CASELLI, PEPINO E IL FIGLIOLO INSURREZIONALISTA

Le parole con cui Livio Pepino ha criticato la recente operazione della magistratura nei confronti di alcuni No Tav lasciano sconcertati. Pepino, infatti, sposa appieno la testi di Alberto Perino e Lele Rizzo, ovvero quella della ‘criminalizzazione di un intero movimento’. Tutto il ragionamento di Pepino è improntato a cercare attenuanti nei confronti degli accusati, tanto da parlare di ‘isolate reazioni di rabbia’. Pertanto, in Valle di Susa non ci sarebbero state condotte aggressive organizzate né addestramento alla devastazione, ma solo azioni di protezione da parte dei manifestanti nei confronti del lancio dei lacrimogeni, come se i poliziotti fossero pericolosi pazzi che sparano lacrimogeni senza ragione. Premesso che le decisioni della magistratura possono essere apprezzate o criticate, tuttavia è difficile comprendere perché un ex magistrato che da sempre milita in ambienti nonviolenti e socialmente impegnati voglia perseguire una così ardita falsificazione della realtà. Coloro che sono stati arrestati sono persone innocenti fino a quando una sentenza definitiva dirà il contrario, ma i fatti avvenuti in Valle di Susa nei mesi scorsi e le parole pronunciate dai vari leader dei comitati No Tav sono dati di fatto che non necessitano di alcun passaggio in giudicato. Li ricordo: un cantiere protetto dalle forze dell’ordine ha subito numerose aggressioni violente con centinaia di agenti feriti e contusi; alle diverse marce contro il cantiere hanno partecipato noti esponenti del mondo antagonista provenienti da tutta Italia e non solo, convocati in Valle attraverso il tam tam internettiano e mediatico; coloro che hanno aggredito il cantiere erano muniti di bombe carta, biglie di ferro, pietre e altri oggetti non propriamente gandhiani; i comitati No Tav da mesi e mesi adoperano un linguaggio chiaramente e innegabilmente paraguerrigliero e anti-Stato arrivando ad accusare lo Stato di ‘militarizzazione’ della Valle e inneggiando a una fantomatica Libera Repubblica della Maddalena. Non è la magistratura a ‘criminalizzare’ il movimento (tanto che non è stata contestata l’associazione a delinquere), purtroppo è il movimento ad essersi volutamente ‘criminalizzato’ non prendendo mai in nessuna circostanza le distanze dai fanatici e teppisti. Se si dichiara che ‘siamo tutti black blocks’, e che ‘la valle non si arresta’, allora vuol dire che si considera gli autori delle violenze come parte integrante del movimento stesso. Vuol dire che si giustifica la violenza e l’illegalità. Che a ragionare in tali termini possano essere i vari Perino e Rizzo preoccupa ma non stupisce, che a farlo sia un ex magistrato che ha sempre fatto professione di nonviolenza stupisce e non poco. A meno che tali affermazioni non nascondano una certa paterna indulgenza verso la carriera, non propriamente pacifista di Pepino junior, al secolo Daniele Pepino, uno dei principali leader dell’anarco-insurrezionalismo torinese, più volte denunciato per aggressione, violenza e detenzione di armi atte ad offendere, coinvolto nell’inchiesta del settembre 2005 sul pacco bomba recapitato nella sede della polizia municipale di San Salvario e che da tempo ha scelto di vivere a Chiomonte per essere in prima linea contro la Tav e contro lo Stato. Certamente le colpe dei figli non ricadono sui padri e viceversa, ma con simili fedine penali tra i propri familiari bisognerebbe astenersi dall’avanzare contro i magistrati critiche che appaiano difese d’ufficio dettate da comprensibile, ma non giustificabile, amore paterno.

PS. Da sempre nutro grande rispetto per il Procuratore Caselli. Rispetto che non è mai venuto meno neppure quando non ho condiviso alcune sue scelte metodologiche. Le decisioni dei magistrati possono essere apprezzate o criticate nel merito, questo fa parte della libertà di opinione. La magistratura è un potere dello Stato e come gli altri poteri non è certo immune da possibili errori. Altro, però, è applaudire o denigrare i magistrati a seconda di convenienze ideologiche e di bottega. Come fa, per esempio, Michele Curto per il quale Caselli è un eroe quando arresta i mafiosi. Ma se arresta qualche No Tav violento, allora si va subito in piazza a contestarlo… Come si dice: della coerenza sono lastricate le strade dell’inferno.