Archive for gennaio 2012


LE DECISIONI DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA CAMERA SULLE QUESTIONI RELATIVE ALLE COMPETENZE ECONOMICHE DEI DEPUTATI

gennaio 31st, 2012 — 11:01am

L’Ufficio di Presidenza della Camera ha approvato in data odierna una serie di misure in tema di trattamento previdenziale ed economico dei deputati, finalizzate all’ulteriore contenimento delle spese connesse all’esercizio del mandato.

Le misure adottate oggi riguardano:

  1. l’approvazione del regolamento applicativo del nuovo sistema previdenziale per i deputati, basato sul metodo di calcolo contributivo, che – a seguito della decisione già assunta lo scorso mese di dicembre – ha sostituito il vitalizio a partire dal 1° gennaio di quest’anno.
    La nuova disciplina prevede: a) l’accesso al trattamento a 65 anni, con un periodo contributivo minimo di 5 anni (per ogni anno di mandato ulteriore, l’età è diminuita di un anno con il limite inderogabile di 60 anni). Tale requisito vale per tutti i deputati cessati dal mandato, indipendentemente dalla data di inizio del mandato parlamentare; b) applicazione del sistema pro rata ai deputati in carica al 1° gennaio 2012, e ai parlamentari che avevano esercitato il mandato elettivo precedentemente a tale data e che saranno successivamente rieletti.
  2. l’impegno a presentare con la massima tempestività una proposta di legge per disciplinare in maniera organica la figura del collaboratore parlamentare, anche tenendo conto delle esperienze di altri parlamenti europei.
    Lo schema di proposta di legge sarà predisposto dai deputati Questori e sottoposto alla sottoscrizione dei componenti dell’Ufficio di Presidenza. L’intervento legislativo dovrà essere approvato nel corso dell’attuale legislatura affinché il nuovo regime possa essere applicato a partire dalla prossima legislatura.
  3.  la previsione, in attesa dell’approvazione dell’iniziativa legislativa, di un rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, che sostituisce l’attuale contributo “eletto/elettori”.
  4. La gestione del nuovo rimborso si ispira a criteri di trasparenza. Si prevede, infatti, che una quota, fino ad un massimo del 50%, sia corrisposta a titolo di rimborso di specifiche categorie di spese che devono essere documentate. Si tratta, in primo luogo, delle spese sostenute per i collaboratori, in relazione alle quali il deputato – oltre a dichiarare di aver assolto agli obblighi previsti dalla legge – dovrà consegnare copia del relativo contratto, recante l’attestazione di conformità del medesimo alla normativa vigente, sottoscritta da un consulente del lavoro o altro professionista qualificato. Le altre categorie di spesa riguardano: consulenze, ricerche; gestione dell’ufficio; utilizzo di reti pubbliche di consultazione di dati; convegni e sostegno delle attività politiche. Una seconda quota del rimborso, pari al 50%, è erogata forfetariamente.
    la riduzione dell’importo lordo dell’indennità parlamentare; i corrispondenti importi sono trasferiti in un apposito fondo.
  5.  la riduzione del 10 % per cento a partire dal 1° febbraio, delle indennità d’ufficio spettanti ai deputati titolari di incarichi istituzionali (Presidente della Camera, Vicepresidenti, deputati Questori, Segretari di Presidenza, Presidenti e membri degli uffici di presidenza dei diversi organi parlamentari, delle delegazioni parlamentari presso le Assemblee internazionali e componenti degli organi interni di giurisdizione); ciò anche in attuazione di un ordine del giorno accolto in occasione dell’esame del bilancio interno del 2011.

