito strategico comporterebbe un opportuno inasprimento delle pene nei confronti degli eventuali assalitori del cantiere che potrebbero così venire immediatamente arrestati.