Marcia pacifica, e ora il cantiere verrà allargato

MASSIMO NUMA – LaStampa

A tarda sera gli ultimi No Tav se ne vanno dai boschi di Clarea dopo avere rinunciato a tagliare le reti del cantiere della Torino-Lione, protette da un eccezionale spiegamento di forze. Si chiude così una giornata ad alta tensione, con premesse tutt’altro che rassicuranti.

I reparti anti-sommossa sono usciti dai cancelli e hanno fronteggiato a lungo gli attivisti ma sempre ben lontano dal sistema di sicurezza del cantiere. Niente cesoie, niente assalto, niente danni. Solo slogan e cori dopo una faticosa marcia tra strade e sentieri, nel vano tentativo di evitare le «forche caudine» create dalla polizia lungo tutto il percorso. All’inizio il taglio di una rete posta tra due alberi; falso ostacolo, lontano due chilometri dall’obiettivo, e poi la discesa verso la baita abusiva, e infine il ritorno alla base. Con la solita guerra dei numeri: 10 mila manifestanti secondo gli organizzatori, 3 mila 500 secondo la questura. Faceva già buio quando gli operai delle imprese Ltf hanno iniziato a togliere le barriere dai sentieri e oggi riprende la seconda fase dei sondaggi. La trivella è già nel grande piazzale asfaltato poche ore fa, ultimo atto prima dell’allargamento.

Un risultato che soddisfa tutti, da una parte i No Tav, paghi di aver violato in massa la «zona rossa» e di aver ancora una volta ribadito le ragioni del no, ma in modo pacifico; dall’altra il capo della Digos, Giuseppe Petronzi, che ha portato a termine con successo una difficile opera di mediazione. La polizia e i carabinieri della compagnia di Susa del capitano Stefano Mazzanti hanno fermato 15 manifestanti: molti i fogli di via e le denunce per possesso di cesoie e spranghe.

Le reazioni. «I nostri obiettivi sono stati pienamente conseguiti – afferma il prefetto Alberto Di Pace -. Esprimo apprezzamento per il modo pacifico con il quale si è svolta la manifestazione. Le forze dell’ordine hanno comunque garantito che le recinzioni del cantiere non fossero raggiunte o danneggiate. Avevamo l’obiettivo di consentire lo svolgimento di una manifestazione protetta da infiltrazioni violente e di evitare che i manifestanti entrassero nell’area del cantiere o ne danneggiassero le recinzioni». Stefano Esposito, deputato del Pd: «Viste le premesse, un risultato positivo. Speriamo non sia un fatto isolato. E adesso il cantiere deve subito allargarsi, senza incontrare altri ostacoli». Agostino Ghiglia, Pdl: «La marcia No Tav è solo una manifestazione dell’estrema sinistra residuale. La regia dei centri sociali dimostra che altro non è che una manifestazione della sinistra estrema, che nell’opposizione alle grandi infrastrutture cerca di riguadagnare un po’ di visibilità e una ragione di esistenza».

E Giorgio Merlo, Pd: «Evidente successo delle strategie delle forze dell’ordine che hanno consentito lo svolgersi di una giornata di protesta finalmente civile». Il segretario regionale dell’Italia dei Valori Luigi Cursio: «Il 23 ottobre è uno spartiacque per i No Tav: d’ora in poi, prevalga la protesta pacifica e non si ripetano mai più fatti violenti». Dice il presidente dell’Osservatorio Mario Virano: «Bene che sia stata una giornata pacifica. Da oggi riprendono i lavori nel cantiere». Infine Alberto Perino, leader No Tav: «Scontentati i gufi che prevedevano botte ma la lotta continua, quelle reti prima o poi cadranno».