Archive for novembre 2011


Abolizione del Vitalizio

novembre 30th, 2011 — 2:24pm

Ieri l’ufficio di presidenza della Camera, ha deliberato l’abolizione del vitalizio per i deputati a partire dal 1 gennaio 2012. Sono molto soddisfatto di questa decisione che va nella direzione dell’emendamento da me presentato nel luglio scorso, non ammesso al voto all’epoca, nel quale chiedevo, per gli eletti 2008, che non avevano ancora maturato il diritto al vitalizio, venisse applicato il sistema contributivo. Così è stato deciso e finalmente uno dei privilegi più odiosi di questo lavoro è stato cancellato. Da oggi mi sento molto meglio.

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PRESENTATA LA PROPOSTA DI LEGGE PER CONSENTIRE L’UTILIZZO DEI 40 MILIONI DI EURO A FAVORE DEGLI IMPIANTI OLIMPICI

novembre 30th, 2011 — 12:43pm

E’ stata formalmente depositata alla Camera dei Deputati la proposta di legge relativa alla “Valorizzazione e promozione turistica delle valli e dei Comuni montani sede dei siti olimpici invernali Torino 2006” con la quale si attribuiscono i 40 milioni di euro residui (fino ad oggi inutilizzati) alla Società di committenza della Regione Piemonte (Scr), affinché vengano utilizzati per interventi di manutenzione e riqualificazione degli impianti e per favorire iniziative di promozione turistica di quei territori.
La proposta di legge (primo firmatario l’On. Stefano Esposito) è stata sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari: PD (Giorgio Merlo, Anna Rossomando, Antonio Boccuzzi, Francesca Cilluffo), Pdl (Agostino Ghiglia, Osvaldo Napoli) Lega Nord (Stefano Allasia, Davide Cavallotto), Udc (Marco Calgaro), Fli (Deodato Scanderebech), Idv (Renato Cambursano), Api (Gianni Vernetti), Moderati (Giacomo Portas).
“Il sostegno politico trasversale di tutte le forze politiche – spiega l’On. Stefano ESPOSITO – consentirà di chiedere un percorso più veloce per l’approvazione in sede legislativa. Nonostante si sia registrato qualche ritardo, la proposta di legge rappresenta un risultato molto importante. Sbloccando i 40 milioni di euro residui potremo rilanciare i siti olimpici e dare concretezza al progetto della Coverciano della neve. Confido che, con l’impegno di tutti i parlamentari piemontesi, sia possibile giungere all’approvazione del testo entro il mese di gennaio”

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ORA LE BUGIE DI CARLA MATTIOLI SONO A TUTTI CHIARE. NESSUN INCIUCIO DIETRO ALLA CANDIDATURA DI ARISTIDE SADA, MA UN PROGETTO CHE HA COME UNICA MISSIONE LA CITTA

novembre 29th, 2011 — 4:56pm

Il comunicato stampa dei vertici provinciali del Pdl relativo alle amministrative di Avigliana consente di fare chiarezza rispetto alla candidatura civica di Aristide Sada. Infatti, in questi ultimi giorni da parte di ex esponenti del PD, a cominciare dal sindaco di Avigliana Carla Mattioli, si è cercato di accreditare l’ottima candidatura di Sada come figlia di un accordo Pd-Pdl.

Come suo solito l’attuale sindaco di Avigliana è più portata a raccontare bugie che non verità, e il comunicato stampa del Pdl testimonia quanto il tentativo di dipingere la candidatura di Sada come figlia di un ‘inciucio’ sia privo di fondamento.

Dopo troppi anni caratterizzati da un’amministrazione impegnata ad occuparsi più di Tav che non dei problemi concreti dei cittadini, Avigliana merita ora un sindaco che abbia come missione unica la città. La disponibilità di Aristide Sada a candidarsi, dando vita a una coalizione civica, va proprio in questa direzione e il PD di Avigliana ha ritenuto di sostenere questo progetto.

Mi auguro che siano tanti i cittadini, le realtà associative e le forze politiche che vorranno fare la stessa scelta e sostenere Sada.

Pertanto, suggerisco a Carla Mattioli di cercare altri argomenti rispetto a quelli usati fino ad oggi per contrastare Sada e alimentare polemiche contro di lui e il PD.

