Placido: “La sinistra sulla Resistenza preferisce il glamour”

Federica Cravero – Repubblica
C´è un patrimonio pubblico che è parte integrante della storia del Piemonte e che rischia di scomparire: è quello degli istituti storici della Resistenza e del museo diffuso della Resistenza. Martoriati dai tagli alla cultura, a stento sono riusciti a chiudere i bilanci di quest´anno e guardano al futuro con preoccupazione ancora maggiore. «E io per questi enti non ho visto raccolte firme, non ho visto mobilitazioni, petizioni, cene», è l´attacco frontale di Roberto Placido, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, intervenuto nei giorni scorsi al convegno internazionale «Un secondo Risorgimento? La Resistenza nella ridefinizione dell´identità nazionale».
Numeri alla mano, il problema non è più procrastinabile. Per quest´anno i sette istituti storici piemontesi hanno ricevuto complessivamente 200 mila euro di finanziamenti pubblici, ovvero la metà dei circa 400 mila euro che avevano ottenuto fino all´anno precedente. Denaro che serve per gestire 90 posti di lavoro e archivi con oltre duecentomila libri e centomila fotografie. E 400 mila euro equivalgono all´incirca al budget del «Treno della memoria», organizzato dall´associazione Terra del Fuoco, politicamente vicina a Sel, che da sette anni porta in visita al campo di concentramento di Auschwitz 1.400 giovani di tutta Italia. In tempi di tagli, la Regione Piemonte ha annunciato che la falce ai contributi toccherà anche il Treno della memoria, tanto che in questi giorni è partita una campagna di sensibilizzazione, con 10 mila firme raccolte in una settimana, sottoscrizioni e anche una cena di finanziamento da Eataly. «Non entro nel merito dell´iniziativa – spiega Placido che è anche Presidente del Comitato Regionale per l´affermazione dei valori della Resistenza – ma personalmente mi sto impegnando perché per gli istituti storici si trovino altri 100 mila euro e anche l´assessore alla Cultura, Michele Coppola, si è detto disponibile a lavorare per questo obiettivo. Inoltre ho proposto una mozione, che è stata firmata da 30 consiglieri di diversi schieramenti, a sostegno dei finanziamenti agli istituti della Resistenza. Ma noto purtroppo l´assenza di una parte della sinistra, che mi sembra preferisca la quantità alla qualità, il glamour e il populismo a questi che invece sono i soggetti depositari della nostra memoria».
Oltre ai finanziamenti pubblici, gli istituti vivono anche di contributi privati, erogati però in base a progetti specifici, come mostre o convegni. «Ma se non potremo più garantire l´apertura, non potremo nemmeno organizzare dei progetti – spiega Ersilia Alessandrone Perona, presidente del Museo diffuso e direttore dell´Istituto piemontese per la storia della Resistenza – Il Piemonte è tra le regioni che più hanno ferito gli istituti storici: ci interroghiamo della volontà politica che sta alla base di queste decisioni. Finora l´unica persona che ci ha aiutato in modo significativo è stata una partigiana, Marisa Ombra: ci ha scritto che avrebbe lasciato a noi la sua eredità nel testamento, ma che ne abbiamo bisogno adesso».