I predetti interventi completano il quadro delle misure in riduzione sulle competenze economiche spettanti ai deputati adottate dall’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati dal 2006 ad oggi. In particolare nella legislatura corrente sono stati adottati i seguenti interventi:

  • indennità: è stato applicato il taglio nella misura del 10 o del 20 per cento, in relazione al reddito di ciascun deputato, così come previsto dal decreto-legge di manovra dello scorso mese di agosto. Tale misura ha comportato una riduzione dell’indennità pari a 250 ovvero a 500 euro netti al mese; è stato, inoltre, prorogato fino a tutto il 2013 il blocco dell’adeguamento dell’importo dell’indennità;
  • rimborso “eletto/elettori” (oggi sostituito dal rimborso per le spese dell’esercizio del mandato): è stata disposta una riduzione di 500 euro mensili dell’importo;
  • diaria: è stata disposta una riduzione di 500 euro e, in aggiunta, è stato introdotto un meccanismo di adeguamento del suo importo al tasso di partecipazione ai lavori presso le Giunte e le Commissioni che può comportare una ulteriore decurtazione di 500 euro;
  • vitalizi per gli ex deputati: è stato abolito l’istituto a partire dal 1° gennaio 2012, ed è stato previsto un sistema previdenziale basato sul metodo di calcolo contributivo (oggi è stato adottato il relativo regolamento). Quanto ai risparmi generati dalla nuova disciplina, la riduzione degli oneri derivanti dal solo innalzamento del requisito anagrafico per l’accesso al trattamento è stimabile in € 350.000 per il 2012; € 1.200.000 per il 2013 e € 2.000.000 per il 2014.

In pratica per i deputati che saranno eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura, l’importo del trattamento calcolato con il metodo contributivo potrà essere, in taluni casi, pari a circa un terzo di quello cui avrebbe avuto diritto sulla base della previgente disciplina.

L’insieme di queste misure ha comportato, solo in questa legislatura, una riduzione delle competenze spettanti a ciascun deputato di un importo che può variare tra i 1.250 e 1.500 euro in meno.

Con riferimento all’indennità parlamentare, i diversi interventi, che si sono succeduti dal 2006 ad oggi, hanno determinato una riduzione dell’importo di circa il 20%.

Alla luce di questi elementi, anche tenendo conto delle prime risultanze della Commissione governativa sul livellamento retributivo Italia-Europa, cd. Commissione Giovannini, emerge che:

  • il costo complessivo sostenuto per i deputati italiani in carica è inferiore rispetto a quello sostenuto dalle Assemblee dei Paesi europei con il PIL più elevato e dallo stesso Parlamento europeo ;
  • l’importo netto dell’indennità parlamentare erogato ai deputati italiani risulta in linea con quello percepito dai componenti degli altri Parlamenti presi a riferimento

BROCHURE

SCHEMA DI REGOLAMENTO PENSIONI

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Dopo il corteo cancellati solo i nomi “istituzionali”

gennaio 30th, 2012 — 9:32am

Claudio Laugeri – LaStampa

La parola d’ordine è risparmio. Vale per tutto, comprese le scritte sui muri ad opera dei teppisti accodati al corteo NoTav di sabato nelle vie del centro. Scritte ripulite a macchia di leopardo, a volte ricoperte di vernice soltanto in parte malgrado fossero sulla stessa parete. Qualcuno ha scelto quali parole cancellare e quali lasciare. E il paradosso è che lo ha fatto per «disposizione ricevuta».

Per capire meglio è bene fare un passo indietro. Sabato sera, appena sciolte le fila dei manifestanti, dalla segreteria del sindaco Piero Fassino è partito l’ordine di ripulire i muri imbrattati. Con una priorità: cancellare le scritte ingiuriose nei confronti di «personaggi istituzionali». Questo doveva essere il primo intervento previsto per ieri mattina, in attesa della cancellazione definitiva nei prossimi giorni. Nessun ordine scritto, proprio per affrettare i tempi. Lavori di questo tipo sono appannaggio di una ditta esterna al Comune, che ha vinto una gara d’appalto.

