Archive for novembre 2011


Lobby piemontese in pressing su Monti

novembre 23rd, 2011 — 9:18am

Maurizio Tropeano – LaStampa

Nella nuova situazione politica ed istituzionale rappresentata dal governo Monti crediamo sia ancora più importante e urgente per i parlamentari piemontesi svolgere un ruolo di “lobby” in funzione degli interessi e delle criticità dei nostri territori». E’ questa la premessa che ha spinto tre parlamentari del Pd (Stefano Esposito, Giorgio Merlo e Anna Rossomando), uno dei Moderati (Giacomo Portas) e il vicecapogruppo del Pdl (Osvaldo Napoli) a lanciare un appello ai colleghi, al presidente del Piemonte, a quelli delle otto province, al sindaco di Torino per preparare prima di Natale un dossier Piemonte con un circoscritto elenco di priorità «sulle quali attivare l’interesse e l’intervento del nuovo esecutivo».

Il dossier, dunque, è da costruire con il contributo delle associazioni di rappresentanza delle autonomie locali (Uncem, Anci, Lega autonomie), associazioni di impresa, sindacati. I cinque parlamentari a titolo esemplificativo hanno definito alcune priorità: dalla Torino-Lione al Terzo Valico; dal completamento del Passante ferroviario al prolungamento della metropolitana fino a Rivoli; dai fondi per l’edilizia scolastica al progetto della città della Salute. Gli altri punti dovrebbero nascere da un confronto pubblico.

Perché questa azione trasversale? Per i cinque deputati la presenza nell’esecutivo Monti di tre ministri piemontesi (Profumo all’Istruzione, Fornero al Welfare e Balduzzi alla Salute) è un «ottima premessa» ma non è sufficiente per ottenere risultati positivi. Secondo i firmatari dell’appello «è indispensabile il lavoro di squadra che una lobby politica territoriale è in grado di svolgere nell’esclusivo interesse del Piemonte». E non è un caso che Esposito ricordi come «alcuni di noi già durante il governo Berlusconi hanno auspicato e si sono adoperati, affinché su alcune questioni strategiche si attivasse una forte, compatta e visibile azione di lobby territoriale».

Un progetto che adesso deve essere rilanciato «di fronte a un esecutivo formato da tecnici e sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare». L’appello è rivolto a tutti i parlamentari piemontesi sia quelli che sostengono l’attuale maggioranza sia alla Lega Nord che è invece all’opposizione. Spiega Napoli: «E’ giusto che al di là delle appartenenze politiche che ciascuno di noi faccia la propria parte per il rilancio del Piemonte anche sollecitando il nuovo governo ad avere una sensibilità particolare».

I primi incontri tra i parlamentari e le istituzioni ed associazioni locali dovrebbero essere organizzati nei primi giorni della prossima settimana per arrivare entro Natale – nel caso la proposta del «gruppo dei 5» dovesse incontrare un’ampia disponibilità – alla predisposizione del dossier Piemonte da presentare al Governo.

Intanto il presidente dell’Unione province del Piemonte, Massimo Nobili, ha scritto al primo ministro, Mario Monti, per dare «l’immediata disponibilità nell’avviare un confronto con governo e Regione per definire le modalità che ci guideranno nel riordino dell’assetto istituzionale dello Stato che passa attraverso una riorganizzazione delle Province».

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CRISI ECONOMICA:L’ASSESSORE PORCHIETTO HA TROVATO IL MODO DI FARSI PUBBLICITA’ ANCHE SUI FONDI EUROPEI

novembre 18th, 2011 — 4:45pm

“L’Assessore regionale Claudia Porchietto è riuscita a trovare il modo di farsi pubblicità anche sfruttando i fondi europei. Infatti, il suo volto sorridente campeggiava ieri a tutta pagina in un’inserzione pubblicitaria su un noto quotidiano, nonché sulle tovagliette di diversi bar e locali torinesi.

Mi chiedo se, di fronte alla crisi in cui si trovano tante agenzie di formazione, non fosse sufficiente ricorrere al tradizionale comunicato stampa al posto di una costosa campagna pubblicitaria pagata dalla collettività. Anziché spiegare ai lettori che cosa è la formazione professionale e cosa sono i fondi sociali europei, sarebbe stato molto più utile fornire informazioni concrete sui corsi che verranno attivati e su come potervi accedere.

Avendo appena votato la fiducia a un Governo che ha tra gli obiettivi quello di riportare un po’ di sobrietà nella pubblica amministrazione, le tovagliette pubblicitarie della Porchietto mi paiono davvero essere un esempio di cattivo gusto e soprattutto un evitabile spreco di denaro pubblico.

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Mario Monti: discorso programmatico

novembre 17th, 2011 — 4:56pm

Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è con grande emozione che mi rivolgo a voi come primo atto del percorso rivolto ad ottenere la fiducia del Parlamento al Governo ieri costituito. L’emozione è accresciuta dal fatto che prendo oggi la parola per la prima volta in quest’Aula, nella quale mi avete riservato qualche giorno fa un’accoglienza che mi ha commosso. Sono onorato di entrare a far parte del Senato della Repubblica.

Desidero rivolgere un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Napolitano; che con grande saggezza, perizia e senso dello Stato ha saputo risolvere una situazione difficile in tempi ristrettissimi, nell’interesse del Paese e di tutti i cittadini. Vorrei anche rinnovargli la mia gratitudine per la fiducia accordata alla mia persona, per il sostegno e la partecipazione che mi ha costantemente assicurato nei miei sforzi per comporre un Governo che potesse soddisfare le richieste delle forze politiche e, al contempo, dare risposte efficaci alle gravi sfide che il nostro Paese ha di fronte a sé.

Rivolgo il mio saluto ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a tutti i senatori.

Mi auguro di poter stabilire con ciascuno di voi anche un rapporto personale come vostro collega, sia pure l’ultimo arrivato. .

Il Parlamento è il cuore pulsante di ogni politica di Governo, lo snodo decisivo per il rilancio e il riscatto della vita democratica. Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate, attraverso l’azione quotidiana di ciascuno di noi, dignità, credibilità e autorevolezza. Da parte mia, da parte nostra, vi sarà sempre una chiara difesa del ruolo di entrambe le Camere quali protagoniste del pubblico dibattito.