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Germania, vincono a sorpresa i favorevoli alla Tav

novembre 28th, 2011 — 1:18pm

Tonino Cassarà – l’Unità

In Germania nel referendum sulla Tav hanno vinto i favorevoli all’alta velocità. Gli elettori del Baden-Württemberg che oggi si sono recati alle urne per il primo referendum della storia della regione, dovevano rispondere con un Sì, o con un No, al quesito se il governo potesse avvalersi del diritto di recesso per lo scioglimento degli accordi contrattuali con gli obblighi finanziari del Paese riguardo al progetto ferroviario “Stuttgart 21”.

A sorpresa hanno vinto i No, il che significa che il nodo ferroviario di Stoccarda verrà realizzato secondo il progetto tanto contestato dagli ambientalisti. “Stuttgart 21”, come la Tav in Valsusa, è parte integrante delle infrastrutture sull’alta velocità incentivate dall’UE. Secondo gli ideatori, si tratta di uno degli snodi irrinunciabili per la futura mobilità della linea Budapest-Parigi e la modernizzazione dell’intera rete ferroviaria europea. Il progetto, mai stato accettato dai movimenti ecologisti, per anni ha finito col condizionare l’intera agenda politica della capitale industriale della Germania. Tanto che l’ultima tornata elettorale della scorsa primavera, vide i Verdi, convinti oppositori dell’alta velocità e animatori del movimento contrario a “Stuttgart 21”, trionfare su tutte le altre forze politiche.

Un risultato che permise alla sinistra di destituire la CDU che aveva governato la regione ininterrottamente dal 1948. Subito dopo le elezioni, SPD e Grünen, partner di governo, ma con posizioni antitetiche sull’alta velocità, arrivarono alla soluzione di un referendum popolare che permettesse ai cittadini di esprimersi sull’opera e alle segreterie dei due partiti di evitare scontri che avrebbero potuto mettere a rischio la tenuta del governo regionale. Durante la campagna referendaria, a parte i Grünen naturalmente, i partiti hanno fatto di tutto per tenere sottotono la consultazione e vanificare il risultato con l’astensionismo. Ora, alla luce dei risultati, con i favorevoli alla costruzione dell’opera poco sotto il 60 percento, si può dire che evidentemente nessuno aveva chiaro il quadro della situazione.

La CDU, e ancora meno l’SPD, hanno evitato di esporsi in una battaglia che ritenevano troppo rischiosa. Il movimento SìTav, forse convinto di andare incontro ad una sconfitta, solo alla fine ha cercato di utilizzare simboli e valori del movimento ecologista nel tentativo di creare una breccia nei sentimenti ambientalisti degli indecisi. E così, i favorevoli alla Tav hanno tappezzato le città di manifesti che eleggevano i sostenitori dell’alta velocità a campioni dell’ecologismo: “Più parchi e meno binari”, il loro slogan più riuscito. A sostegno della necessità dell’opera hanno portato anche il fatto che, secondo i progettisti di “Stuttgart 21”, gli attuali 17 binari della stazione di Stoccarda, diventeranno 8 e verranno interrati in maniera tale che la superficie del centro di Stoccarda sarà ampliata di 20 ettari che saranno usati, una parte, per creare nuovi spazi verdi, che ingrandiranno notevolmente il parco cittadino dello Schlosspark e, l’altra, per la realizzazione di unità abitative per 11.000 persone.

“Ora, ci atterremo all’esito del referendum”, è stato il commento di Winfried Kretschmann, presidente del ricco Land del Sud della Germania. Indipendentemente dal risultato, il confronto, anche aspro, per il progetto ferroviario “è comunque stato un grande successo, perché in futuro non sarà più possibile far passare grandi opere senza il diretto coinvolgimento dei cittadini. Il prossimo passo per una democrazia compiuta –ha aggiunto Kretschmann- dovrebbe essere la completa abolizione del quorum, affinché l’astensionismo non venga più usato strumentalmente al fine di invalidare i risultati delle consultazioni referendarie”.

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Dopo l´accusa di Placido, Esposito rilancia il dibattito sul Treno della memoria. Farinetti spiega

novembre 28th, 2011 — 11:08am

FEDERICA CRAVERO – Repubblica

Il grido di dolore del vicepresidente del Consiglio regionale Roberto Placido – che ieri su Repubblica denunciava la grave situazione economica degli istituti storici della Resistenza e accusava parte della sinistra di aver perso di vista la cultura dello studio, privilegiando quella del marketing e del glamour, non è passato inosservato: per sostenere la sopravvivenza degli istituti della Resistenza si è mosso il mondo dell´arte. Il pittore Mauro Chessa si è detto disponibile a vendere alcune opere per devolvere il ricavato agli istituti e molti altri artisti potrebbero presto seguire la sua proposta.