Gli addetti hanno incominciato di buon mattino, un paio di pennellate qui e là, a partire da via Roma. In tarda mattinata, secondo passaggio. E’ proprio il caso di dire che le disposizioni del sindaco sono state eseguite alla lettera. Così, sono spariti dai muri della città gli accenni alle forze dell’ordine, oltre ai nomi del procuratore Gian Carlo Caselli e quello del premier Mario Monti, ma è rimasto tutto il resto. Compresi gli insulti, rimasti orfani dei personaggi di riferimento. E in estrema difesa delle istituzioni, per non sbagliare i «pennelli bianchi» hanno cancellato il nome del presidente del Consiglio anche quando era inserito in giochi di parole come «+ Valle, – Monti». Nel dubbio, meglio spennellare. Ma lo stesso dubbio non ha colto gli operatori quando si sono trovati davanti agli insulti a personaggi «non istituzionali». Quelle scritte sono rimaste com’erano.

Difficile ottenere da Palazzo Civico una spiegazione. La mancanza di buon senso non era prevista. E forse, non era previsto nemmeno che qualcuno andasse a controllare l’operato della «task force» incaricata di cancellare le scritte. Dice il parlamentare pd Stefano Esposito: «L’ala violenta e antagonista del movimento, almeno questa volta, si è limitata a gesti e azioni dimostrative, evitando lo scontro diretto con le forze dell’ordine. Ora però resta da ripulire tutto il tratto di città percorso dal corteo. Ad accollarsi le ingenti spese. qualche migliaia di euro, siano gli stessi No Tav: sarebbe un modo concreto dei capi "pacifici" per prendere le distanze dalle frange estremistiche e dagli anti di vandalismo. Voglio fare una semplice domanda ai vari leader del movimento No Tav, in primis Perino, e ai politici e agli amministratori che non perdono occasione per dare loro copertura politica ed ideologica come Michele Curto o Sandro Plano». Anche il parlamentare del pdl Agostino Ghiglia denuncia «le azioni di teppismo e di vandalismo del movimento No Tav». E chiede che i responsabili siano «costretti a pagare i danni inferti alla città». In compenso su twitter impazzano le domande sotto la lista #ora pulite.

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ESISTE UN MODO SEMPLICE PER DIMOSTRARE CHE IL MOVIMENTO NO TAV SI DISSOCIA DAI VANDALI CHE HANNO IMBRATTATO TORINO, QUELLO DI RIPAGARE I DANNI.

gennaio 29th, 2012 — 2:58pm

Dopo la manifestazione di ieri, il commento più usato da tutti è stato: “Meno male che non ci sono state violenze”. Ovviamente condivido questo giudizio, anche se ritengo un’anomalia che un fatto che dovrebbe essere normale, ovvero manifestare pacificamente, diventi un’eccezione da lodare. Anomalia tipica di questa stagione italiana ….
Detto questo, superato il tema violenza – speriamo definitivamente – in realtà scopriamo che le frange violente, anarchiche e antisistema che partecipano a quel movimento (attenzione, non come intrusi ma come parte accettata e coperta dal resto del movimento no tav), ancora una volta hanno lasciato il loro segno imbrattando in modo pesante le vie del centro di Torino e causando migliaia di euro di danni alle casse del Comune di Torino.
Ora in molti si indignano e si interrogano su chi pagherà. Ma io voglio fare una semplice domanda ai vari leader del movimento no tav, Perino, Lele Rizzo e ai politici e agli amministratori che non perdono occassione per dare copertura politica ed ideologica alle iniziative dei no tav come Michele Curto o Sandro Plano.
Se, come dite, siete tutti black block; se, come andate ripetendo, il movimento fa quello che si decide nelle assemblee, allora delle due l’una: o il movimento aveva deciso di imbrattare la città durante la manifestazione di ieri, oppure, come credo, non lo aveva deciso ma non è stato in grado di controllare le frange estreme che ieri, invece che praticare il consueto tiro al poliziotto, hanno deciso di sfogare la loro stupidità scrivendo insulti a giudici e giornalisti sui muri.
Se è vera questa seconda ipotesi, suffragata dalle interviste di Perino apparse sui giornali di oggi, allora esiste un modo semplicissimo e politicamente coerente per dare un segnale di serietà e attenzione ai beni comuni, vero cavallo di battaglia ideologico, del movimento valsusino: organizzare una bella colletta e rifondere il costo che il comune di torino si accollerà per ripulire gli atti di vandalismo.
Se questo invito dovesse essere accolto sarò il primo che riconoscerà la serietà del movimento, altrimenti sarà l’ennesima dimostrazione che ci troviamo di fronte a personaggi e uomini politici che predicano bene e purtroppo razzolano malissimo, come finora dimostrato in tutte le occassioni da luglio ad oggi.

