TAV: “PLANO E SEL USANO GLI STESSI TONI E GLI STESSI ARGOMENTI DI PERINO, LELE RIZZO E CREMASCHI. IL PD HA IL DOVERE DI PRENDERE ATTO DELL’ESISTENZA DI UNA PROFONDA DISTANZA POLITICA E TRARNE LE LOGICHE CONSEGUENZE

Ha detto bene il Segretario regionale Gianfranco Morgando: “dai commenti all’operazione della Procura risulterà evidente se certi principi sono da tutti condivisi, oppure se qualcuno ha deciso di porsi fuori dalla legge e dallo Stato avallando con parole e comportamenti azioni sovversive”. Una frase che riguarda sia gli amministratori del PD valsusino sia le forze politiche, a cominciare da Sel.

La risposta da parte di Sandro Plano e di Sel non si è fatta attendere. Utilizzando gli stessi toni e gli stessi argomenti di Perino, Lele Rizzo e Cremaschi, Plano ha certificato in modo indiscutibile l’interruzione del suo rapporto politico con il Partito Democratico. Da tempo il Presidente della Comunità montana si è posto al di fuori del partito a cui è ancora iscritto, ed è evidente come stia cercando di risolvere prima di tutto il problema del proprio futuro politico. D’altra parte, la recente cena con Vendola è lì a testimoniare la sua intenzione (e non solo la sua) di trovare nuova bandiere sotto le quali militare. Sel, da parte sua, ha aderito sia alla fiaccolata di ieri sera a Bussoleno sia alla manifestazione di domani a Torino, la cui parola d’ordine è ‘solidarietà agli arrestati’. Chiedo se è ancora accettabile il mantenimento nelle amministrazioni locali dell’alleanza politica con questo partito.

Ritornando a Plano, è evidente che il suo rapporto con il PD si limita a un unico elemento formale, quello dell’iscrizione, e non riesco a comprendere le ragioni per le quali i vertici del mio partito non ne traggano le logiche conseguenze, come peraltro annunciato anche dal Segretario regionale nel suo comunicato di ieri.

A tutti è ormai chiaro che il tema all’ordine del giorno non è più l’essere contrari o favorevoli alla Torino-Lione, ma se essere dalla parte dello Stato o contro lo Stato. E’ su questo che tutte le forze politiche così come i comitati No Tav sono chiamati a prendere una posizione chiara e netta. D’altra parte solo un imbecille o un analfabeta può continuare a credere nella favola propagandista della Tav ‘illegittima’, dal momento che tutti i ricorsi presentati dai No Tav sono stati respinti (ultimo in ordine di tempo il ricorso con il quale Perino richiedeva l’accesso agli atti di Ltf e che ieri il Tar ha dichiarato infondato).

Ho sempre sostenuto, anche nei giorni dei violenti scontri di luglio, che vi è una parte maggioritaria del movimento No Tav del tutto pacifica, che ha però permesso a gruppi di professionisti della violenza di assumere la guida della protesta. Pertanto, mi sarei aspettato dal movimento una presa di distanza da persone accusate di fatti molto gravi. Invece, abbiamo assistito a dure accuse nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine. Sui vari siti antagonisti e alla conferenza stampa alla baita Clarea sono risuonate parole che dagli anni Settanta non capitava di ascoltare con così grande arroganza e sfrontatezza. E se lo striscione che ieri sera apriva il corteo a Bussoleno recitava “la valle non si arresta”, questo significa che il movimento No Tav valsusino riconosce come propri coloro che sono accusati di fatti violenti, e li giustifica. Se i comitati No Tav ripetono pubblicamente che i ‘black block non esistono’, questo significa che non pongono alcun discrimine rispetto ai violenti. Perfino se tra gli arrestati vi sono persone con un passato da terrorista.

La magistratura dovrà valutare i singoli fatti e le responsabilità di singole persone. Come ha ben spiegato Caselli non è il movimento No Tav ad essere processato. Ma alla politica spetta dare giudizi sui comportamenti collettivi e sulle parole d’ordine che vengono adoperate.

E se le parole d’ordine sono coerenti con un clima di paraguerriglia, se assomigliano così tanto alle fraseologie terroristiche di anni passati, allora la politica non può rifugiarsi dietro ai distinguo, non può cercare alibi di alcun tipo, ma soprattutto non può continuare a non prendere decisioni.

Se davvero ‘l’azione violenta si è infiltrata in pezzi di amministrazione con cui il PD collabora’ come denunciato da Morgando, non c’è più nulla da attendere e il nostro partito ha il dovere di separare in modo chiaro ed inequivocabile la propria posizione da chi come Sandro Plano la usa o la vende in modo distorto.