Ma è sulla polemica per il Treno della memoria, organizzato dall´associazione Terra del fuoco, che il parlamentare Pd Stefano Esposito interviene rilanciando la provocazione. «In questo periodo di crisi, mi sembra assurdo che Eataly pubblicizzi con tanta enfasi una cena per sostenere un viaggio ad Auschwitz. Piuttosto propongo a Oscar Farinetti di mettere a disposizione i suoi cuochi per la cena di Capodanno dedicata ai poveri che il Comune sta pensando di organizzare al Palaisozaki. E a Terra del fuoco lancio un´altra sfida: dimostrino di essere davvero bravi e cerchino di far partire gli stessi ragazzi con minori contributi».

Una sfida che Terra del fuoco ha già fatto sua. «In un momento di crisi sono d´accordo che vengano ridotti i contributi – spiega il presidente dell´associazione, Oliviero Alotto – E noi abbiamo reagito: abbiamo aumentato le quote dei ragazzi, quelle dei comuni e chiesto un aiuto ai privati».

Pronta anche la replica del fondatore di Eataly, Oscar Farinetti: «Sono sempre sensibile alle cause legate alla Resistenza e a tutte quelle di interesse sociale, ma non posso fare una cena al giorno. Raccoglieremo circa 20 mila euro: mi sono state sottoposte molte situazioni difficili, ma io ho sentito il dovere di sostenere questo viaggio di ragazzi perché è importante che vedano coi loro occhi questa parte della storia. Per il resto sono convinto che il pubblico non possa più farsi carico in modo esclusivo di certe iniziative e sono pronto a un tipo di contributi che includa anche i privati».

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Placido: “La sinistra sulla Resistenza preferisce il glamour”

novembre 27th, 2011 — 9:04pm

Federica Cravero – Repubblica
C´è un patrimonio pubblico che è parte integrante della storia del Piemonte e che rischia di scomparire: è quello degli istituti storici della Resistenza e del museo diffuso della Resistenza. Martoriati dai tagli alla cultura, a stento sono riusciti a chiudere i bilanci di quest´anno e guardano al futuro con preoccupazione ancora maggiore. «E io per questi enti non ho visto raccolte firme, non ho visto mobilitazioni, petizioni, cene», è l´attacco frontale di Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, intervenuto nei giorni scorsi al convegno internazionale «Un secondo Risorgimento? La Resistenza nella ridefinizione dell´identità nazionale».
Numeri alla mano, il problema non è più procrastinabile. Per quest´anno i sette istituti storici piemontesi hanno ricevuto complessivamente 200 mila euro di finanziamenti pubblici, ovvero la metà dei circa 400 mila euro che avevano ottenuto fino all´anno precedente. Denaro che serve per gestire 90 posti di lavoro e archivi con oltre duecentomila libri e centomila fotografie. E 400 mila euro equivalgono all´incirca al budget del «Treno della memoria», organizzato dall´associazione Terra del Fuoco, politicamente vicina a Sel, che da sette anni porta in visita al campo di concentramento di Auschwitz 1.400 giovani di tutta Italia. In tempi di tagli, la Regione Piemonte ha annunciato che la falce ai contributi toccherà anche il Treno della memoria, tanto che in questi giorni è partita una campagna di sensibilizzazione, con 10 mila firme raccolte in una settimana, sottoscrizioni e anche una cena di finanziamento da Eataly. «Non entro nel merito dell´iniziativa – spiega Placido che è anche Presidente del Comitato Regionale per l´affermazione dei valori della Resistenza – ma personalmente mi sto impegnando perché per gli istituti storici si trovino altri 100 mila euro e anche l´assessore alla Cultura, Michele Coppola, si è detto disponibile a lavorare per questo obiettivo. Inoltre ho proposto una mozione, che è stata firmata da 30 consiglieri di diversi schieramenti, a sostegno dei finanziamenti agli istituti della Resistenza. Ma noto purtroppo l´assenza di una parte della sinistra, che mi sembra preferisca la quantità alla qualità, il glamour e il populismo a questi che invece sono i soggetti depositari della nostra memoria».
Oltre ai finanziamenti pubblici, gli istituti vivono anche di contributi privati, erogati però in base a progetti specifici, come mostre o convegni. «Ma se non potremo più garantire l´apertura, non potremo nemmeno organizzare dei progetti – spiega Ersilia Alessandrone Perona, presidente del Museo diffuso e direttore dell´Istituto piemontese per la storia della Resistenza – Il Piemonte è tra le regioni che più hanno ferito gli istituti storici: ci interroghiamo della volontà politica che sta alla base di queste decisioni. Finora l´unica persona che ci ha aiutato in modo significativo è stata una partigiana, Marisa Ombra: ci ha scritto che avrebbe lasciato a noi la sua eredità nel testamento, ma che ne abbiamo bisogno adesso».