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Caselle, l´Alenia e il mistero dello stabilimento fantasma

gennaio 29th, 2012 — 9:18am

DIEGO LONGHIN – Repubblica

«Sono passati mesi, i Comuni hanno fatto tutti i passi necessari, ma non si muove nulla. Perché?». È la domanda che si pongono tre deputati torinesi, Stefano Esposito (Pd), Antonio Boccuzzi (Pd) e Giacomo Portas dei Moderati eletto nelle liste dei Democratici. Tanto da chiedere lumi al ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, con un´interrogazione a risposta scritta, ripercorrendo tutta la vicenda legata alla chiusura definitiva degli stabilimenti di corso Marche e al raddoppio del sito di Caselle.

Due passaggi diversi ma che viaggiano in parallelo per portare a termine l´operazione. Ma ai tre deputati, e prima di loro ai sindacati, tra cui la Fiom, viene il dubbio che tutto l´intervento, dalla chiusura di corso Marche, trasformato in uno dei nuovi quartieri di Torino, all´allargamento dello stabilimento di Caselle. «Il Consiglio comunale di Torino, nella primavera scorsa, ha approvato una variante delle destinazioni d´uso dell´area di Corso Marche che porterà ad una consistente valorizzazione del sito con grandi vantaggi che determineranno le risorse per il nuovo investimento industriale – scrivono i tre deputati – il Comune di Caselle, sempre nella primavera scorsa, ha concesso le autorizzazioni per la costruzione del nuovo stabilimento vicino all´aeroporto. Sono trascorsi diversi mesi e non si hanno notizie dei tempi, dei modi e dell´avvio del trasferimento».

Nel frattempo nell´accordo dell´8 novembre Alenia Aeronautica, ribattezzata Alenia Aermacchi, ha confermato il polo aeronautico militare per Torino. Ma nulla è cambiato, tanto che Esposito, Boccuzzi e Portas chiedono al ministro «se corrisponda al vero che si stanno riprogettando le dimensioni e le caratteristiche del nuovo stabilimento di Caselle». Il che porterebbe ad una ridiscussione di tutto l´iter e delle autorizzazioni, senza sapere quali potrebbero essere i tempi. A Passera i tre chiedono anche se dal piano industriale presentato da Alenia, che fa parte del gruppo Finmeccanica, «si evince l´effettiva volontà di rilanciare il polo aereonautico torinese, i contenuti, i prodotti e le scelte di mercato, nonché i livelli occupazionali, la loro qualità e quantità».

Esposito, Boccuzzi e Portas si chiedono poi «quali procedure si adotteranno per la progettazione e la costruzione del nuovo stabilimento». La questione non è da poco perché potrebbe far la differenza sui tempi. «Alenia Aeronautica valorizzerà e svilupperà direttamente le aree di corso Marche o invece venderà ad un soggetto terzo? Con quale criterio e procedure si procederà alla sua eventuale scelta?», si chiedono.

