DOPO LE PAROLE DI CASELLI SERVE CHE I PARTITI FACCIANO SAPERE SENZA AMBIGUITA’ DA CHE PARTE STANNO

Dopo aver assistito a mesi di guerriglia in Valle di Susa con gli agenti presi a pietrate, dopo aver sentito dai leader No Tav e da alcuni sindaci ogni genere di appello contro lo Stato, ora si è arrivati a voler impedire al Procuratore Caselli di parlare in pubblico. Si insulta e si tacita un magistrato, dopo aver insultato e minacciato alcuni giornalisti nonché tutti i rappresentanti istituzionali e politici non sdraiati sulle posizioni di Perino, Plano, Lele Rizzo e compagni. E’ a tutti evidente la natura ormai intrinsecamente intollerante, sovversiva e violenta di questi personaggi e dei loro gruppi che contestano e aggrediscono la stessa idea di democrazia. Nell’intervista rilasciata quest’oggi da Caselli al Corriere della Sera ho ritrovato le stesse parole che per mesi e mesi ho scritto nella speranza di essere ascoltato dentro e fuori il mio partito: ovvero che in Valle di Susa operano professionisti della violenza e che gli scontri sono attentamente pianificati. Mentre i vari comitati No Tav negavano l’esistenza stessa dei black block e non prendevano alcun tipo di distanza dagli antagonisti dei centri sociali, il movimento contro la Torino-Lione finiva per venir soffocato dall’abbraccio mortale di questi ultimi.

C’è una domanda che nessuno si pone: perché amministratori come Plano o la Mattioli partecipano alle manifestazioni di solidarietà agli arrestati e non pronunciano una parola di condanna nei confronti di coloro che imbrattano Torino con scritte contro Caselli o organizzano presidi per impedirgli di parlare? La risposta è semplice ed è stupefacente che nessuno la urli con la necessaria forza: Plano, Perino, Lele Rizzo, Luca Abbà e qualcuno degli arrestati sono uniti in modo inscindibile tra di loro e non possono né vogliono rompere questo abbraccio. E quando si annuncia che la manifestazione di sabato prossimo sarà pacifica, non si fa altro che certificare che questi leader o sedicenti tali sono perfettamente in grado di controllare le proprie milizie.

Dove sono i vari Curto e soci, sempre in prima linea nel sostenere l’attività del Procuratore Caselli quando combatte contro le mafie, e al tempo stesso attivamente al fianco di coloro che cercano di intimidirlo quando conduce inchieste sui No Tav?

Dopo le parole di Caselli è giunto il momento che i partiti politici, a cominciare da quelli che convintamente o strumentalmente occhieggiano ai No Tav, facciano sapere all’opinione pubblica se stanno dalla parte delle istituzioni, della magistratura e delle forze dell’ordine o dalla parte di chi le aggredisce e le minaccia. Serve una presa di posizione scevra di qualsivoglia ambiguità da parte di Sel e Idv, in primis, i cui dirigenti, come è noto, amano molto utilizzare la parola ‘legalità’ quando questa collima con la ‘loro’ idea di ‘legalità’. Come già detto nella Direzione regionale di sabato scorso, anche per il PD è il momento di chiudere la porta a quegli amministratori che in questa vicenda hanno chiaramente scelto la parte sbagliata. Il tempo è ampiamente scaduto.

Mentre scrivo, le parole di Caselli sembrano essere desolatamente cadute nel vuoto. Spero di non dover dare ragione al Procuratore che al Tg2 ha denunciato con forza l’assordante silenzio della politica e delle istituzioni.