Il Pd volta le spalle alla Fiom “Niente cortei con i No Tav”

Maurizio Tropeano – LaStampa

«Ho visto di persona la vostra esperienza di movimento di popolo e per questo credo che sarebbe molto importante avervi vicino a noi a Roma». Sabato 25 febbraio dal palco di Susa Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, racconta così la sua «prima volta» ad una marcia No Tav. Il «battesimo» di Landini in valle e venerdì il comizio a Roma al termine della protesta Fiom di Sandro Plano, presidente della Comunità Montana, consacrano anche a livello nazionale quello che in provincia di Torino è da anni un rapporto di vicinanza e mutuo soccorso tra movimento e i metalmeccanici della Fiom.

Una saldatura che rende sempre più difficile il rapporto con il Pd tanto da spingere Stefano Fassina, responsabile del lavoro del partito a ritirare la sua adesione alla manifestazione dove si parla di Fiat e di articolo 18 perché «si è caricata di altri contenuti, in particolare la Tav, oggi al centro dell’agenda politica e causa di inaccettabili episodi di violenza».

Fassina e con lui Matteo Orfini, altro componente della segreteria, spiegano la scelta con una posizione di coerenza con la linea del partito sulla Tav. Ma per Plano, il Pd dissidente, non è così: «Quella del mio partito è una posizione strumentale. Se si tratta di un pretesto per non partecipare ad un’iniziativa contro Monti, è un brutto segnale. Se si tratta di una scelta politica è ancora più preoccupante».

Probabilmente Plano non ha tutti i torti perché nel Pd cresce giorno dopo giorno la preoccupazione del segretario nazionale, Pierluigi Bersani, per il ruolo sempre più politico svolto dalla Fiom sulla vicenda Tav. Che dire del tesissimo faccia a faccia con Landini davanti alle telecamere di Michele Santoro? Si spiega così il plauso arrivato dal presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta: «Finalmente dal Pd nazionale ho sentito parole rigorose e coerenti».

Giorgio Airaudo, responsabile nazionale del settore auto, il tessitore di questo rapporto con il movimento, spiega: «Plano è un rappresentante istituzionale e non certo un black bloc. Se si invocano sedi civili dove convogliare le proteste ma poi si devono limitare le adesioni spazi allora vuol dire che sul Tav non c’è dissenso e noi non possiamo starci». E Landini ricorda: «Noi siamo coerenti. Non capisco questa decisione. Se parla un No Tav per noi la manifestazione non cambia disegno. Il Pd si prenderà le proprie responsabilità».

E che la Fiom non sia d’accordo con le grandi opere è chiaro fin dal congresso del 2010 «dove votammo tre documenti di appoggio ai No Tav, ai movimenti contro il nucleare e a quelli per l’acqua pubblica». Una linea ribadita la scorsa settimana nel corso dell’attivo torinese della Fiom. Con un’unica eccezione. Marco Grande delegato di Thales Alenia Space: «La Fiom è il meglio che c’è ma deve fare il suo mestiere, che è quello di difendere i salari e le condizioni di lavoro, soprattutto in un momento come questo in cui il lavoro è sotto attacco in tutta Europa. La Tav non deve essere un tema strategico del sindacato. Rischiamo di disperdere le forze e trasformare una battaglia in una Caporetto».

Airaudo spiega: «Si tratta di un delegato di Lotta Comunista che in tema di sviluppo ha una visione produttivistica, la stessa del commissario Tav, Mario Virano». Le parole del delegato, però, sono le stesse di Gianni Pibiri, segretario regionale degli edili della Cgil, da sempre pro Tav convinto: «Il tema dei diritti è centrale così come è centrale la necessità di rispettare i lavoratori di altri settori che non possono essere insultati e terrorizzati».

Sullo sfondo resta l’ipotesi della proclamazione di uno sciopero generale in Valsusa. Il movimento ne parla da tempo. Data ipotizzata: 23 marzo. Proposta lanciata dai sindacati di base (Cub, Cobas e Ubs) e accolta negativamente dalla Fiom. L’altra sera Airaudo ha avuto un incontro con i leader del movimento. Il risultato? Tutto rinviato. Spiega Airaudo: «Quello contro il Tav è uno sciopero civile di un territorio e un sindacato non può certo promuoverlo». Il modello è quello del 2005 quando furono i sindaci a chiedere di paralizzare la valle.