Fondi olimpici, i conti non tornano

LoSpiffero

Quest’oggi in Commissione Bilancio di Montecitorio è andata in onda l’ultima puntata della querelle sul tesoretto olimpico, ovvero quei famosi 40 milioni di euro, avanzati dalla gestione dei Giochi invernali di Torino 2006, che la lobby parlamentare piemontese vorrebbe destinare a sostenere la “valorizzazione e promozione turistica delle valli e dei comuni montani” a suo tempo sedi degli impianti sportivi della kermesse a cinque cerchi. Risorse che fanno gola a molti, a partire dal Governo che, prima della recente conversione, aveva fatto un pensierino a dirottarle sulla candidatura di Roma 2020. Ma la vera sorpresa, scaturita dall’odierna udizione del commissario liquidatore dell’Agenzia, Mimmo Arcidiacono, è data dall’entità dell’avanzo: 123.383.147,48 euro. Cifra monstre a cui vanno sottratti i contenziosi giudiziari in corso, valutati in 43.017.475 euro: una stima prudenziale, proiettata fino al terzo grado, giacché, al momento, i tribunali hanno condannato l’agenzia al pagamento di poco meno di 5 milioni. Secondo il prospetto consegnato ai commissari: 83.383.147,48. Una scoperta dovuta alla cocciutaggine di Stefano Esposito che per giorni, armato di calcolatrice, ha tallonato Arcidiacono e il presidente della Commissione Giancarlo Giorgetti.

A questo punto, a fronte di un forziere così ricco nulla sembrerebbe poter ostacolare l’utilizzo dei 40 milioni individuati dai firmatari della proposta di legge. Di parere diverso sono però la Tesoreria e la Ragioneria centrale dello Stato, questa mattina rappresentati da Antimo Prosperi, dirigente del MEF, considerato un tecnico di solida competenza e immune dalle camarille politiche. Ai commissari è stato spiegato che l’utilizzo dei residui – nelle modalità concordate – è vincolato dalla loro natura di “conto capitale” e non impiegabile per la spesa corrente. Morale: non possono essere usati per impieghi diversi dalla conversione o riconversione delle opere strutturali. Quindi niente fiere, sagre, circhi della neve, ballerine sui pattini, nani sugli sci, e altre amenità.

Ultimo neo per i rappresentanti del governo, è che l’utilizzatore finale delle risorse sia la stessa persona incaricata della liquidazione dell’Agenzia. Insomma, al di là di Scr – la stazione appaltante della Regione al centro di numerose polemiche e che da più parti se ne chiede l’abolizione – non pare conveniente che sia il medesimo soggetto a sancire la chiusura dei conti e a trasferire a se stesso i soldi. Ora la palla torna a Palazzo Chigi e a via XX Settembre.