Finmeccanica per procedere con l´operazione aveva dato mandato al consorzio Csi di Verona. Una sorta di opzione per realizzare il nuovo quartiere di 250 mila metri quadri firmato dallo Studio Amati e il nuovo sito vicino all´aeroporto. E poi? Come mai non si è mosso nulla? Anche perché con parte dei soldi che arrivano dall´acquisto e dalle realizzazioni si deve finanziare la costruzione dello stabilimento a Caselle. I tre deputati chiedono a Passera «se corrisponda al vero la notizia per cui era stata data un´opzione sia per la costruzione del nuovo stabilimento sia per l´acquisto delle aree di Corso Marche ad un consorzio di Verona e ad alcune imprese di costruzione, opzione che sarebbe scaduta il 31 dicembre». Se così fosse ci sarà ancora un allungamento dei tempi e alla fine «quali saranno le procedure che garantiranno la correttezza e la trasparenza della scelta degli interlocutori?».

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TAV: “PLANO E SEL USANO GLI STESSI TONI E GLI STESSI ARGOMENTI DI PERINO, LELE RIZZO E CREMASCHI. IL PD HA IL DOVERE DI PRENDERE ATTO DELL’ESISTENZA DI UNA PROFONDA DISTANZA POLITICA E TRARNE LE LOGICHE CONSEGUENZE

gennaio 27th, 2012 — 4:10pm

Ha detto bene il Segretario regionale Gianfranco Morgando: “dai commenti all’operazione della Procura risulterà evidente se certi principi sono da tutti condivisi, oppure se qualcuno ha deciso di porsi fuori dalla legge e dallo Stato avallando con parole e comportamenti azioni sovversive”. Una frase che riguarda sia gli amministratori del PD valsusino sia le forze politiche, a cominciare da Sel.

La risposta da parte di Sandro Plano e di Sel non si è fatta attendere. Utilizzando gli stessi toni e gli stessi argomenti di Perino, Lele Rizzo e Cremaschi, Plano ha certificato in modo indiscutibile l’interruzione del suo rapporto politico con il Partito Democratico. Da tempo il Presidente della Comunità montana si è posto al di fuori del partito a cui è ancora iscritto, ed è evidente come stia cercando di risolvere prima di tutto il problema del proprio futuro politico. D’altra parte, la recente cena con Vendola è lì a testimoniare la sua intenzione (e non solo la sua) di trovare nuova bandiere sotto le quali militare. Sel, da parte sua, ha aderito sia alla fiaccolata di ieri sera a Bussoleno sia alla manifestazione di domani a Torino, la cui parola d’ordine è ‘solidarietà agli arrestati’. Chiedo se è ancora accettabile il mantenimento nelle amministrazioni locali dell’alleanza politica con questo partito.

Ritornando a Plano, è evidente che il suo rapporto con il PD si limita a un unico elemento formale, quello dell’iscrizione, e non riesco a comprendere le ragioni per le quali i vertici del mio partito non ne traggano le logiche conseguenze, come peraltro annunciato anche dal Segretario regionale nel suo comunicato di ieri.

A tutti è ormai chiaro che il tema all’ordine del giorno non è più l’essere contrari o favorevoli alla Torino-Lione, ma se essere dalla parte dello Stato o contro lo Stato. E’ su questo che tutte le forze politiche così come i comitati No Tav sono chiamati a prendere una posizione chiara e netta. D’altra parte solo un imbecille o un analfabeta può continuare a credere nella favola propagandista della Tav ‘illegittima’, dal momento che tutti i ricorsi presentati dai No Tav sono stati respinti (ultimo in ordine di tempo il ricorso con il quale Perino richiedeva l’accesso agli atti di Ltf e che ieri il Tar ha dichiarato infondato).

Ho sempre sostenuto, anche nei giorni dei violenti scontri di luglio, che vi è una parte maggioritaria del movimento No Tav del tutto pacifica, che ha però permesso a gruppi di professionisti della violenza di assumere la guida della protesta. Pertanto, mi sarei aspettato dal movimento una presa di distanza da persone accusate di fatti molto gravi. Invece, abbiamo assistito a dure accuse nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine. Sui vari siti antagonisti e alla conferenza stampa alla baita Clarea sono risuonate parole che dagli anni Settanta non capitava di ascoltare con così grande arroganza e sfrontatezza. E se lo striscione che ieri sera apriva il corteo a Bussoleno recitava “la valle non si arresta”, questo significa che il movimento No Tav valsusino riconosce come propri coloro che sono accusati di fatti violenti, e li giustifica. Se i comitati No Tav ripetono pubblicamente che i ‘black block non esistono’, questo significa che non pongono alcun discrimine rispetto ai violenti. Perfino se tra gli arrestati vi sono persone con un passato da terrorista.