Un ringraziamento specifico e molto sentito desidero, infine, esprimere al vostro, al nostro, Presidente. Il presidente Schifani  ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione – come potete immaginare, non semplicissima – svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare.

Rivolgo, infine, un pensiero rispettoso e cordiale al presidente, onorevole dottor Silvio Berlusconi , mio predecessore, del quale mi fa piacere riconoscere l’impegno nel facilitare in questi giorni la mia successione nell’incarico.

Il Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale. Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell’appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo. Ed io ho inteso, fin dal primo momento, il mio servizio allo Stato non certo con la supponenza di chi, considerato tecnico, venga per dimostrare un’asserita superiorità della tecnica rispetto alla politica; al contrario, spero che il mio Governo e io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire, in modo rispettoso e con umiltà, a riconciliare maggiormente – permettetemi di usare questa espressione – i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica.

Io vorrei, noi vorremmo, aiutarvi tutti a superare una fase di dibattito, che fa naturalmente parte della vita democratica, molto, molto, acceso, e consentirci di prendere insieme, senza alcuna confusione delle responsabilità, provvedimenti all’altezza della situazione difficile che il Paese attraversa, ma con la fiducia che la politica che voi rappresentate sia sempre più riconosciuta, e di nuovo riconosciuta, come il motore del progresso del Paese.

Le difficoltà del momento attuale. L’Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici, quali furono Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman e – sottolineo in modo particolare – Alcide De Gasperi e che per sessant’anni abbiamo perseguito, passo dopo passo, dal Trattato di Roma – non a caso di Roma – all’atto unico, ai Trattati di Maastricht e di Lisbona, è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione.

Un fallimento non sarebbe solo deleterio per noi europei. Farebbe venire meno la prospettiva di un mondo più equilibrato in cui l’Europa possa meglio trasmettere i suoi valori ed esercitare il ruolo che ad essa compete, in un mondo sempre più bisognoso di una governance multilaterale efficace.

Non illudiamoci, onorevoli senatori, che il progetto europeo possa sopravvivere se dovesse fallire l’Unione monetaria. La fine dell’euro disgregherebbe il mercato unico, le sue regole, le sue istituzioni. Ci riporterebbe là dove l’Europa era negli anni Cinquanta.

La gestione della crisi ha risentito di un difetto di governance e, in prospettiva, dovrà essere superata con azioni a livello europeo. Ma solo se riusciremo ad evitare che qualcuno, con maggiore o minore fondamento, ci consideri l’anello debole dell’Europa, potremo ricominciare a contribuire a pieno titolo all’elaborazione di queste riforme europee. Altrimenti ci ritroveremo soci di un progetto che non avremo contribuito ad elaborare, ideato da Paesi che, pur avendo a cuore il futuro dell’Europa, hanno a cuore anche i lori interessi nazionali, tra i quali non c’è necessariamente una Italia forte.

Il futuro dell’euro dipende anche da ciò che farà l’Italia nelle prossime settimane, anche e non solo, ma anche. Gli investitori internazionali detengono quasi metà del nostro debito pubblico. Dobbiamo convincerli che abbiamo imboccato la strada di una riduzione graduale ma durevole del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Quel rapporto è oggi al medesimo livello al quale era vent’anni fa ed è il terzo più elevato tra i Paesi dell’OCSE.

Per raggiungere questo obiettivo, intendiamo far leva su tre pilastri: rigore di bilancio, crescita ed equità.

Nel ventennio trascorso l’Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici, sebbene alzando l’imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente. Tuttavia, quegli sforzi sono stati frustrati dalla mancanza di crescita. L’assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti. Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio, sulla discesa del rapporto tra debito e PIL. Ma non saremo credibili, neppure nel perseguimento e nel mantenimento di questi obiettivi, se non ricominceremo a crescere.

Ciò che occorre fare per ricominciare a crescere è noto da tempo. Gli studi dei migliori centri di ricerca italiani avevano individuato le misure necessarie molto prima che esse venissero recepite nei documenti che in questi mesi abbiamo ricevuto dalle istituzioni europee. Non c’è nessuna originalità europea nell’aver individuato ciò che l’Italia deve fare per crescere di più. È un problema del sistema italiano riuscire a decidere e poi ad attuare quanto noi italiani sapevamo bene fosse necessario per la nostra crescita.

Non vediamo i vincoli europei come imposizioni. Anzitutto, permettetemi di dire, e me lo sentirete affermare spesso, che non c’è un loro e un noi. L’Europa siamo noi.

Quelli che poi ci vengono in un turbinio di messaggi, di lettere e di deliberazioni dalle istituzioni europee sono per lo più provvedimenti volti a rendere meno ingessata l’economia, facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita, migliorare l’efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, le due grandi risorse sprecate del nostro Paese.

L’obiezione che spesso si oppone a queste misure è che esse servono, certo, ma nel breve periodo fanno poco per la crescita. È un’obiezione dietro la quale spesso si maschera – riconosciamolo – chi queste misure non vuole, non tanto perché non hanno effetti sulla crescita nel breve periodo (che è vero che non hanno), ma perché si teme che queste misure ledano gli interessi di qualcuno. Ma, evidentemente, più tardi si comincia, più tardi arriveranno i benefìci delle riforme. Ma, soprattutto, le scelte degli investitori che acquistano i nostri titoli pubblici sono guidate sì da convenienze finanziarie immediate, ma – mettiamocelo in testa – sono guidate anche dalle loro aspettative su come sarà l’Italia fra dieci o vent’anni, quando scadranno i titoli che acquistano oggi.

Quindi, non c’è iato la tra le cose che dobbiamo o fare oggi o avviare oggi, anche se avranno effetti lontani, perché anche gli investitori, che ci premiano o ci puniscono, agiscono oggi, ma guardano anche agli effetti lontani.

