La scalata di Chiamparino ai vertici di Intesa: adesso il Pd ha una banca?

Laura Cesaretti – ilGiornale
Roma – Ma stavolta una banca ce l’abbiamo oppure no?
La Stampa lanciava ieri la notizia: l’ex amatissimo sindaco Pd di Torino, Sergio Chiamparino, sarebbe «in pole position» per la presidenza della Compagnia di San Paolo – azionista principale di Intesa San Paolo – che verrà rinnovata la prossima primavera, su indicazione del primo cittadino.
Piero Fassino si è già attivato in vista di una partita di grande importanza per il sistema economico torinese e per il difficile equilibrio di poteri tra Torino e Milano dentro l’istituto bancario. E prima di Natale ha incontrato il suo predecessore, per capire se è disponibile a fare il presidente della fondazione di corso Vittorio.
Tre mesi fa, la risposta di Chiamparino era stata negativa: «Il mondo è già pieno di banchieri che non sanno fare il loro mestiere». Ora che le carte italiane si sono rimescolate, e vanno di gran moda i banchieri che si buttano in politica (vedi, a proposito di Banca Intesa, l’ascesa governativa di Corrado Passera, e pure di Elsa Fornero che della Compagnia era vicepresidente), ci starebbe tutta la contromossa di un politico che va a fare il banchiere. Ma chi – oltre a Fassino – ha fatto due chiacchiere in questi giorni con l’ex sindaco torinese lo ha sentito ancora assai recalcitrante: la sua grande passione resta la politica. Non chiede cariche o candidature: «Farei volentieri anche il vice del vice di Enrico Letta», è la battuta regalata agli amici. Ma rinuncerebbe volentieri al jogging mattutino, alle corse in bicicletta e anche a portare il nipotino ai giardinetti per fare di nuovo politica attiva nel Pd. E in questi mesi lo ha più volte segnalato, rompendo il silenzio per dire la sua, spesso da bastian contrario qual è, e alla sua ultima uscita pubblica nazionale – alla Leopolda fiorentina di Matteo Renzi, in novembre – ha raccolto un tripudio di ovazioni, finendo di nuovo nell’occhio del ciclone: si parlò anche di una sua possibile candidatura alle primarie, magari in tandem col sindaco di Firenze. Ora però la possibilità di elezioni anticipate è archiviata, nel Pd ci sono fin troppi galli a cantare e Pier Luigi Bersani, che pure è stato sollecitato da più parti a far tesoro della risorsa Chiamparino, ancora non ha deciso se correre il rischio e mettersi in casa un potenziale concorrente di quel livello.
Ecco quindi che la candidatura alla guida della Compagnia di San Paolo torna di attualità. E nel Pd (e non solo) piemontese molti si stanno dando da fare per convincere lui a dare la propria disponibilità, e il sindaco a sostenere la sua candidatura. Si racconta infatti che in realtà Fassino (che nei confronti del suo amico e alleato Chiamparino soffre un po’ la sindrome da «Rebecca, la prima moglie») tifi per l’economista Pietro Garibaldi. Peraltro il presidente uscente Angelo Benessia non ha ancora rinunciato ad un bis, mentre Enrico Salza (artefice nel 2006 con Giovanni Bazoli della fusione tra Intesa e San Paolo) punta sull’attuale vice Luca Remmert. La concorrenza insomma è agguerrita. Proprio per questo, spiega il parlamentare torinese Stefano Esposito, il Pd deve puntare tutto su Chiamparino: «È l’unica figura con forza e autorevolezza tali da garantire a Torino un ruolo meno subalterno rispetto al centro di potere milanese di Intesa, e da discuterci alla pari». Certo, «Sergio sarebbe di grandissima utilità anche nel Pd, ma mentre Bersani riflette sul suo utilizzo, un suo ruolo nella Compagnia sarebbe prezioso. Anche per Fassino.