Chiamparino: «Tav, centrosinistra si gioca la sua credibilità»

Jolanda Bufalini – l’Unità

Non si può andare con «’na scarpa e ‘n soch», con una scarpa e uno zoccolo. Dopo il corteo pacifico no tav in Val di Susa, Sergio Chiamparino è più che mai convinto sulla Torino-Lione, «il dissenso è legittimo, impedire il cantiere sarebbe una prevaricazione ed è giusto che la maggioranza si difenda».

La Tav è una discriminante per la coalizione di centro sinistra?

«È una delle tante questioni che segnano l’arretratezza dell’Italia rispetto agli altri sistemi europei. È stato Jacques Delors ad avviare questi progetti, sulla base di una ragionevole visione riformistica per la quale bisogna spostare un po’ per volta i viaggiatori dagli aerei e le merci dai camion al meno inquinante trasporto su ferrovia. La “soi disant” sinistra ha perso di vista valori e obiettivi generali».

Difendere l’ambiente nella Valle di Susa non è di sinistra?

«Sarà che io sono della generazione in cui la ferrovia aveva un po’ il valore dell’elettrificazione, ma a me sembra che quella sia la posizione conservatrice del buon selvaggio. C’è un crinale che separa la sinistra di governo da una sinistra protestataria che ha bisogno di totem negativi. Ma se Merkel e Sarkozy ci prendono in giro, e non avrebbero dovuto farlo, questo è in primo luogo a causa del premier e della sua corte dei miracoli, ma anche perché in Italia non si porta mai a conclusione niente».

Non avrebbero dovuto ridere?

«No, perché l’Italia merita rispetto».

Il sì alla Tav è una condizione per la coalizione con Sel e Idv?

«Avrei fatto volentieri quella foto con Vendola e Di Pietro se nella dedica ci fosse stato scritto “siamo a favore della Tav”. Non solo la Tav, naturalmente, ma l’accordo su alcuni simboli e dati concreti di programma che facciano da spartiacque per tutti. Io non voto per un’allenza che non dia garanzie e certezze sulla Torino Lione. Non è possibile continuare a inerpicarsi con il treno sino a 2000 metri come nei fumetti di Tex Willer. Di Pietro, da ministro, veniva a firmare le carte e ora si oppone, ma su opere di questa portata non si può cambiare umore una volta al giorno. Vendola cerca consensi in Piemonte ma è a favore della Tav Napoli- Bari. Giustamente, perché oggi ci vogliono 4 ore per andare da Napoli a Bari».

In Val Susa dicono che il traffico merci è in calo e l’opera inutile

«Sono d’accordo anche io che i flussi di traffico non sono crescenti, ma si sposteranno sempre di più verso Milano e altrove, tagliando fuori Torino e il Piemonte. Se Cavour avesse dovuto basarsi sui flussi, invece di fare il Frejus, avrebbe raddoppiato la mulattiera. Invece il Frejus è stato un asse del trasporto che ha retto per 120 anni. E si deve anche al Traforo se Torino e Lione sono diventate due capitali industriali. Oggi non è molto diverso: la logistica è un sistema sofisticato per attrarre attività e anche la Fiat, per vendere le auto deve poterle trasportare. È una infrastruttura che deve reggere la sfida dei prossimi 100 anni».

Vendola a favore della Tav in Puglia, Burlando contro la Torino-Lione ma a favore del Valico in Liguria … Mi pare lei ampli la sindrome Nimby (“Not In My BackYard”, “Ovunque ma non nel mio giardino”) alla dimensione regionale

«Burlando penso si illuda, perché Nizza non è interessata ad essere nodo per le merci. Invece la Tav in Val di Susa si farà per il semplice fatto che la vogliono l’Europa e la Francia. Vendola è a favore in Puglia, lo sia anche in Piemonte. Altrimenti io, che sono un semplice cittadino, torinese e piemontese, non voterò quella coalizione. Faccio un altro esempio: l’acqua bene comune. Però Vendola mette gli utili nel bilancio dell’Acquedotto, altrimenti non avrebbe i soldi dalle banche. È un po’ come chi è contro le privatizzazioni a casa propria ma viaggia con Ryan Air, che è il frutto di un processo di liberalizzazione delle rotte».

Dà ragione a Casini? Come vede la coalizione con Casini?

«Sulla Tav sì, però io ho celebrato il matrimonio fra due lesbiche. So benissimo che questo ci divide ma so anche che deciderà il Parlamento, come fu con la Dc al tempo del divorzio. Non è impossibile la coalizione con Casini a cui pensano D’Alema e Bersani, anche perché non mi pare che a destra Casini possa avere garanzie. A condizione, però, di non rincorrere i problemi, perché se un giorno inseguiamo Vendola e Di Pietro e il giorno dopo Casini, perdiamo ogni volta un pezzo dei nostri. Io non ho mai pensato che la vocazione maggioritaria del Pd significasse autosufficienza. Penso che sulla base della autorevolezza politica e di un messaggio programmatico di fondo, il Pd debba svolgere una funzione aggregante».