Riforme che hanno effetti anche graduali sulla crescita, influendo sulle aspettative degli investitori, possono riflettersi in una riduzione immediata dei tassi di interesse, con conseguenze positive sulla crescita stessa. I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Maggiore sarà l’equità, più accettabili saranno quei provvedimenti e più ampia – mi auguro – sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere. Equità significa chiedersi quale sia l’effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne. Dobbiamo renderci conto che, se falliremo e se non troveremo la necessaria unità di intenti, la spontanea evoluzione della crisi finanziaria ci sottoporrà tutti, ma soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a condizioni ben più dure.

La crisi che stiamo vivendo è internazionale; questo è ovvio, ma conviene ripeterlo ogni volta, anche ad evitare demonizzazioni. È internazionale, lo sto dicendo a tutti. Ma l’Italia ne ha risentito in maniera particolare. Secondo la Commissione europea, al termine del prossimo anno il prodotto interno lordo dell’Italia sarebbe ancora quattro punti e mezzo al di sotto del livello raggiunto prima della crisi. Per la stessa data, l’area dell’euro nel suo complesso avrebbe invece recuperato la perdita di prodotto dovuta alla crisi. Francia e Germania raggiungerebbero il traguardo di riportarsi al livello precrisi nell’anno in corso. La relativa debolezza della nostra economia precede l’avvio della crisi.

Tra il 2001 e il 2007 il prodotto italiano è cresciuto di 6,7 punti percentuali, contro i 12 della media dell’area dell’euro, i 10,8 della Francia e gli 8,3 della Germania. I risultati sono deludenti al Nord come al Sud. E non vi propongo un paragone con la Cina o con altri Paesi emergenti, ma con i nostri colleghi ed amici stretti della zona euro. La crisi ha colpito più duramente i giovani. Ad esempio, nei 15 Paesi che componevano l’Unione europea fino al 2004, tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione nella classe di età 15-24 anni è aumentato di cinque punti percentuali, in Italia di 7,6 punti percentuali.

Il nostro Paese rimane caratterizzato da profonde disparità territoriali. Il lungo periodo di bassa crescita e la crisi le hanno accentuate. Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. I problemi nel Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse.

Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità.

Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali.

Occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali, nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità.

In quest’ottica, per rispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali che, devo dire, ho ascoltato con molta attenzione…

CASTELLI (LNP). Ragazzi, un po’ di entusiasmo, applaudite! (Commenti dai banchi del Gruppo PD).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’economia e delle finanze ad interim. Se dovete fare una scelta – mi permetto di rivolgermi a tutti – ascoltate, non applaudite!

Non ripeterò l’importanza del valore costituzionale delle autonomie speciali, perché altrimenti arrivano di nuovo applausi; l’ho già detto e lo avete ascoltato.

In quest’ottica – come stavo dicendo – perrispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali nel corso delle consultazioni, ho deciso di assumere direttamente in questa prima fase le competenze relative agli affari regionali. Spero in questo modo di manifestare una consapevolezza condivisa circa il fatto che il lavoro comune con le autonomie territoriali debba proseguire e rafforzarsi, nonostante le difficoltà dell’agenda economica. In tale prospettiva si dovrà operare senza indugio per un uso efficace dei fondi strutturali dell’Unione europea.

Sono consapevole che sarebbe un’ambizione eccessiva da parte mia e da parte nostra pretendere di risolvere in un arco di tempo limitato, qual è quello che ci separa dalla fine di questa legislatura, problemi che hanno origini profonde e che sono radicati in consuetudini e comportamenti consolidati. Ciò che si prefiggiamo di fare è impostare il lavoro, mettere a punto gli strumenti che permettano ai Governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo.

Per questo il programma che vi sottopongo oggi si compone di due parti, che hanno obiettivi ed orizzonti temporali diversi. Da un lato, vi è una serie di provvedimenti per affrontare l’emergenza, assicurare la sostenibilità della finanza pubblica, restituire fiducia nelle capacità del nostro Paese di reagire e sostenere una crescita duratura ed equilibrata. Dall’altro lato, si tratta di delineare con iniziative concrete un progetto per modernizzare le strutture economiche e sociali, in modo da ampliare le opportunità per le imprese, i giovani, le donne e tutti i cittadini, in un quadro di ritrovata coesione sociale e territoriale.

In considerazione dell’urgenza con la quale abbiamo dovuto operare per la formazione di questo Governo – ed in questo senso voglio ringraziare le diverse forze politiche che, nei miei confronti, figura estranea al vostro mondo, si sono gentilmente e con sollecitudine apprestate all’ascolto e all’offerta di contributi dei quali ho cercato di tenere conto – quello che intendo fare oggi è semplicemente presentarvi gli aspetti essenziali dell’azione che intendiamo svolgere. Se otterremo la fiducia del Parlamento, ciascun Ministro esporrà alle Commissioni parlamentari competenti le politiche attraverso le quali, nei singoli settori, queste azioni verranno avviate.

È in discussione in Parlamento una proposta di legge costituzionale per introdurre un vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche, in coerenza con gli impegni presi nell’ambito dell’Eurogruppo.

L’adozione di una regola di questo tipo può contribuire a mantenere nel tempo il pareggio di bilancio programmato per il 2013, evitando che i risultati conseguiti con intense azioni di risanamento vengano erosi negli anni successivi, come è accaduto in passato. Affinché il vincolo sia efficace, dovranno essere chiarite le responsabilità dei singoli livelli di Governo.

A questo proposito ed anche in considerazione della complessità della regola, ad esempio l’aggiustamento per il ciclo, sarà opportuno studiare l’esperienza di alcuni Paesi europei che hanno affidato ad autorità indipendenti la valutazione del rispetto sostanziale della regola, dato che in questa materia la credibilità nei confronti di noi stessi e del mondo è un requisito essenziale. Sarà anche necessario attuare rapidamente l’armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche. Opportunamente la proposta di legge in discussione in Parlamento già prevede l’assegnazione allo Stato della potestà legislativa esclusiva in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici. Nell’immediato daremo piena attuazione alle manovre varate nel corso dell’estate, completandole attraverso interventi in linea con la lettera di intenti inviata alle autorità europee.

