Zona rossa più larga per blindare la Tav

Massimo Numa – LaStampa

Dalla mezzanotte di ieri sino alle 7 di lunedì 24 scattano i divieti d’accesso, per «persone e mezzi», di una vasta area che circonda il cantiere della Torino-Lione. Poi le altre misure preventive, disposte dalla questura. Gli attivisti No Tav che domani (raduno a Giaglione ore 10,30) partiranno dal campo sportivo per raggiungere le recinzioni (e tagliarle con le cesoie), in teoria dovrebbero fare dietrofront, per non rischiare di essere denunciati in massa all’autorità giudiziaria per la violazioni dell’articolo 650 del codice penale, che prevede tre mesi di arresto e sanzioni in denaro. L’ordinanza del prefetto Alberto Di Pace porta la data di ieri e prevede il blocco totale di via dell’Avanà, via Roma, strada provinciale 233, «dall’intersezione con la Statale 24 all’intersezione di via dell’Avanà nel Comune di Chiomonte». A Giaglione, invece, off limits l’intera strada per frazione San Rocco e la strada comunale per frazione San Giovanni.

L’interdizione non riguarda solo le vie di comunicazione principali, ma «è vietato l’accesso a tutti i sentieri e alle aree prative e silvestri dei Comuni di Giaglione e Chiomonte, nonché alle aree recintate retrostanti al museo archeologico e l’area della centrale idroelettrica di Chiomonte». Dunque, i No Tav che tenteranno di scendere verso il cantiere, dove gli operai sono al lavoro per completare le infrastrutture, in vista della fase due, si troveranno in una situazione di totale illegalità. L’ordinanza spiega le ragioni alla base del provvedimento: «… Rilevato che negli ultimi mesi, a partire dall’avvio del cantiere, si sono verificati numerosi episodi di grave turbativa dell’ordine pubblico, durante i quali gruppi di persone hanno tentato di entrare nell’area di cantiere danneggiando le installazioni e mettendo a repentaglio l’ordine, la sicurezza e l’incolumità pubblica con il lancio di ordigni, sassi e biglie d’acciaio che hanno causato feriti fra le forze di polizia… visto che potrebbero verificarsi ulteriori situazioni pregiudizievoli di ordine pubblico, atteso il proposito palesato pubblicamente dai promotori di avvicinarsi all’area di cantiere e porre in essere attività volte all’ingresso nella stessa… ordina la sottoelencata viabilità…». Al centro «permangono preminenti esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza, unitamente all’urgenza della prosecuzione dell’attività, in ragione degli impegni internazionali assunti». Stop alla caccia in quattro comuni: Venaus, Exilles, Chiomonte e Giaglione.

Ieri, vertice in questura con il sottosegretario all’Interno Michelino Davico: «E ora costruiamo un dialogo che passi attraverso il rispetto delle reciproche e diverse posizioni. Potremmo cominciare con una prima forma di partecipazione, ai lavori dell’Osservatorio, con qualche rappresentante dei sindaci No Tav. Impariamo la lezione di sabato a Roma e dalle manifestazioni che stanno avvenendo in Grecia, prenda così forma una risposta valsusina ai fatti violenti e distruttivi a cui abbiamo assistito». Il questore Aldo Faraoni ha poi disposto altre misure: divieto di coprire il volto, divieto di portare «armi e strumenti atti a offendere». Cesoie comprese. Infine il rispetto dell’ordinanza del prefetto.

Dal canto loro, i No Tav precisano che non ci saranno atti ostili contro le forze dell’ordine, che lasceranno bimbi e ragazzini lontani dalle reti e che sono «pronti a ritirarsi al primo lancio di lacrimogeni». Gruppi di manifestanti sono già arrivati in valle, molti viaggeranno in treno.