BIO-SHOPPER: “BENE L’ELIMINAZIONE DELLA NORMA. SALVATE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO”

Sulla vicenda dei sacchetti di plastica biodegradabili qualcuno, anche all’interno del Partito Democratico, è vittima di un colossale abbaglio e in nome di nobili ideali ambientalisti si rischia di produrre gravi ed irresponsabili danni.

Nel decreto “Milleproroghe” erano state inserite due disposizioni che fissavano i criteri di dissolvenza per i bio-shopper (i sacchetti di plastica biodegradabili). Tali norme stabilivano per i sacchetti monouso, oltre al requisito della biodegradabilità, anche quello della “compostabilità”, ovvero non si sarebbero più potuti utilizzare additivi ma esclusivamente biopolimeri, ovvero prodotti a base vegetale (cioè derivati dal mais). Per i sacchetti ‘riutilizzabili’ invece, si fissava uno spessore minimo di 150 micron.

Se tale normativa fosse entrata in vigore così come configurata, la conseguenza sarebbe stata una drammatica crisi per le più di duemila aziende del settore che impiegano circa 20.000 lavoratori. Infatti, queste piccole e medie imprese non posseggo macchinari in grado di produrre sacchetti di quello spessore e, in ogni caso, il costo dei sacchetti sarebbe risultato insostenibile.

La conseguenza dell’entrata in vigore di una disposizione solo apparentemente “green” e finalizzata alla tutela dell’ambiente, sarebbe stata la seguente: l’immediata cessazione dell’attività da parte di centinaia di imprese e la cancellazione di migliaia di posti di lavoro, il tutto a beneficio di una sola grande azienda che finirebbe così con l’avere il monopolio del settore dei bio-shopper, con tanti saluti al principio della libera concorrenza.

Per queste ragioni, concordo pienamente con la decisione del Governo di togliere dal decreto “Milleproroghe” le norme in questione, poiché su un tema così delicato è indispensabile un serio approfondimento tecnico e un confronto in sede parlamentare.

Spiace che gli Ecodem Roberto Della Seta e Francesco Ferrante siano intervenuti a difendere una norma che finisce per favorire una sola multinazionale, che detiene il brevetto dei biopolimeri, a discapito di migliaia di lavoratori che si ritroverebbero ingiustificatamente senza lavoro e senza molte speranze di poter venire ‘riutilizzati’.

Mi auguro che i Ministri Passera e Clini tengano in dovuto conto queste considerazioni quando rimetteranno mano alla normativa in questione.