A ‘MI MANDA RAI TRE’ IL DIBATTITO E’ DIVENTATO UN AGGUATO. INTERVENGA LA COMMISSIONE DI VIGILANZA

Evidentemente alcuni conduttori di Rai Tre hanno scelto la militanza No Tav. Infatti, dopo il monologo di Luca Mercalli nella trasmissione di Fazio (con tanto di attacchi alla magistratura e alle forze dell’ordine per aver proceduto ad arresti di due militanti che avevano partecipato agli assalti al cantiere di Chiomonte), monologo al quale non è mai seguita alcuna puntata riequilibratice, ecco che ‘Mi manda Rai Tre’ ha offerto ieri sera un esempio di che cosa significa tradire la natura stessa del servizio pubblico in nome di un giornalismo parziale e fazioso.

‘Mi manda Rai Tre’ aveva proposto una trasmissione di confronto tra le posizioni Sì Tav e No Tav ed erano stati invitati il metereologo Mercalli e il Presidente dell’Osservatorio arch. Mario Virano. Invece del confronto, abbiamo assistito ad un agguato: al tema della Tav sono stati dedicati 7 minuti, e dopo un servizio di Iannacone della durata di 5 minuti tutto pro-No Tav, ha fatto seguito l’intervento di Mercalli mentre a Virano è stato dedicato solo un minuto e mezzo.

Rai Tre per uno di sinistra come me è stata sempre un fiore all’occhiello, ma sul tema dell’alta velocità la rete pubblica si è trasformata nel megafono di una minoranza. Forse le riflessioni del Presidente Garimberti non erano forse campate in aria. E’ inaccettabile che il servizio pubblico abdichi all’obiettività, e per questo ritengo necessario un intervento urgente della Commissione di vigilanza della

Rai. Mercalli da sempre sostiene che i Sì Tav si sottraggono al dibattito, ma poi, quando si presenta l’occasione di dibattere, ecco che, con il soccorso di giornalisti amici, gli argomenti dei Sì Tav vengono marginalizzati. Dimenticando, che la Tav non è un’opera imposta da qualcuno, ma una decisione assunta al termine di un processo democratico: un’opera voluta da Unione Europea, Parlamento italiano, Regione e Provincia. Tutto questo ha un nome semplice, si chiama democrazia e una rete televisiva pubblica (sostenuta dal canone dei cittadini ) dovrebbe rispettarla.