LE AZIENDE NON HANNO COLORI. DOBBIAMO ESSERE ORGOGLIOSI DEL FATTO CHE IL TUNNEL DI CHIOMONTE VERRA’ REALIZZATO DA CMC E DALLA PIEMONTESE COGEIS

L’Italia è un Paese strano, dove l’orgoglio per i successi nazionali pare essere merce alquanto rara. Lo dimostra il fatto che a fronte della sigla del nuovo trattato tra Italia e Francia sulla Torino-Lione, un avvenimento di grande rilevanza politica ed economica, qualcuno ha voluto sottolineare il fatto che a realizzare il tunnel geognostico di Chiomonte sarà una “coop rossa”.
Sarebbe opportuno smettere di abbinare ‘colori’ alle aziende, ma valutarle per le loro competenze e per i risultati ottenuti nel corso degli anni. La Cmc di Ravenna è una delle più grandi imprese italiane, con un fatturato che si aggira intorno a un 1 miliardo di euro, e una delle poche aziende europee in grado di realizzare un lavoro di tale complessità e portata. I commentatori, poi, paiono essersi dimenticati del fatto che l’appalto in questione è stato vinto da Cmc in associazione con un’impresa piemontese, la Cogeis, specializzata in opere infrastrutturali.
Ci sarebbero molte buone ragioni, quindi, per essere orgogliosi: perché è stato siglato un accordo dal valore di 2.7 miliardi per la parte italiana; perché entro un anno 150 persone avranno un lavoro e negli anni a venire verranno create alcune centinaia di nuovi posti di lavoro; perché un’azienda italiana realizzerà un’infrastruttura internazionale insieme a una ditta piemontese.
Per quanto mi riguarda non mi vergogno di essere orgoglioso per il lavoro svolto in questi anni a favore della realizzazione di questa grande opera, e a coloro che, anche all’interno del PD (fortunatamente rare eccezioni), coltivano l’attitudine di dare ‘colori’ alle iniziative politiche ed istituzionali, suggerisco di occuparsi di quelle che saranno le reali ricadute positive della Torino-Lione e non dei fantomatici ‘partiti degli affari’. Se, invece, qualcuno ha dei fondati dubbi sulle modalità di assegnazione dell’appalto, allora l’unico suggerimento possibile è quello di recarsi in Procura.