Il governo: avanti con il cantiere

Francesca Schianchi – LaStampa

Avanti coi lavori, frutto di «scelte fatte con assoluta coscienza e attenzione», facendo però appello a un clima diverso da quello di questi giorni, che sia di «riflessione, dialogo ed equilibrio». All’indomani dell’incidente per cui Luca Abbà è grave in ospedale, folgorato e caduto da un traliccio, il governo interviene sulla questione della Tav.

Lo fa il ministro dello Sviluppo Corrado Passera per ricordare che «il lavoro è in corso, deve continuare nel modo migliore come previsto»; lo fa la responsabile dell’Interno Anna Maria Cancellieri, per chiedere che l’incidente, «un fatto triste e molto grave anche perché tocca una giovane persona», non porti ad accentuare le tensioni, «non esasperi ancor di più gli animi. Credo che soprattutto ci voglia un’attenta riflessione sulle dinamiche dei fatti e su quelli che sono gli interessi della nazione. Occorre da parte di tutti grande sensibilità e molto equilibrio».

Tenendo conto «di quelle che sono le scelte fatte con assoluta coscienza e attenzione», sottolinea la Cancellieri: affermazione su cui non sono d’accordo gli avvocati della squadra legale dei No Tav. E al richiamo al dialogo risponde con una critica anche il leader di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero: «Chi manda i militari ad occupare la valle? Il dialogo con la popolazione valsusina servirebbe, ma il suo governo sta facendo altro».

La tensione della protesta valligiana arriva a Roma e investe la politica: è d’accordo con le parole del ministro Passera il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, «sono triste per l’episodio di ieri, ma è chiaro che l’opera deve andare avanti, è un’opera necessaria, la modernizzazione non può essere proclamata solo a parole». Invoca soprattutto il ritorno a un «confronto civile» il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, «perché si può essere contrari a un’opera ma non si può cedere in nessun modo ad atti o gesti che possono aprire la strada alla violenza». E incontra Stefano Esposito, deputato torinese del suo partito destinatario di attacchi per aver difeso il percorso che ha portato alla scelta della Tav: insieme chiedono un voto del Parlamento su una mozione Pd che renda subito disponibili le risorse per il piano sviluppo della Val di Susa.

I democratici, con Emanuele Fiano, chiedono anche che il governo riferisca al Parlamento sull’incidente di lunedì: si associano alla richiesta Davide Cavallotto della Lega e Agostino Ghiglia del Pdl affermando che «nel movimento No Tav ci sono violenti ed ideologizzati». Si superino le esasperazioni, concorda Osvaldo Napoli del Pdl, «aggiungo però che non servono neppure le ipocrisie per dare risposte chiare e utili al Paese». No alle strumentalizzazioni di quanto accaduto, «conseguenza dell’imprudenza di uno dei manifestanti» per il finiano Italo Bocchino, «inaccettabili tensioni e rabbia nei confronti delle forze dell’ordine».

Chiede una «moratoria» sull’opera, un «supplemento di riflessione» per un progetto che «costa anche economicamente troppo, il cui significato a volte non appare comprensibile ai più e che viene rigettata da un popolo intero» il leader di Sel, Nichi Vendola. Mentre Antonio Di Pietro si domanda «dobbiamo proprio farla in Val di Susa? Perché non pensare al terzo valico di Genova?». Cercare un’altra soluzione, senza gettare la spugna: «Rinunciare alla Tav sarebbe un grande errore, ma bisogna trovare un punto d’incontro».