lettera all’europarlamentare IDV Sonia Alfano

Stupro della volontà popolare? Criminalizzazione del dissenso? Regali alle mafie? Da un parlamentare europeo ci si aspetta una riflessione un po’ più approfondita sul tema dell’alta velocità, invece Sonia Alfano preferisce ricorrere al ‘copia-e-incolla’ dei comunicati dei vari Comitati No Tav. Premesso che è legittima la contrarietà alla TAV e sono legittime tutte le manifestazioni pacifiche poste in essere da chi si oppone a tale infrastruttura, non si può tacere di fronte a un’operazione di falsificazione dei fatti condotta in evidente mala fede.

Innanzitutto, non esiste alcuna ‘militarizzazione’ della Valle di Susa, perché con il sito strategico di interesse nazionale i militari nulla c’entrano, infatti il cantiere di Chiomonte continuerà ad essere presidiato dalle forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardia forestale), con immutate regole di ingaggio, con l’unica conseguenza che gli eventuali assalitori del cantiere verranno non solo denunciati ma immediatamente arrestati. Una normativa che non ha nulla di eccezionale, perché trova già applicazione in diverse fattispecie (caserme, discariche). Se uno tenta di fare irruzione in una caserma della polizia viene arrestato. Logico. Ma cosa c’entra con l’espressione nonviolenta del dissenso il tentativo di entrare in un luogo protetto dalle forze dell’ordine? L’istituzione del sito strategico dovrebbe essere apprezzata dal movimento No Tav, perché da un lato consentirà agli operai di continuare a lavorare senza subire minacce, insulti e aggressioni, e dall’altra permetterà ai No Tav autenticamente pacifici di proseguire nella manifestazione della loro opposizione. A rimetterci, dunque, saranno solo i fanatici e i violenti, coloro che per mesi hanno trasformato la Valle di Susa in un accampamento di para-guerriglieri esercitandosi al ‘tiro al poliziotto’.

La richiesta di un serio confronto politico tra no Tav e pro Tav, è condivisibile, ma occorre avere fermi alcuni punti se non si vuole trasformare il confronto in inutile contrapposizione ideologica:

  1. la nuova linea ferroviaria Torino-Lione non è un’imposizione, ma una decisione che è stata presa nel corso degli anni da Unione europea, Parlamento italiano, Regione Piemonte, Provincia di Torino, ecc. Si tratta, dunque, di una decisione democratica. Contestabile? Certo. Ma nessuna minoranza può impedire la realizzazione della volontà generale, altrimenti è la democrazia a venir meno. I cantoni svizzeri interessati dalla nuova galleria di base del Lötschberg erano contrari e hanno votato no in diversi referendum, ma alla fine hanno accettato che l’opera venisse realizzata perché quella era la volontà dello Stato;
  2. la Tav non è un’opera illegittima. Tutti i ricorsi fatti in tal senso dalla Comunità montana, dai Comuni e dai comitati hanno sempre avuto esito sfavorevole;
  3. la Tav non è un’opera che distruggerà la Valle. Intanto, perché verrà realizzata quasi integralmente in galleria profonda, quindi, una volta terminata la Valle di Susa non avrà subito alcuna modifica rispetto all’assetto attuale. L’impatto sarà assai inferiore a quello dell’autostrada. Lo smarino? Sarà trasportato con treni, non con camion, e con tutte le precauzioni necessarie. A Torino nessuno si è accorto della movimentazione dello smarino per la realizzazione della metropolitana. Nel cantiere del passante ferroviario torinese, in piena città, c’è un’enorme piramide di smarino a cielo aperto, ma mai un ambientalista ha fatto un sit-in di protesta. Al Frejus si sta costruendo un tunnel di sicurezza lungo 12 chilometri, esattamente quanto la parte italiana della galleria della Torino-Lione: nessuno si è preoccupato dello smarino. Tutti i sondaggi geognostici hanno dato esisto negativo circa la presenza dei tanto temuti amianto e uranio. Quindi, di chi cosa stiamo parlando? Di un grande cantiere che comporterà disagio alle popolazioni, ma un disagio che può e deve essere contenuto e governato nel pieno rispetto della salute dei cittadini;
  4. in Valle di Susa una parte minoritaria del movimento ha scelto la strada dell’illegalità e della contrapposizione violenta allo Stato. Lo dimostrano gli assalti al cantiere succedutisi dal 3 luglio in poi (con pietre, bombe carta, etc), i 319 feriti e contusi tra le forze dell’ordine, il carabiniere che ha avuto il fegato spappolato da una biglia di ferro, le minacce scritte sui muri o inviate con lettere intimidatorie, i blocchi stradali e soprattutto il linguaggio para-militare adoperato da alcuni siti internet e dagli esponenti dell’area antagonista. La parte maggioritaria del movimento, quella che si definisce democratica e nonviolenta, avrebbe dovuto isolare questi gruppi. Non è stata in grado di farlo? Non ha voluto farlo? Quello che è certo è che Sonia Alfano come Gianni Vattino avrebbero dovuto condannare senza esitazioni gli atti violenti, invece abbiamo assistito a dichiarazioni volte ora a negare i fatti ora a giustificarli.

Infine, non contestiamo che Sonia Alfano preferisca le ragioni dei cittadini alle ragioni del suo partito. L’Italia dei Valori è sempre stata ufficialmente a favore della Tav. Per chi potesse avere qualche dubbio al riguardo, ricordiamo solo la firma apposta qualche mese fa dall’allora Segretario regionale del Piemonte Andrea Buquicchio al documento di Confindustria e Traspadana sulla Torino-Lione. Ricordiamo anche che tutti i programmi elettorali del centro-sinistra piemontese prevedevano e prevedono la Tav e l’Italia dei Valori li ha sempre integralmente sottoscritti. Essendo la Torino-Lione un treno e non un dogma, è legittimo il dissenso. Ma quando si sceglie di fare gli avvocati difensori non delle ragioni dei No Tav ma delle posizioni dei gruppi più oltranzisti allora, forse, si dovrebbe essere coerenti fino in fondo e optare per forze politiche che adoperano quegli stessi linguaggi. Candidandosi, quindi, non a governare l’Italia in una coalizione progressista e riformatrice guidata dal PD, ma a fare un onesto lavoro di opposizione magari in compagnia di grillini e indignati vari.