Nel corso delle prossime settimane valuteremo la necessità di ulteriori correttivi. Una parte significativa della correzione dei saldi programmata durante l’estate è attesa dall’attuazione della riforma dei sistemi fiscale ed assistenziale. Dovremmo pervenire al più presto ad una definizione di tale riforma e ad una valutazione prudenziale dei suoi effetti. Dovranno inoltre essere identificati gli interventi, volti a colmare l’eventuale divario rispetto a quelli indicati nella manovra di bilancio.

Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato, finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Si dovranno rafforzare gli interventi effettuati con le ultime manovre di finanza pubblica, con l’obiettivo di allinearci rapidamente alle best practices europee.

Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio. Ritengo inoltre necessario ridurre le sovrapposizioni tra i livelli decisionali e favorire la gestione integrata dei servizi per gli Enti locali di minori dimensioni. Il riordino delle competenze delle Province può essere disposto con legge ordinaria. La prevista specifica modifica della Costituzione potrà completare il processo, consentendone la completa eliminazione, così come prevedono gli impegni presi con l’Europa.

Per garantire la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri, decisa con la legge di stabilità, andrà definito rapidamente il programma per la riorganizzazione della spesa, previsto dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda l’integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine, l’accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione dell’organizzazione giudiziaria.

Gli interventi saranno coordinati con la spending review in corso, che intendo rafforzare e rendere particolarmente incisiva con la precisa individuazione di tempi e responsabilità. Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi, che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi. Già adesso l’età di pensionamento, nel caso di vecchiaia, tenendo conto delle cosiddette finestre, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi.

Il nostro sistema pensionistico rimane però caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio.

Il rispetto delle regole e delle istituzioni e la lotta all’illegalità riceveranno attenzione prioritaria da questo Governo. Per riacquistare fiducia nel futuro dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni che caratterizzano uno Stato di diritto, quindi si procederà alla lotta all’evasione fiscale e all’illegalità, non solo per aumentare il gettito (il che non guasta), ma anche per abbattere le aliquote: questo può essere fatto con efficacia prestando particolare attenzione al monitoraggio della ricchezza accumulata (ho detto monitoraggio della ricchezza accumulata) e non solo ai redditi prodotti.

L’evasione fiscale continua a essere un fenomeno rilevante: il valore aggiunto sommerso è quantificato nelle statistiche ufficiali in quasi un quinto del prodotto. Interventi incisivi in questo campo possono ridurre il peso dell’aggiustamento sui contribuenti che rispettano le norme. Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l’uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica, accelerare la condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni, potenziare e rendere operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito e migliorare la qualità degli accertamenti.

Il decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 prevede per il 2014 l’entrata in vigore dell’imposta municipale che assorbirà l’attuale ICI, escludendo tuttavia la prima casa e l’IRPEF sui redditi fondiari da immobili non locati, comprese le relative addizionali. In questa cornice intendiamo riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare: tra i principali Paesi europei, l’Italia è caratterizzata da un’imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa. L’esenzione dall’ICI delle abitazioni principali costituisce, sempre nel confronto internazionale, una peculiarità – se non vogliamo chiamarla anomalia – del nostro ordinamento tributario.

Il primo elenco di cespiti immobiliari da avviare a dismissione sarà definito nei tempi previsti dalla legge di stabilità, cioè entro il 30 aprile 2012. La lettera d’intenti inviata alla Commissione europea prevede proventi di almeno 5 miliardi all’anno nel prossimo triennio. A tale scopo verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico. Tuttavia, è necessario volgere tutte le politiche pubbliche, a livello macroeconomico e microeconomico, a sostegno della crescita, sia pure nei limiti determinati dal vincolo di bilancio.

La pressione fiscale in Italia è elevata nel confronto storico e in quello internazionale (nel testo scritto che avrete a disposizione si danno ulteriori elementi). Nel tempo e via via che si manifesteranno gli effetti della spending review sarà possibile programmare una graduale riduzione della pressione fiscale; tuttavia anche prima, a parità di gettito, la composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita. Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull’attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico.

Dal lato della spesa, un impulso all’attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture. Gli incentivi fiscali stabiliti con legge di stabilità sono un primo passo, ma è anche necessario intervenire sulla regolamentazione del project financing, in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative. Occorre inoltre operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l’agenda digitale. Ho quasi concluso.

Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione.

Le riforme in questo campo dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività, tenendo conto dell’eterogeneità che contraddistingue in particolare l’economia italiana. In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere.

Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, come ci viene chiesto dalle autorità europee e come già le parti sociali hanno iniziato a fare, che va accompagnato da una disciplina coerente del sostegno alle persone senza impiego volta a facilitare la mobilità e il reinserimento nel mercato del lavoro, superando l’attuale segmentazione. Più mobilità tra impresa e settori è condizione essenziale per assecondare la trasformazione dell’economia italiana e sospingerne la crescita.

È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi. Tenendo conto dei vincoli di bilancio occorre avviare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta a garantire a ogni lavoratore che non sarà privo di copertura rispetto ai rischi di perdita temporanea del posto di lavoro. Abbiamo da affrontare una crisi, abbiamo da affrontare delle trasformazioni strutturali, ma è nostro dovere cercare di evitare le angosce che accompagnano questi processi.

È necessario, infine, mantenere una pressione costante nell’azione di contrasto e di prevenzione del lavoro sommerso. Uno dei fattori che distinguono l’Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizioni di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.

È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l’opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.

C’è poi un problema legato all’invecchiamento della popolazione che si traduce in oneri crescenti per le famiglie; andrà quindi prestata attenzioni ai servizi di cura agli anziani, oggi una preoccupazione sempre più urgente nelle famiglie in un momento in cui affrontano difficoltà crescenti.