La magistratura dovrà valutare i singoli fatti e le responsabilità di singole persone. Come ha ben spiegato Caselli non è il movimento No Tav ad essere processato. Ma alla politica spetta dare giudizi sui comportamenti collettivi e sulle parole d’ordine che vengono adoperate.

E se le parole d’ordine sono coerenti con un clima di paraguerriglia, se assomigliano così tanto alle fraseologie terroristiche di anni passati, allora la politica non può rifugiarsi dietro ai distinguo, non può cercare alibi di alcun tipo, ma soprattutto non può continuare a non prendere decisioni.

Se davvero ‘l’azione violenta si è infiltrata in pezzi di amministrazione con cui il PD collabora’ come denunciato da Morgando, non c’è più nulla da attendere e il nostro partito ha il dovere di separare in modo chiaro ed inequivocabile la propria posizione da chi come Sandro Plano la usa o la vende in modo distorto.

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UN’OPERAZIONE CHE RENDE GIUSTIZIA A TANTI AGENTI FERITI. DA OGGI IN POI NESSUNA AMBIGUITA’ PUO’ ESSERE PIU’ TOLLERATA. IN VALLE DI SUSA COME NEL PD

gennaio 26th, 2012 — 2:29pm

L’eccellente operazione compiuta dalle forze dell’ordine ha fatto cadere il castello di menzogne e ipocrisie attraverso le quali i No Tav hanno voluto accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica come un movimento di non violenti in lotta per la salvaguardia dell’ambiente incontaminato della loro Valle contro le mire conquistatrici del capitale globale. Il pedigree degli arrestati è molto preciso: tutti bravi ragazzi con il vizietto di praticare il ‘tiro al poliziotto’.

L’operazione della Procura rende giustizia innanzitutto alle centinaia di agenti feriti mentre svolgevano il loro lavoro. Ma rende giustizia anche a chi, come il sottoscritto, per mesi ha denunciato il rischio di deriva paraterroristica del movimento No Tav. Una denuncia fatta in solitudine, anche all’interno del mio partito dove qualche esponente, per fortuna minoritario, non ha mai perso occasione per attaccarmi e assumere le vesti di difensore d’ufficio del movimento.

Quante volte ho detto che in Valle di Susa si erano infiltrati dei ‘cattivi maestri’? Quante volte ho indicato in Giorgio Rossetto uno dei principali istigatori delle violenze contro il cantiere? E come commentare l’arresto del Consigliere comunale Fissore, colui che fece da ‘cicerone’ alla scolaresca bergamasca in visita al cantiere di Chiomonte? Denunciai la gravità di quel fatto e venni irriso dal Preside di quell’istituto, da esponenti di Sel, da qualche accademico che confondeva Auschwitz con la Valle di Susa, nonché da organi di informazione come Nuova Società di Diego Novelli.

Per mesi e mesi ho sostenuto che in Valle di Susa operavano impuniti personaggi che con la Valle nulla avevano a che fare e che volevano semplicemente fare di Chiomonte una palestra per la lotta violenta allo Stato e alle istituzioni democratiche. Per mesi e mesi si è tollerato che venisse autoproclamata una Repubblica autonoma, che il cantiere presidiato dalle forze dell’ordine venisse settimanalmente assaltato con biglie di ferro, molotov e sassi, e che pubblicamente si istigasse alla ribellione contro un’opera definita illegale e uno Stato accusato di ‘militarizzare’ un territorio.

Ora, finalmente, lo Stato ha risposto forte e chiaro.

