Bersani: nessuno può più mettere in dubbio la Tav

PAOLO GRISERI – Repubblica

ROMA – Caro Monti, basta con le espressioni generiche: «Non esistono i partiti, ogni partito ha una sua faccia e le sue responsabilità». A Pierluigi Bersani non è piaciuta la battuta del premier sullo spread in aumento tra i partiti della maggioranza. Il segretario del Pd difende invece il diritto del governo a intervenire su tutto, «giustizia e Rai comprese». Poi sulla Tav presenta la sua proposta e striglia i sindaci del partito che si oppongono al progetto: «Non è più tempo di discutere del “se” ma del come farla».

Segretario, lo spread è sotto i 300 punti. Soddisfatto?

«Naturalmente. Significa che l´Italia ha riacquistato credibilità».

Monti dice che ora dovrebbe diminuire anche lo spread tra i partiti. Concorda?

«Ecco, posso dire? Quella battuta non mi è proprio piaciuta».

Che cosa la irrita?

«Non esistono “i partiti”. Non siamo tutti uguali. Ogni forza politica ha una sua faccia. Noi abbiamo la nostra che non è quella di chi vuole stralciare le norme sulla corruzione o regalare le frequenze o far saltare i vertici a Palazzo Chigi».

Nell´emergenza del governo dei tecnici tutti i partiti sono grigi, no?

«Qualcuno lo pensa ma non è così. Quando mi fermano al supermercato – perché io vado al supermercato – le persone si lamentano per la riforma della previdenza. Dicono “Segretario, noi andremo in pensione quattro anni dopo”. Io, nel rispondere, ci metto la mia di faccia, e credo di dare così un contributo alla discesa dello spread».

Parliamo di cose concrete all´ordine del giorno: la Tav. Qual è la vostra proposta?

«Tre premesse. Primo: c´è un inequivoco pronunciamento del governo che segue analoghe decisioni prese a livello locale, nazionale e nei trattati internazionali. Dunque la Tav si fa e su questo non si torna indietro. Secondo: la questione si sta trasformando in una battaglia ideologica e sotto quella bandiera trovano riparo posizioni inaccettabili e violente. Terzo: c´è una opposizione radicale in una parte della popolazione della valle».

Ci sono anche sindaci del Pd che vogliono tornare a discutere «se» l´opera s´ha da fare. Che cosa risponde loro?

«Che il se non è più in discussione. Non c´è più spazio per posizioni ambigue che con la scusa del dialogo possano mettere in forse l´opera. Si può invece discutere il come».

Qual è la vostra proposta sul come?

«Le proposte non mancano. C´è un documento del sindaco di sant´Antonino, Antonio Ferrentino, che propone una via d´uscita. Anche qui ci sono tre tappe: garantire a livello locale e nazionale una politica di incentivi al trasferimento dei trasporti da gomma a ferro; studiare insieme gli aspetti dell´impatto ambientale delle opere; preoccuparsi che tutti gli impegni presi vengano rispettati. Non è che una volta fatto il buco ci si dimentica del resto».

Proponete compensazioni?

«Smettiamola di parlare di compensazioni. C´è un piano a livello provinciale che prevede di riqualificare il territorio. Comune, Provincia e Regione Piemonte stanno convocando i sindaci della valle. Anche il governo apra su queste basi un immediato confronto».

Dovevate aderire allo sciopero di oggi della Fiom. Poi hanno aderito i comitati della val di Susa e avete ritirato la partecipazione. Nel Pd è possibile essere No Marchionne ma non No Tav?

«Il Pd non aderisce a scioperi. Non siamo insensibili alla protesta della Fiom quando chiede la democrazia in fabbrica e denuncia discriminazioni inaccettabili contro i sindacati che non firmano gli accordi come a Pomigliano».

Che cosa vi divide da Landini?

«Il giudizio tranchant sul governo Monti e la scelta No Tav. Che mi pare esuli un pò dalle piste sindacali».

Che cosa dovrebbe chiedere Monti a Marchionne?

«Monti ha fatto molto bene a voler incontrare Marchionne. Gli italiani non sono più stupidi degli americani. Il manager ci dica una volta per tutte dove investe per Fabbrica Italia e dia garanzie sugli stabilimenti, senza continuare a scaricare sugli altri la colpa dell´incertezza».

Cicchitto dice che Monti deve occuparsi solo di economia. Che cosa gli risponde?

«Non ci sono governi specializzati che affrontano solo certi argomenti. La corruzione non è un tema economico? Lo dice l´Ocse, posso dirlo anche io? Vendere le frequenze tv invece di regalarle non è una scelta economica? Non accetto che si mettano limiti di questo genere all´azione di governo, come non accetto di non discutere la questione della Rai».

Anche la Rai è economia?

«È un´azienda al 99 per cento pubblica che rischia di andarsi a schiantare. Vogliamo intervenire o vogliamo che faccia la fine dell´Alitalia? Noi vogliamo una radicale trasformazione del sistema di governance. Proponiamo che i partiti siano fuori dalla Rai».

E se non vi ascoltano?

«Noi non nomineremo i consiglieri nel cda».

Quanto durerà questo governo?

«Per quel che ci riguarda questo governo durerà fino al 2013. L´importante è non paralizzarlo mettendo veti come quelli di queste ore. Noi che lo sosteniamo dobbiamo lasciargli un certo grado di autonomia».

D´Alema dice che un governo Monti dopo le elezioni del 2013 sarebbe una resa della politica. Lo pensa anche lei?

«Penso che, finita l´emergenza, si debba tornare a una democrazia riformata, ma che funziona con due polmoni, secondo le regole dell´alternanza».

Dunque, no a un Monti bis?

«Quello che conta è che si determini una maggioranza politica. Il tasso tecnico dei governi non è la questione principale. Prodi era un politico o un tecnico?».

A proposito di premier, nel 2013 lei si candiderà?

«Lo statuto del Pd dice che il segretario è il candidato premier del partito. Ma io non mi appellerò certo a una norma. Per le procedure di decisione bisognerà vedere con quale legge elettorale si andrà al voto».

La stagione delle primarie è finita? Le ultime non sono state un bello spettacolo..

«Negli ultimi due mesi si sono svolte 23 primarie in altrettanti capoluoghi e in 18 ha vinto il candidato del Pd. Non butterei via le primarie: ammetto che hanno bisogno di manutenzione».

Vicende come quella della Tav mettono in soffitta la foto di Vasto, l´alleanza Pd-Idv-Sel?

«Tutti parlano di quella foto ma nessuno ricorda più il sonoro di quell´assemblea. Già allora noi dicemmo che la prospettiva è quella di un´alleanza di governo tra forze progressiste e moderate. E questo è anche oggi il nostro orizzonte».

Lo dica: è una fatica sostenere il governo tecnico?

«È una fatica ma è necessario e noi stiamo facendo la nostra parte mettendoci la nostra faccia. Certo, il giorno che a governare fossimo noi, a quella signora del supermercato saprò forse dare risposte più convincenti».