UN’OPERAZIONE CHE RENDE GIUSTIZIA A TANTI AGENTI FERITI. DA OGGI IN POI NESSUNA AMBIGUITA’ PUO’ ESSERE PIU’ TOLLERATA. IN VALLE DI SUSA COME NEL PD

L’eccellente operazione compiuta dalle forze dell’ordine ha fatto cadere il castello di menzogne e ipocrisie attraverso le quali i No Tav hanno voluto accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica come un movimento di non violenti in lotta per la salvaguardia dell’ambiente incontaminato della loro Valle contro le mire conquistatrici del capitale globale. Il pedigree degli arrestati è molto preciso: tutti bravi ragazzi con il vizietto di praticare il ‘tiro al poliziotto’.

L’operazione della Procura rende giustizia innanzitutto alle centinaia di agenti feriti mentre svolgevano il loro lavoro. Ma rende giustizia anche a chi, come il sottoscritto, per mesi ha denunciato il rischio di deriva paraterroristica del movimento No Tav. Una denuncia fatta in solitudine, anche all’interno del mio partito dove qualche esponente, per fortuna minoritario, non ha mai perso occasione per attaccarmi e assumere le vesti di difensore d’ufficio del movimento.

Quante volte ho detto che in Valle di Susa si erano infiltrati dei ‘cattivi maestri’? Quante volte ho indicato in Giorgio Rossetto uno dei principali istigatori delle violenze contro il cantiere? E come commentare l’arresto del Consigliere comunale Fissore, colui che fece da ‘cicerone’ alla scolaresca bergamasca in visita al cantiere di Chiomonte? Denunciai la gravità di quel fatto e venni irriso dal Preside di quell’istituto, da esponenti di Sel, da qualche accademico che confondeva Auschwitz con la Valle di Susa, nonché da organi di informazione come Nuova Società di Diego Novelli.

Per mesi e mesi ho sostenuto che in Valle di Susa operavano impuniti personaggi che con la Valle nulla avevano a che fare e che volevano semplicemente fare di Chiomonte una palestra per la lotta violenta allo Stato e alle istituzioni democratiche. Per mesi e mesi si è tollerato che venisse autoproclamata una Repubblica autonoma, che il cantiere presidiato dalle forze dell’ordine venisse settimanalmente assaltato con biglie di ferro, molotov e sassi, e che pubblicamente si istigasse alla ribellione contro un’opera definita illegale e uno Stato accusato di ‘militarizzare’ un territorio.

Ora, finalmente, lo Stato ha risposto forte e chiaro.

Essendo un garantista, non mi sostituisco ai giudici nell’emettere sentenze. Attendo fiducioso. Però, mi auguro che dopo i fatti di oggi i vari Plano e Mattioli prendano atto che un grande movimento popolare, che legittimamente protestava contro la Tav, è stato lasciato nelle mani di gente pericolosa, violenta e portatrice di una cultura eversiva. Se questo è avvenuto è grazie anche alla loro irresponsabilità e connivenza. Sulla Torino-Lione non saranno ammesse ambiguità, a cominciare dal Partito Democratico. Il confine della violenza, dell’istigazione verbale ad essa o della sua giustificazione non può essere in alcun modo valicato. Troppo si è tollerato e da oggi la doppia-morale all’interno del PD non può più essere consentita. Se ciò non dovesse accadere, ne trarrò le personali conseguenze.

PS: a proposito di legalità e di illegalità relativa alla Torino-Lione quest’oggi il Tar ha bocciato, in quanto infondato, l’ennesimo ricorso – promosso dall’ineffabile Perino – con il quale si richiedeva l’accesso agli atti di Ltf.