Essendo un garantista, non mi sostituisco ai giudici nell’emettere sentenze. Attendo fiducioso. Però, mi auguro che dopo i fatti di oggi i vari Plano e Mattioli prendano atto che un grande movimento popolare, che legittimamente protestava contro la Tav, è stato lasciato nelle mani di gente pericolosa, violenta e portatrice di una cultura eversiva. Se questo è avvenuto è grazie anche alla loro irresponsabilità e connivenza. Sulla Torino-Lione non saranno ammesse ambiguità, a cominciare dal Partito Democratico. Il confine della violenza, dell’istigazione verbale ad essa o della sua giustificazione non può essere in alcun modo valicato. Troppo si è tollerato e da oggi la doppia-morale all’interno del PD non può più essere consentita. Se ciò non dovesse accadere, ne trarrò le personali conseguenze.

PS: a proposito di legalità e di illegalità relativa alla Torino-Lione quest’oggi il Tar ha bocciato, in quanto infondato, l’ennesimo ricorso – promosso dall’ineffabile Perino – con il quale si richiedeva l’accesso agli atti di Ltf.

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IL TG3 PIEMONTE DOVREBBE SEGUIRE LE INIZIATIVE DEL PD CON LO STESSO ZELO CON CUI SEGUE COTA

gennaio 23rd, 2012 — 1:46pm

L’informazione del Tg 3 regionale dedica molta attenzione alle iniziative del Presidente Cota, perfino quando si reca fuori Regione, come è accaduto ieri in occasione del comizio leghista a Milano. Anche il Partito Democratico, che in Piemonte è la forza politica più rilevante, ha autorevoli dirigenti politici che partecipano ad iniziative nazionali, basta citare Fassino e Saitta, ma non mi risulta che venga loro riservata la stessa attenzione.

E’ noto il presenzialismo televisivo di Cota, né pretendiamo una copertura giornalistica dalla redazione di via Verdi anche quando i dirigenti del PD varcano i confini regionali. Ci accontenteremmo di una migliore e più puntuale attenzione alle iniziative che il nostro partito organizza in Piemonte.

Potrei fare un lungo elenco di occasioni mancate, ma quello che mi interessa è che, nell’assoluto rispetto della libertà di informazione, il Caporedattore del Tg 3 regionale possa seguire le iniziative regionali del PD con lo stesso zelo con cui segue Cota perfino nelle sue trasferte.

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RAPPRESENTANZA MILITARE: “IL GOVERNO RICONOSCA AI MILITARI IL DIRITTO DI SCEGLIERE I PROPRI RAPPRESENTANTI”.

gennaio 23rd, 2012 — 11:31am

Bisogna restituire ai militari il diritto di scegliere democraticamente i propri rappresentanti. Pertanto, in occasione del Decreto Milleproroghe chiedo al Governo di rigettare gli emendamenti presentati da alcune forze politiche e finalizzati ad allungare il mandato degli organismi di rappresentanza militare a tutto il 2012. Si tratterebbe della terza proroga imposta, nonostante la netta contrarietà del personale militare, che più volte ha richiesto di non mantenere più in carica l’attuale Cocer interforze e i vari Consigli di rappresentanza militare.

Peraltro, il Governo, a seguito dell’approvazione di un Ordine del giorno, si era impegnato ‘a valutare l’opportunità di non concedere ulteriori proroghe del mandato’ e a ‘porre in essere ogni utile azione che consenta di procedere al rinnovo degli organismi’. Il Governo deve agire coerentemente con l’impegno preso, perché non c’è giustificazione alcuna per continuare a impedire a 400 mila cittadini che servono lo Stato di potersi scegliere chi li deve rappresentare.