Infine un’attenzione particolare andrà assicurata alle prospettive per i giovani; dico “infine” nel senso di finalità di tutta la nostra azione. Questa sarà una delle priorità di azione di questo Governo, nella convinzione che ciò che restringe le opportunità per i giovani si traduce poi in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per l’intero Paese. Dobbiamo porci l’obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che oggi impediscono ai giovani di strutturare le proprie potenzialità in base al merito individuale indipendentemente dalla situazione sociale di partenza. Per questo ritengo importante inserire nell’azione di Governo misure che valorizzino le capacità individuali e eliminino ogni forma di cooptazione. L’Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti; deve essere lei orgogliosa dei suoi talenti e non trasformarsi in un’entità di cui i suoi talenti non sempre sono orgogliosi. Per questo la mobilità è la nostra migliore alleata, mobilità sociale ma anche geografica, non solo all’interno del nostro Paese ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale.

L’ultimo punto che desidero brevemente presentarvi – ed è una caratteristica spero distintiva del nostro Esecutivo, se consentirete al nostro, o vostro, Governo di nascere, è quella delle politiche micro-economiche per la crescita.

Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori. La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all’accrescimento dei livelli d’istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall’INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti. Nell’università, varati i decreti attuativi della legge di riforma approvata lo scorso anno, è ora necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d’incentivazione basati sulla valutazione, previsti dalla riforma. Gli investimenti in infrastrutture, di cui tante volte e giustamente abbiamo parlato e si è parlato negli corso degli anni, sono fattori rilevanti per accrescere la produttività totale dell’economia.

A questo scopo, abbiamo per la prima volta valorizzato in modo organico nella struttura del Governo la politica, anzi, le politiche di sviluppo dell’economia reale, con l’attribuzione ad un unico Ministro delle competenze sullo sviluppo economico e sulle infrastrutture ed i trasporti. Questo vuole indicare quasi visivamente e in termini di organigramma del Governo che pari attenzione e centralità vanno attribuite a ciò che mantiene il Paese stabile, la disciplina finanziaria, e a ciò che ad esso consente di crescere e, quindi, di restare stabile a lungo termine, cioè appunto la crescita.

Occorre anche rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative. In tal senso, è necessario un disegno organico, volto a ridurre gli oneri ed il rischio associato alle procedure amministrative, nonché a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime.

Intendiamo anche rafforzare gli strumenti d’intervento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato in caso di disposizioni legislative o amministrative, statali o locali, che abbiano effetti distorsivi della concorrenza, accrescere la qualità dei servizi pubblici, nel quadro di un’azione volta a ridurre il deficit di concorrenza a livello locale, ridurre i tempi della giustizia civile, in modo tale da colmare il divario con gli altri Paesi, anche attraverso la riduzione delle sedi giudiziarie, e rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese, anche attraverso la delega fiscale.

Un innalzamento significativo del tasso di crescita è condizione essenziale non solo del riequilibrio finanziario, ma anche del progresso civile e sociale. In tal senso, una strategia di rilancio della crescita non può prescindere da un’azione determinata ed efficace di contrasto alla criminalità organizzata e a tutte le mafie, che vada a colpire gli interessi economici delle organizzazioni e le loro infiltrazioni nell’economia legale.

Il risanamento della finanza pubblica ed il rilancio della crescita contribuiranno a rafforzare la posizione dell’Italia in Europa e, più in generale, la nostra politica estera: vocazione europeistica, solidarietà atlantica, rapporti con i nostri partners strategici, apertura dei mercati, sicurezza nazionale ed internazionale rimarranno i cardini di tale politica. Voglio qui ricordare i nostri militari impegnati in missioni all’estero, le Forze Armate ed i rappresentanti delle forze dell’ordine, che sono in prima linea nella difesa dei nostri valori e della democrazia.

L’Italia ha bisogno di una politica estera coerente con i nostri impegni e di una ripresa d’iniziativa nelle aree dove vi siano significativi interessi nazionali.

Dimenticavo di dirvi, a proposito di militari impegnati in missioni all’estero, che se non vedete ancora in questi banchi il nostro collega Ministro della difesa, è perché l’altra sera l’ho svegliato alle tre di notte in Afghanistan, pensando che fosse a Bruxelles dove si trova la sua sede ordinaria di lavoro. Ho notato prima una certa esitazione e poi grande entusiasmo nell’accettazione della proposta. Ecco un esempio di militare impegnato all’estero che sta facendo i salti mortali per arrivare a giurare nelle mani del Capo dello Stato nelle prossime ore. Scusate quindi la sua assenza.

La gravità della situazione attuale richiede una risposta pronta e decisa nella creazione di condizioni favorevoli alla crescita nel perseguimento del pareggio di bilancio, con interventi strutturali e con un’equa distribuzione dei sacrifici.

Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni. Vi ringrazio.

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INACCETTABILE CHE ASKATASUNA POSSA CONTINUARE AD ORGANIZZARE ASSALTI AGLI AGENTI

novembre 17th, 2011 — 4:33pm

Tutte le manifestazioni sono le benvenute, anche quelle le cui parole d’ordine non sono condivisibili (è il caso della protesta degli studenti di oggi diretta contro il Governo Monti che deve ancora ricevere la fiducia dalle Camere, per cui appare una contrarietà solo di tipo ideologico) Quello che non è accettabile è l’assalto alle forze dell’ordine organizzato dai soliti gruppi di antagostisti, tra i quali non potevano certo mancare gli esponenti di Askatasuna. In Valle di Susa come a Roma e a Torino, Askatasuna è sempre presente negli scontri con le forze dell’ordine. Oggi è stato a tutti evidente che da un lato si è svolto il corte pacifico formato dalla stragrande maggioranza degli studenti, mentre dall’altro i soliti professionisti della violenza si sono nuovamente esercitati nel ‘tiro al poliziotto’.

Credo sia giunto il momento per dire che non si può tollerare che un centro sociale che organizza sistematicamente azioni illegittime e violente continui ad agire nella più totale impunità.

Agli agenti rimasti feriti quest’oggi nel compimento del loro dovere va la mia piena solidarietà.

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lettera all’europarlamentare IDV Sonia Alfano

novembre 15th, 2011 — 6:35pm

Stupro della volontà popolare? Criminalizzazione del dissenso? Regali alle mafie? Da un parlamentare europeo ci si aspetta una riflessione un po’ più approfondita sul tema dell’alta velocità, invece Sonia Alfano preferisce ricorrere al ‘copia-e-incolla’ dei comunicati dei vari Comitati No Tav. Premesso che è legittima la contrarietà alla TAV e sono legittime tutte le manifestazioni pacifiche poste in essere da chi si oppone a tale infrastruttura, non si può tacere di fronte a un’operazione di falsificazione dei fatti condotta in evidente mala fede.