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Cancellieri: “Le ronde? Non esistono”

novembre 24th, 2011 — 10:36pm

ALBERTO CUSTODERO LIANA MILELLA – Repubblica

ROMA – È contro la mafia il primo impegno istituzionale. Venerdì, a Palermo, con prefetti e polizie, quando sarà aperta la sezione dell´agenzia per i beni confiscati. È presto per annunciare il programma, ma Anna Maria Cancellieri, il prefetto divenuto ministro dell´Interno che oggi riunisce il comitato sull´ordine pubblico, non si sottrae a un incontro con la stampa, lei che per vent´anni proprio di giornali s´è occupata in prefettura a Milano, al punto da diventare pubblicista.

Una spilla a forma di cavallo alato come portafortuna, una forza comunicativa che la fa apparire più abile di un politico consumato. Paletti fermi. Come quello sulle donne: «Quote rosa? Vorrei che non ce ne fosse più bisogno. Non dovrebbero esserci riserve indiane. Sono per la parità sostanziale, bisogna scegliere le persone, maschi o femmine che siano, in base a bravura e competenza». Come sulla natura del governo: «Non dobbiamo avere una linea politica, non siamo stati eletti, io non ho un partito alle spalle, né un programma politico da illustrare. Farò il mio dovere, come l´ho fatto da prefetto e da commissario». Fioccano le richieste di interviste. Lei si schermisce: «Voglio essere giudicata non per le parole, ma per i fatti».

Si chiude l´era Maroni, il leghista che ogni sabato imponeva di diffondere le statistiche sugli stranieri espulsi. Un Maroni che pure parla bene della Cancellieri e di cui lei ha confermato il capo di gabinetto Procaccini. Ma un leghista da cui non ci si può non discostare. Le ronde, da lui sostenute? Lei, con un sorriso: «Non esistono». I sindacati, sempre polemici con l´ex ministro per i tagli da 2,4 miliardi di euro al punto da ridurre le auto senza benzina, li vedrà «prestissimo», ne ha già parlato col capo della polizia Antonio Manganelli, «da tempo mio amico». I comuni non sciolti, come Fondi e Belmonte Mezzagno, il paese dell´ex ministro Saverio Romano: «Approfondirò». Tantissime le cose da fare. Sul tavolo della Cancellieri c´è la sentenza del Consiglio di Stato che ha azzerato il piano sui rom di Maroni («Presto interverremo»). C´è il dossier immigrazione («Conosco bene la questione»). C´è il piano sui black block («Lo studierò»).

Potrebbe chiudersi dietro il riserbo del primo incontro, invece lei mescola riservatezza, dov´è necessaria, e disponibilità, dove può. Le chiedono se accetterebbe di ricevere lo stipendio in Bot, e dice di essere «favorevole». La interrogano sull´auto italiana. Lei pronta: «È stata la prima cosa che ho chiesto, ma mi hanno detto che a seguito di gare europee sono tutte straniere. L´unica disponibile ha già 150mila km…». Risponde sulla Tav: «Non si può tornare indietro, ma parleremo per rasserenare il clima». Sulla tessera del tifoso: «Uno strumento utile, non è contro i tifosi ma a favore delle famiglie». Per chiudere sulla passione per il calcio: «Sono “paa Roma” e sono d´accordo con Totti su tutto».