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LEGGE ELETTORALE: “PRESENTATA PROPOSTA DI LEGGE PER RESTITUIRE AI CITTADINI IL DIRITTO DI SCEGLIERE I DEPUTATI”

gennaio 19th, 2012 — 12:53pm

La decisione della Corte Costituzione di inammissibilità dei quesiti referendari restituisce al Parlamento e alle forze politiche la responsabilità di riformare urgentemente le regole del gioco democratico e di dare una risposta alle giuste richieste di quel milione e 200 mila cittadini che hanno firmato per cancellare il “Porcellum” e riprendersi così il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
E’ anche a causa dell’attuale sistema elettorale se riscontriamo quotidianamente l’incremento della disaffezione dei cittadini nei confronti del Parlamento e della politica in generale. La ‘nomina’ dei parlamentari da parte di leader o gruppi dirigenti ristretti ha leso profondamente il principio della rappresentatività degli elettori e dei territori, aperto la strada a distorsioni significative del nostro sistema istituzionale, lacerando il rapporto tra la sovranità popolare e quella parlamentare.
Per queste ragioni ho presentato (insieme a Michele Bordo, parlamentare PD eletto in Puglia) una proposta di legge per modificare la legge elettorale per la scelta dei Deputati.

La proposta di legge prevede:

  • la reintroduzione delle preferenze (eventualmente due preferenze, a condizione che si rispetti l’alternanza di genere, altrimenti la seconda preferenza è nulla);
  • si prevede che le circoscrizioni elettorali coincidano con le Province;
  • si riconosce ad ogni Provincia un numero di deputati da eleggere in proporzione alla popolazione residente;
  • si attribuisce il premio di maggioranza solo alla coalizione o alla lista che abbia ottenuto almeno il 40% dei consensi su base nazionale (che, in tal caso, conquisterebbe il 55% dei seggi alla Camera. Se nessuna coalizione o lista raggiunge il 40%, i seggi verrebbero distribuiti proporzionalmente al risultato di ogni lista);
  • si fissa al 5% la soglia di sbarramento (per le coalizioni di liste il quorum è fissato al 15% e al 3% per ogni singola lista che ne fa parte);
  • si elimina la possibilità che uno stesso candidato possa presentarsi in più circoscrizioni elettorali;
  • si stabilisce che le liste siano composte per metà da uomini e per metà da donne.

SCARICA IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE

Sono a disposizione delle strutture di partito per eventuali presentazioni pubbliche della proposta di legge.

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CROLLO DARWIN: “DA CAVALLOTTO PAROLE VERGOGNOSE. LEGA E PDL VOLEVANO FARE ‘MARCHETTE’ POLITICHE CON I SOLDI PER LA SICUREZZA DELLE SCUOLE. ORA INTERVENGA PROFUMO”.

gennaio 18th, 2012 — 6:37pm

Le parole pronunciate quest’oggi dal parlamentare leghista Davide Cavallotto sono vergognose e indegne. E lo sono per due ragioni. Innanzitutto, perché non di nuovo incidente in una scuola si tratta, ma di un crollo in una parte del liceo Darwin sottoposta a sequestro e interdetta al pubblico. Quindi non siamo in presenza di un possibile nuovo dramma e Cavallotto e la destra cercano solo di fare speculazione a fini politici.

Ma la seconda ragione per cui dovrebbe vergognarsi è ben più grave. Infatti, l’iniziativa assunta dal PD a livello regionale (dall’On. Stefano Esposito e dal Consigliere regionale Roberto Placido) ha proprio l’obiettivo di impedire il verificarsi di nuove tragedie come quella di Rivoli, e per questo abbiamo bloccato la ripartizione dei fondi per la sicurezza che la Lega e il PdL stavano cercando di fare in Commissione secondo logiche che ignoravano le reali necessità delle scuole.

In altri termini: Cavallotto e i suoi amici romani volevano fare ‘marchette’ politiche sulla pelle degli studenti!

Come parlamentari del PD, insieme ai Consiglieri regionali del nostro partito, continueremo questa battaglia fino a quando il Ministro Profumo non risolverà il problema stabilendo che i fondi devono essere ripartiti secondo le graduatorie di rischio stabilite dalle Regioni.

 

On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio BOCCUZZI
Parlamentari PD

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