Innanzitutto, non esiste alcuna ‘militarizzazione’ della Valle di Susa, perché con il sito strategico di interesse nazionale i militari nulla c’entrano, infatti il cantiere di Chiomonte continuerà ad essere presidiato dalle forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardia forestale), con immutate regole di ingaggio, con l’unica conseguenza che gli eventuali assalitori del cantiere verranno non solo denunciati ma immediatamente arrestati. Una normativa che non ha nulla di eccezionale, perché trova già applicazione in diverse fattispecie (caserme, discariche). Se uno tenta di fare irruzione in una caserma della polizia viene arrestato. Logico. Ma cosa c’entra con l’espressione nonviolenta del dissenso il tentativo di entrare in un luogo protetto dalle forze dell’ordine? L’istituzione del sito strategico dovrebbe essere apprezzata dal movimento No Tav, perché da un lato consentirà agli operai di continuare a lavorare senza subire minacce, insulti e aggressioni, e dall’altra permetterà ai No Tav autenticamente pacifici di proseguire nella manifestazione della loro opposizione. A rimetterci, dunque, saranno solo i fanatici e i violenti, coloro che per mesi hanno trasformato la Valle di Susa in un accampamento di para-guerriglieri esercitandosi al ‘tiro al poliziotto’.

La richiesta di un serio confronto politico tra no Tav e pro Tav, è condivisibile, ma occorre avere fermi alcuni punti se non si vuole trasformare il confronto in inutile contrapposizione ideologica:

  1. la nuova linea ferroviaria Torino-Lione non è un’imposizione, ma una decisione che è stata presa nel corso degli anni da Unione europea, Parlamento italiano, Regione Piemonte, Provincia di Torino, ecc. Si tratta, dunque, di una decisione democratica. Contestabile? Certo. Ma nessuna minoranza può impedire la realizzazione della volontà generale, altrimenti è la democrazia a venir meno. I cantoni svizzeri interessati dalla nuova galleria di base del Lötschberg erano contrari e hanno votato no in diversi referendum, ma alla fine hanno accettato che l’opera venisse realizzata perché quella era la volontà dello Stato;
  2. la Tav non è un’opera illegittima. Tutti i ricorsi fatti in tal senso dalla Comunità montana, dai Comuni e dai comitati hanno sempre avuto esito sfavorevole;
  3. la Tav non è un’opera che distruggerà la Valle. Intanto, perché verrà realizzata quasi integralmente in galleria profonda, quindi, una volta terminata la Valle di Susa non avrà subito alcuna modifica rispetto all’assetto attuale. L’impatto sarà assai inferiore a quello dell’autostrada. Lo smarino? Sarà trasportato con treni, non con camion, e con tutte le precauzioni necessarie. A Torino nessuno si è accorto della movimentazione dello smarino per la realizzazione della metropolitana. Nel cantiere del passante ferroviario torinese, in piena città, c’è un’enorme piramide di smarino a cielo aperto, ma mai un ambientalista ha fatto un sit-in di protesta. Al Frejus si sta costruendo un tunnel di sicurezza lungo 12 chilometri, esattamente quanto la parte italiana della galleria della Torino-Lione: nessuno si è preoccupato dello smarino. Tutti i sondaggi geognostici hanno dato esisto negativo circa la presenza dei tanto temuti amianto e uranio. Quindi, di chi cosa stiamo parlando? Di un grande cantiere che comporterà disagio alle popolazioni, ma un disagio che può e deve essere contenuto e governato nel pieno rispetto della salute dei cittadini;
  4. in Valle di Susa una parte minoritaria del movimento ha scelto la strada dell’illegalità e della contrapposizione violenta allo Stato. Lo dimostrano gli assalti al cantiere succedutisi dal 3 luglio in poi (con pietre, bombe carta, etc), i 319 feriti e contusi tra le forze dell’ordine, il carabiniere che ha avuto il fegato spappolato da una biglia di ferro, le minacce scritte sui muri o inviate con lettere intimidatorie, i blocchi stradali e soprattutto il linguaggio para-militare adoperato da alcuni siti internet e dagli esponenti dell’area antagonista. La parte maggioritaria del movimento, quella che si definisce democratica e nonviolenta, avrebbe dovuto isolare questi gruppi. Non è stata in grado di farlo? Non ha voluto farlo? Quello che è certo è che Sonia Alfano come Gianni Vattino avrebbero dovuto condannare senza esitazioni gli atti violenti, invece abbiamo assistito a dichiarazioni volte ora a negare i fatti ora a giustificarli.

Infine, non contestiamo che Sonia Alfano preferisca le ragioni dei cittadini alle ragioni del suo partito. L’Italia dei Valori è sempre stata ufficialmente a favore della Tav. Per chi potesse avere qualche dubbio al riguardo, ricordiamo solo la firma apposta qualche mese fa dall’allora Segretario regionale del Piemonte Andrea Buquicchio al documento di Confindustria e Traspadana sulla Torino-Lione. Ricordiamo anche che tutti i programmi elettorali del centro-sinistra piemontese prevedevano e prevedono la Tav e l’Italia dei Valori li ha sempre integralmente sottoscritti. Essendo la Torino-Lione un treno e non un dogma, è legittimo il dissenso. Ma quando si sceglie di fare gli avvocati difensori non delle ragioni dei No Tav ma delle posizioni dei gruppi più oltranzisti allora, forse, si dovrebbe essere coerenti fino in fondo e optare per forze politiche che adoperano quegli stessi linguaggi. Candidandosi, quindi, non a governare l’Italia in una coalizione progressista e riformatrice guidata dal PD, ma a fare un onesto lavoro di opposizione magari in compagnia di grillini e indignati vari.