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DIMISSIONI FASSINA: RICHIESTA DI DIMISSIONI E’ SEGNO DI SUBALTERNITA’ DA PARTE DI ASPIRANTI ‘MONTI BOYS’. AL GOVERNO SERVE IL SOSTEGNO DEL BLOCCO SOCIALE CHE FA RIFERIMENTO AL PD E NON TAPPETI ROSSI

novembre 23rd, 2011 — 5:49pm

“La richiesta di dimissione di Stefano Fassina da parte di alcuni esponenti democratici ‘Liberal’ è la dimostrazione della subalternità politica e culturale che caratterizza quella parte del PD che si autocandida a svolgere il ruolo di ‘Monti Boys’.

La ricetta della Bce non è per forza la soluzione di tutti i problemi e l’azione parlamentare e politica del PD in questi anni di opposizione ha sempre messo al centro i diritti e l’equità anche a fronte dell’adozione di dolorose misure necessarie al Paese. Il Governo Monti ha bisogno di un Partito Democratico non subalterno, ma che porti a sostegno dell’Esecutivo e degli interventi indispensabili per salvare l’Italia, il proprio blocco sociale di riferimento.

Voglio ricordare ai colleghi ‘Liberal’ che questo blocco è composto in modo significativo da lavoratori che hanno già duramente pagato la crisi: riusciremo ad evitare di consegnarlo nelle mani dell’estremismo di sinistra soltanto se all’interno del PD la discussione sarà sul merito dei problemi evitando scontri tra le tifoserie di questo o di quell’altro dirigente. I temi posti da Stefano Fassina sono riflessioni politiche che meritano rispetto ed attenzione e la richiesta di dimissioni è la prova che qualcuno, anziché interessarsi dei problemi delle persone, preferisce (come già avvenuto nella vicenda Fiat) fare a gara nello stendere tappeti rossi.

Quello che a noi interessa, invece, è sostenere il Governo Monti garantendo il massimo di equità per chi in questi anni ha pagato molto duramente la crisi, evitando di trasformare il Partito Democratico in un campo di battaglia fintamente ideologico. Magari con l’obiettivo di liquidare l’esperienza stessa del PD. Chi avesse questa intenzione farebbe meglio a dichiararlo in maniera esplicita, evitando di condurre battaglie sulle pelle di tante persone che guardano con fiducia, per il loro futuro, all’azione del nostro partito”.

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RISPARMIO ENERGETICO: CANCELLARE IL BONUS DEL 55% E’ STATO UN GRAVE ERRORE. IL GOVERNO INTERVENGA CON URGENZA

novembre 23rd, 2011 — 4:51pm

“Non aver prorogato, con la recente Legge di stabilità, il bonus fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica è stato un grave errore e mi appello al nuovo Governo affinché intervenga rapidamente per reintrodurre un’agevolazione che ha prodotto risultati importanti sia sul versante delle ricadute economiche per imprese e famiglie sia su quello dell’impatto ambientale.
La soppressione del bonus avrà come conseguenza quella di compromettere uno dei pochi settori capace di svilupparsi in questi ultimi anni. Le potenzialità della ‘green economy’ sono a tutti note, pertanto risulta incomprensibile eliminare uno strumento strategico per quanto riguarda il risparmio energetico, importante per le piccole imprese e gli artigiani e prezioso per le famiglie che difficilmente, in questa drammatica congiuntura, potranno affrontare lavori molto costosi senza un sostegno di tipo fiscale.
La prossima settimana, come membro della Commissione Ambiente, presenterò una risoluzione per chiedere al nuovo Governo l’immediata proroga della misura nel primo provvedimento utile”.

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EUROPA E TRASPORTI LA RETE PER UNIRE

novembre 23rd, 2011 — 12:42pm

PAOLO COSTA – Presidente dell’Autorità portuale di Venezia – LaStampa

Caro direttore, le priorità europee per sciogliere il nodo infrastrutture-crescita.

Il ministro Passera – lato infrastrutture – ha la fortuna di trovarsi sul tavolo il dossier della revisione delle reti transeuropee: digitali, energetiche e di trasporto. Il 19 ottobre scorso, mentre in Italia si consumava l’esperienza del governo Berlusconi in un rapporto con la UE tutto dedicato alla crisi dell’euro, la Commissione europea ha reso pubblica la sua proposta per «collegare l’Europa». Una proposta di «programmazione, regolazione e finanziamento» delle infrastrutture europee molto solida, anche perché elaborata dopo un paio d’anni di approfondimenti tecnici e di confronti politici con i portatori di interessi e con gli Stati membri dell’Unione.

