Yesmoke, Natale in fabbrica

MARCO TRABUCCO – Repubblica

SONO in autogestione, hanno lavorato a Natale a lavoreranno anche a Capodanno per impedire che l´Aams (l´amministrazione autonoma dei monopoli di Stato) metta i sigilli alla loro fabbrica. Intanto però fuori dalla stabilimento, a Settimo Torinese, staziona giorno e notte un´auto della Guardia di Finanza per impedire che dai magazzini esca qualche prodotto.

Stiamo parlando della Yesmoke, l´unica fabbrica «indipendente» di sigarette d´Italia, se non d´Europa. L´unica che non fa parte del circuito delle tre grandi multinazionali, la Philip Morris, la Bat (British American Tobacco) e la Japan Tabac che domina il mercato mondiale. Una storia molto italiana quella che vi stiamo raccontando: la storia di una azienda che dà lavoro a una sessantina di persone, che ne ha già assunte altre 20 (ma non sa se potrà dar seguito alla cosa visto il blocco in corso) e a cui lo Stato invece di dare una mano crea ogni tipo di ostacolo possibile. Per questo il sindaco di Settimo Torinese Aldo Corgiat e il parlamentare del Pd Stefano Esposito hanno preso a cuore la vicenda e stanno battendosi perché al burocrazia non uccida ancora una volta una azienda sana come quella dei due fratelli Carlo e Gian Paolo Messina.

Il blocco è scattato perché la Yesmoke, come tutte le altre aziende che producono sigarette ha l´obbligo del cosiddetto «deposito fiscale», cioè deve pagare una cifra consistente all´Aams come garanzia dei prodotti che tiene in magazzino (le sigarette sono prodotto di monopolio). Un obbligo che non vale se però l´impresa interessata risponde a certi requisiti e dà garanzie di solidità. «Noi quei requisiti li abbiamo e quelle garanzie le diamo – dicono i fratelli Messina – Ciò nonostante l´Aams pretende il versamento della cauzione: sono 2 milioni e 400 mila euro, una cifra altissima. Ma perché dobbiamo immobilizzarla quando potremmo investirla?».

Proprio su questo punto si batterà nei prossimi giorni Esposito: «Credo che si possa fare: stiamo facendo passi avanti, probabilmente la cauzione dovrà essere versata, ma sarà restituita in pochi mesi perché le garanzie ci sono». «D´altronde – spiega Antonio Serlenga, sindacalista della Cisl – qui addirittura siamo arrivati a 21 turni settimanali, in pratica la produzione va a ciclo continuo». Peccato che a causa del blocco, da un mese tutte le sigarette prodotte rimangano in magazzino: «E da un mese ovviamente nessuno ci paga» dicono i Messina.

Che di battaglie contro lo strapotere delle multinazionali (e contro i Monopoli di Stato che nei confronti delle big sarebbero a loro parere accondiscendenti) ne hanno già fatte molte in passato. Quella ad esempio sul prezzo minimo prefissato delle sigarette che esiste solo in Italia e che hanno portato fin davanti alla Corte Europea: hanno avuto ragione, ma qui non è cambiato nulla. Il loro mercato infatti è quasi tutto all´estero: «Vendiamo nel Nord Europa, nei paesi dell´Est europeo e dei Balcani in Iran, in Corea del Nord e del Sud, a Taiwan, in Giappone e adesso stiamo entrando anche nel mercato africano», In Italia no. «Perché – spiega Esposito – si deve sapere che un mercato come quello italiano delle sigarette che frutta circa 2 miliardi di euro l´anno di utili, è nelle mani di aziende straniere che quel denaro lo portano a casa. E che qui hanno ucciso l´industria del tabacco, Ornai tutte le sigarette vendute in Italia sono prodotte all´estero, a parte la Yesmoke non è sopravvissuto niente, anche le Ms e le Nazionali vengono fatte in Polonia. Bisognerebbe obbligare Philip Morris e le altre almeno a far produrre qua e a dare lavoro agli italiani. E non combattere chi come i Messina già lo fa e potrebbe ancora aumentare di molto l´occupazione».

L´allarme è stato lanciato ai primi di dicembre: «Chiudete la fabbrica di Settimo». Era partito dai Monopoli di Stato l´ordine di fermare i macchinari della Yesmoke, la fabbrica di sigarette in cui lavorano una cinquantina di persone, motivato dal mancato pagamento di alcune pendenze.

I sindacati si erano imbufaliti. «Siamo molto preoccupati – aveva spiegato Denis Vayr della Flai-Cgil- e temiamo che la situazione precipiti. Per il momento la proprietà ha dato mandato di continuare a produrre e non vorremmo che i sigilli ai macchinari fossero imposti dalle forze dell´ordine».

Nata come negozio online svizzero che vendeva i più popolari brand di sigarette (tanto da indurre la Philip Morris a una causa legale) nel 2005 Yesmoke si è spostata in Italia con una fabbrica di 14 mila metri quadri identica a quelle delle multinazionali – in grado di produrre ogni anno 10 miliardi di sigarette, ovvero 500 milioni di pacchetti – e una politica di prezzi competitivi per combattere il cartello dei produttori mondiali.