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Allarme all’Infantile “Mancano i medici riduciamo i servizi”

novembre 15th, 2011 — 9:22am

Marco Accossato – LaStampa

La riduzione dei medici in Otorinolaringoiatria all’ospedale infantile Regina Margherita rischia di mandare in crisi il reparto costringendo a ridurre i servizi. Sono gli stessi medici – primario in testa – a lanciare un Sos, in una lettera inviata alcuni giorni fa alla direzione dell’ospedale. Dei tre specialisti assunti a tempo indeterminato, uno ha chiesto e ottenuto il trasferimento in un altro ospedale. In scadenza anche il contratto a termine di un quarto dottore: 4200 euro lordi per tre mesi. Così, con il blocco del turnover imposto dalla Regione e malgrado la collaborazione attivata con gli otorini delle vicine Molinette in seguito all’accorpamento delle direzioni, «la situazione non permette di gestire con sicurezza ed efficienza l’attività di ricovero pediatrico, di sala operatoria e di reperibilità», segnalano dal reparto. Il primario, Paolo Tavormina, ha garantito alla direzione la «massima disponibilità a continuare a gestire tutta l’attività svolta finora», ma il rapporto fra numero di medici, ricoverati e mole di lavoro costringe inevitabilmente a cancellare parte di quanto finora portato avanti, cominciando dal servizio di reperibilità per le urgenze in caso di «corpi estranei delle vie aeree inferiori e superiori». Tradotto: non sarà più garantita l’emergenza per estrarre dalla gola oggetti che i bimbi mettono in bocca e inghittono per sbaglio rischiando il soffocamento.

Stefano Esposito, deputato Pd, ha scritto all’assessore alla Sanità, Paolo Monferino: «Sono consapevole della situazione in cui versa la Sanità piemontese, ma è inaccettabile non riuscire a trovare un’adeguata soluzione a una vicenda che si trascina da mesi, col pericolo di arrivare a una sostanziale chiusura di un servizio così importante». Roberto Placido, consigliere regionale, ha immediatamente presentato un’interrogazione per sapere quali siano le intenzioni di Monferino, «affinché ogni mansione in questo reparto possa essere svolta in modo ottimale sotto il profilo quantitativo e qualitativo».

Il dottor Maurizio Dall’Acqua, direttore sanitario della super-azienda Molinette-CtoSant’Anna-Regina Margherita, risponde che «si è pienamente a conoscenza del problema e non si intende ridurre l’attività di un centro che grazie al coordinamento con le Molinette ha ridotto i tempi di attesa da due mesi a una settimana». Dall’Acqua conferma il blocco delle assunzioni imposto dalla Regione, «ma – precisa – sopperiremo a questa carenza confermando e aumentando il monteore di chi viene assunto a contratto». Soluzione di emergenza nell’emergenza, finché ci sarà il via libera a nuove assunzioni.

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PRIMARIE ALESSANDRIA: “HA VINTO RITA ROSSA, NONOSTANTE CIVATI”.

novembre 14th, 2011 — 11:09am

“Siamo molto soddisfatti per il netto ed inequivocabile successo ottenuto da Rita Rossa alle primarie per il candidato Sindaco di Alessandria. Siamo curiosi di sapere se gli amici piemontesi di Pippo ‘rottamatore’ Civati gli hanno riferito il risultato elettorale e quale possa essere il suo giudizio sulla performance di Mauro Buzzi”: così dichiarano i Parlamentari democratici On. Stefano ESPOSITO ed On. Giorgio MERLO.

“Non siamo intervenuti prima del voto per non alimentare inutili polemiche, ma che un dirigente nazionale del PD come Civati, noto per essere un alfiere del rinnovamento in politica, decida di andare in un territorio che non è il suo a sostenere un candidato di Sel contro il candidato ufficiale del PD, rappresenta un fatto di inaudita gravità politica. Nonché un atteggiamento assai scorretto nei confronti dei dirigenti piemontesi del PD, che dovrebbe essere del tutto estraneo all’etica di un esponente del nostro partito. In attesa di conoscere quale aspetto di natura programmatica o politica della candidatura di Rita Rossa abbia determinato la scelta di Civati, lo invitiamo, per il futuro, a intraprendere iniziative volte ad ottenere visibilità a casa sua o, comunque, lontano dal Piemonte, dove i candidati del PD non hanno bisogno del suo appoggio per vincere le primarie né per sconfiggere il centrodestra alle prossime amministrative. Auspichiamo che la vicenda alessandrina sia di monito, affinché nelle prossime primarie dirigenti nazionali o locali si astengano dal sostenere candidati esterni al PD, magari solo per regolare qualche conto personale”.

Aggiunge l’On. Stefano ESPOSITO: “Essendo Civati ed io membri della Direzione nazionale del PD, qualora dovesse nuovamente verificarsi un caso analogo a quello di Alessandria sarà mia cura sollevare il tema in quella sede”.

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SEL E ALCUNI ESPONENTI IDV GIOCANO A FARE I NO TAV E METTONO A RISCHIO LE FUTURE ALLEANZE

novembre 13th, 2011 — 12:41pm

La vittoria al congresso di Sel della mozione No Tav targata Michele Curto e la lettera dell’europarlamentare Idv Sonia Alfano (le cui posizioni non sono quelle ufficiali del suo partito, ma che, insieme a Vattimo, continua a operare nel silenzio dei vertici dell’Idv) dimostrano che anche in Piemonte la ‘foto di Vasto’ è decisamente mossa.
Mentre si sta costruendo un governo di transizione che ci porterà prima o poi alle elezioni, il tema delle alleanze si ripropone a livello nazionale come a livello locale. E’ oramai evidente che vi sono questioni programmatiche sulle quali non si riesce a trovare una reale convergenza. La Torino-Lione è una di queste.
Così, mentre in Valle di Susa si annunciano nuove polentate, concerti folk, sabba anti-Tav e altre iniziative folkloristiche (tutte legittime e rispettabili), l’ala anarco-insurrezionalista continua a lanciare i suoi proclami para-militari. Lo conferma il messaggio (qui allegato) che Luca Abbà, noto pregiudicato, ha inviato attraverso la piazza virtuale ‘Alpiribelli’ invitando a organizzare blocchi stradali e tagli alle reti. Mentre tutto questo accade, forze politiche che siedono nella maggioranza in Comune come in Provincia non trovano niente di meglio da fare che sventolare i vessili No Tav per vincere congressi o ottenere un po’ di visibilità mediatica. Evidentemente quel ‘senso di responsabilità’ invocata da tutti come necessario per salvare il Paese non appartiene a partiti che inseguono solo il tornaconto elettorale.
Con l’approvazione del Maxiemendamento il cantiere di Chiomonte è diventato sito strategico di interesse nazionale. Questo rappresenta un passaggio di fondamentale importanza ai fini della realizzazione dell’opera. Auspico che le autorità preposte, in particolare il Prefetto, agiscano quanto prima, procedendo agli espropri necessari all’allargamento del cantiere in modo tale che i tempi previsti per l’arrivo della trivella vengano rispettati.

