La battaglia delle bionde “Yesmoke non chiuderà”

Nadia Bergamini – LaStampa
Davide contro Golia. Continua la battaglia della Yesmoke Tobacco di Settimo, l’unica fabbrica italiana produttrice di sigarette, contro le multinazionali infastidite dalla sua presenza e contro la condanna di chiusura che l’Aams, l’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, vorrebbe imporre all’azienda. Per evitare i sigilli i lavoratori da qualche settimana fanno autogestione. Anche ieri, nonostante la giornata di festa, erano nella fabbrica di via San Giusto, insieme con i titolari dell’attività, i fratelli Carlo e Gianpaolo Messina. Nel tardo pomeriggio ai lavoratori ha fatto visita il parlamentare torinese del Pd, Stefano Esposito, che da tempo si occupa della paradossale situazione dell’azienda settimese.
La fabbrica dal 2007 produce sigarette made in Italy (molto apprezzate all’estero, soprattutto nei Paesi emergenti), dà lavoro ad una sessantina di persone (a gennaio è prevista l’assunzione di altri 24 dipendenti) e ha grandi prospettive di crescita e occupazione. Tutto positivo in un momento di crisi economica, se non fosse per il fatto che a mettere il bastone fra le ruote alla Yesmoke è proprio l’Aams, che pretende una fideiussione di 2 milioni e 400 mila euro a garanzia del magazzino, pena il sigillo dello stabilimento che continua a produrre ininterrottamente anche se l’azienda non può far uscire da via San Giusto neppure un pacchetto di sigarette.
A questo proposito, Esposito si è impegnato già oggi ad avere un confronto con il viceministro dell’Economia, Grilli. «Il problema è che il Monopolio è in mano alla Bat (British American Tobacco) – spiega il parlamentare Pd –, che dopo aver fatto chiudere tutte le manifatture tabacchi in Italia, distruggendo un intero settore, non vuole la Yesmoke tra i piedi. La normativa sui depositi fiscali è ampiamente interpretata e va chiesta alle aziende che non hanno solidità economica. Non è questo il caso. Ecco perché serve un’azione politica mirata che consenta alla Yesmoke di poter non solo sopravvivere, ma lavorare e crescere. Il mio impegno sarà per l’ottenimento della deroga al deposito cauzionale». Esposito poi ricorda come le multinazionali del tabacco, Philip Morris, Japan Tobacco e Bat, in realtà in Italia non producono un solo posto di lavoro, non pagano le tasse, ma hanno fatturati da oltre un miliardo di euro. «Questi hanno la strada spianata – prosegue – e invece si fa di tutto per far chiudere chi produce in Italia e soprattutto crea occupazione in un momento di deindustrializzazione. È un’assurdità».
I fratelli Messina, vinta solo formalmente la causa per il prezzo minimo, si sono messi l’animo in pace, continuando a mantenere solo una fetta minima di mercato nazionale. «Il grosso lo esportiamo – dicono i titolari –: se ce lo lasciano fare, naturalmente. In questo momento il magazzino straripa di sigarette, ma se mai arrivasse il nulla osta dall’Aams, sono tutti ordini. Non ci sarebbe l’esubero di neppure un pacchetto. Speriamo che l’onorevole Esposito possa convincere il viceministro Grilli e che finalmente dopo anni di battaglie possiamo fare finalmente il nostro lavoro senza più intralci e problemi».