Per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto il ministro vi può trovare risolto uno dei problemi più spinosi per avviare davvero quel recupero della sottodotazione infrastrutturale del nostro Paese che ne condiziona negativamente la crescita: l’individuazione di tutte le opere prioritarie da completare nei prossimi 10-20 anni per realizzare l’effetto rete, il solo che può produrre l’aumento sperato di produttività, e quindi di competitività, del sistema produttivo italiano. «Collegare l’Europa» distingue tra una rete essenziale, superprioritaria, composta dalla somma di 10 corridoi, senza la quale l’Europa non può dirsi integrata fisicamente, e una rete più ampia, la rete generale, comunque di interesse anche europeo. Dei 10 corridoi della rete europea essenziale ben 4 hanno archi o nodi (urbani, portuali o aeroportuali) che interessano il territorio dell’Italia. Assumere gli archi e i nodi della rete essenziale europea (la tratta del corridoio Adriatico-Baltico che va da Tarvisio a Trieste-Venezia-Ravenna, la tratta del corridoio Mediterraneo che va dal Fréjus a Trieste, la tratta del corridoio Helsinki-La Valletta che va dal Brennero a Palermo e a Bari e la tratta del corridoio Genova-Rotterdam che va da Genova al confine svizzero) come superpriorità italiane consentirebbe di raggiungere più di un risultato.

Il primo è che si eliminerebbe ogni ulteriore discussione interna sulle priorità. Oggi inevitabile di fronte a una lista di quasi trecento infrastrutture definite di interesse nazionale secondo le intese tra lo Stato e le singole Regioni previste dalla pur meritoria legge-obiettivo.

Il secondo è che si eviterebbe di cadere dalla padella delle opere scelte un po’ qua un po’ là in base a criteri di pura allocazione settoriale e territoriale della spesa – padella che friggeva quando il finanziamento era tutto a carico dello Stato – nelle braci delle opere scelte solo perché finanziabili dai privati a prescindere dalla loro utilità. L’insegnamento Ue è che prima si scelgono le infrastrutture maggiormente capaci di aumentare la produttività del sistema e poi si monta il loro finanziamento, ovviamente di questi tempi in modo che si massimizzi il finanziamento privato, anche in presenza di opere «fredde» (quelle che al momento non garantiscono remunerazioni di mercato adeguate): ad esempio puntando sui partenariati pubblico-privati cosiddetti «di disponibilità».

Il terzo risultato, forse il più importante anche se ancora poco sottolineato, è che la lista delle priorità europee per l’Italia contiene un insieme di suggerimenti che – se accolti – ci darebbero le infrastrutture utili per il «domani» anziché solo quelle disegnate per lo «ieri» del nostro Paese. Purtroppo – e questo è il nodo del rapporto infrastrutturecrescita – non abbiamo ancora compiuto l’integrazione fisica dell’Italia e siamo in ritardo nell’integrazione fisica dell’Italia in Europa: obiettivi dichiarati da decenni anche all’Unione Europea. Ma oggi è ancora più urgente integrare l’Italia (e l’Europa) nel mondo alla conquista di quei mercati emergenti che possono dar sbocco alle esportazioni dalle quali dipende il nostro futuro. Mercati da cercare soprattutto in Asia oltre Suez, nel Mediterraneo in sviluppo (Turchia su tutti) e nell’Europa dell’Est, Russia inclusa. E’ per questo che l’Ue suggerisce di puntare su porti e aeroporti – le porte sull’economia del mondo – adeguandone strutture e collegamenti alla concorrenza internazionale e che introduce la «novità» del corridoio BalticoAdriatico destinato a servire la crescita dell’Europa dell’Est e nel contempo ad aprire una nuova porta di alimentazione da Sud (il Nord Adriatico) dei mercati dell’Europa centro-orientale per i loro traffici con l’Estremo Oriente. Tenendo conto anche della proposta deviazione «adriatica», con la Napoli-Bari, del corridoio Helsinki-La Valletta che va ad aggiungersi alla destinazione storica verso Palermo, ne risulta un quadro di priorità un po’ più complesso e aggiornato delle sole strade e ferrovie, programmate da almeno trent’anni ma mai realizzate, che dovevano integrare l’Italia (Nord-Sud) e integrare l’Italia in Europa (il Nord-Ovest verso Francia e Svizzera). Oggi quegli obiettivi restano, ma urge integrare l’Italia (soprattutto da Nord-Est) con la nuova Europa e con il nuovo mondo, sicuramente asiatico.

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