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Ciao a tutti/e,
vi anticipo che sicuramente nei giorni attorno all’8 dicembre saranno indette giornate di lotta in Valsusa eventualmente a livello nazionale. Si sta ancora discutendo il programma, ma si parla di blocchi stradali, giornata alle reti ecc…

Sarebbe un’altra buona occasione per dispiegare tutto il potenziale logistico organizzativo e di lotta delle Alpi Libere. Inoltre un momento buono per far circolare idee/proposte su temi che ci stanno a cuore. Quindi tenetene conto rispetto ai vostri programmi del prossimo futuro e iniziate a valutare che disponibilità ognuno può dare in queste occasioni. Io mi offro per accogliere e coordinare le disponibilità (organizzative, semplice presenza, partecipazione alle assemblee, aiuti logistici ecc…) Fate poi sapere.
Luca

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Crisi alla Defendini Oggi il comitato di sorveglianza

novembre 11th, 2011 — 2:05pm

Alessandro Mondo – LaStampa

«Defendini», ultimo appello. Stamane si insedierà il comitato di sorveglianza con il compito di ripianare il dissesto dell’azienda, 7,5 milioni il «buco» accertato dalla Procura, e cercare di ricostruirle un futuro. Lo compongono Giovanni Castelluccio, il presidente, affiancato da Lorenza Morello e Daniela Paradisi in qualità di esperti. Ne fanno parte anche Gtt e Most srl, entrambi creditori di «Defendini». Giancarlo Innocenzi, invece, è il commissario straordinario.

Come spiega la Morello, unica piemontese nel Comitato, la partita è complessa: i 12 milioni di utile del bilancio 2010 quest’anno scenderanno a 6, al netto dei debiti. In una parola, è arrivata l’ora delle scelte: puntare su una liquidazione rateale del debito o rinviare il saldo al 2012, mettendo in conto l’aumento degli interessi. La partita per garantire un futuro all’azienda, e ai suoi 140 lavoratori, non è meno impegnativa. Una delle strategie, aggiunge la Morello, prevede di puntare sulle risorse umane, vero patrimonio di un marchio attivo dal 1926: magari lavorando per trasformare «Defendini» nell’«alter ego» di Poste Italiane sul mercato torinese.

Si vedrà. Al momento resta il «buco» ma anche i crediti, come ricorda Stefano Esposito: «Mercoledì Gtt ha pagato 210 mila euro. Palazzo civico, invece, era in debito con Defendini di 2 milioni prima dell’arrivo del commissario straordinario. Soldi congelati con la motivazione che potrebbero servire per pagare i creditori. Non è finita. Dal 9 marzo il Comune ha maturato un debito con l’azienda di altri 900 mila euro: 400 mila sono stati versati lunedì».

Un problema nel problema, spiega il deputato del Pd: «Non si tratta solo di pagare gli stipendi. Non avendo liquidità, Defendini non può garantire le fideiussioni e quindi partecipare alle gare». Emblematico il caso di quella bandita dal Comune qualche tempo fa: «L’azienda è stata esclusa. Per fortuna Poste Italiane ha presentato ricorso contro il bando, determinandone l’annullamento e riaprendo la partito». Conclusione: «Comprendo le difficoltà degli enti locali, ma in tempo di crisi tutti devono fare la loro parte».

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“Il governo Monti? E’ nelle mani di Berlusconi”, dicono al Pd

novembre 10th, 2011 — 6:23pm

Claudio Cerasa – IlFoglio

C’è un dubbio grande così che riguarda il futuro del possibile governo guidato dal neo senatore a vita Mario Monti. Il dubbio riguarda il Pd e le condizioni richieste dal segretario del maggior partito d’opposizione per dare il proprio appoggio a un governo tecnico. Ecco: ma quali sono queste famose condizioni? Cosa chiede il Pd per far sì che questo governo tecnico non assomigli a un ribaltone? Lo abbiamo chiesto a uno dei quarantenni (bersaniani) più ruspanti del partito, Stefano Esposito, parlamentare del Pd, e la sua risposta è chiarissima: “Se Berlusconi non appoggia questo governo noi non ci siamo”. Dice Esposito al Foglio: “L’unica ragione per cui oggi noi non escludiamo un governo di transizione e non ci opponiamo in modo pregiudiziale al governo Monti è che pensiamo che questa soluzione possa costituire nell’immediato un’occasione importante per ridare fiato all’Italia e per dare l’opportunità al nostro partito di giocare un ruolo importante nella ricostruzione del paese”.

Fatta la premessa Esposito entra nel merito. “Ma ci sono due cose che oggi devono essere chiare. La prima è che se davvero nascerà un governo tecnico il Pd non potrà certo essere rappresentato dagli stessi volti che rappresentano il centrosinistra da vent’anni. La seconda è forse ancora più importante. Perché quando noi diciamo con convinzione “no” a ogni ribaltone intendiamo dire che il nuovo governo per essere pienamente legittimato deve avere anche il benestare del Pdl, e non solo di qualche transfuga, e non solo di qualche Scilipoti. E in questo senso una cosa è certa: sarà impossibile appoggiare questo nuovo governo se questo nuovo governo non riceverà il benestare esplicito del capo del Pdl, e dunque di Berlusconi. Perché ai giochini, scusate, ma noi non ci stiamo

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