Cortocircuito a san Giovanni

La piazza romana della Fiom è stata caratterizzata da un cortocircuito provocato dall’intervento di Sandro Plano e dal pieno sostegno che il sindacato di Landini e Airaudo da tempo sta dando al movimento No Tav. Le ragioni che stavano alla base della mobilitazione della Fiom in materia di occupazione e precarietà erano sacrosante e condivisibili anche per il Pd. Ma come si fa a chiedere da un lato più dignità per i lavoratori e dall’altro ad abbracciare chi in Valle di Susa il lavoro (e lo sviluppo) non lo vuole, tanto da arrivare a dare l’assalto violento a un cantiere, a minacciare gli operai e a opporsi alle decisioni prese dalle istituzioni? La Fiom ha voluto abbracciare i No Tav, ma alla fine sono stati i No Tav a stringere la Fiom in un anacronistico abbraccio che porta chi rappresenta i lavoratori a dire di no a un’infrastruttura che creerà lavoro e sviluppo.

Sarebbe bene ricordare che la Valle di Susa non è l’incontaminato pianeta Pandora, ma un territorio che ha subito un drammatico declino industriale. Se escludiamo le località sciistiche dell’alta Valle, e il turismo a loro collegato, e scendiamo verso Susa, Bussoleno o Avigliana, troviamo il deserto. In questo contesto i cantieri della Tav costituiranno una grande opportunità per l’economia del Piemonte: più di duemila saranno le persone direttamente impegnate (per dieci anni) e almeno quattromila indirettamente.

A regime gli occupati per la gestione della nuova linea saranno almeno cinquecento, senza considerare l’indotto prodotto dalla logistica, valutabile in migliaia di posti di lavoro. E a Susa avrà sede la stazione internazionale con tutti i conseguenti benefici. A essere consapevoli di ciò non sono solo Confindustria e Comitato Traspadana, quindi i rappresentanti della finanza capitalista, ma la Cgil, che in più occasioni si è pronunciata a favore della Tav e che non a caso ha visto il proprio rappresentante fischiato in piazza.

È a tutti evidente che la Tav non ha più nulla a che vedere con un treno, ma è diventata un simbolo.

In un recente documento del Pd del Piemonte si parla di «mutazione genetica» del movimento No Tav «che non riguarda più solamente l’opposizione a una grande infrastruttura, ma mette insieme la contestazione alla politica con il rifiuto dell’idea riformista dello sviluppo, raccoglie indignati di ogni specie insieme a reduci delle lotte extraparlamentari e alle varie sigle della galassia anarchica e insurrezionale, dando vita ad un fenomeno che presenta connotazioni reazionarie nei contenuti e sovversive nei metodi ». C’è voluto l’intervento di un magistrato come Caselli per far capire a tutti che in Valle di Susa hanno operano professionisti della violenza e che gli scontri sono stati attentamente pianificati. Non avendo mai preso alcun tipo di distanza dagli antagonisti dei centri sociali, il movimento contro la Torino-Lione è stato soffocato dall’abbraccio mortale di questi ultimi. Lo stesso errore commesso dalla Fiom che, nel momento in cui ha deciso di fare proprio lo slogan “Giù le mani dalla Val di Susa” ha scelto una posizione minoritaria e velleitaria, fanatica e vagamente luddista, di certo estranea alla tradizione del sindacalismo metalmeccanico.

Dopo le ultime dichiarazioni del governo e del presidente della repubblica è chiaro a tutti che la nuova linea ferroviaria Torino-Lione si farà. Non c’è più spazio per ripensamenti o tentativi di far indietreggiare le lancette dell’orologio, la strada è tracciata e si è deciso di procedere con fermezza e dialogo.

Fermezza nei confronti dei violenti e di quei gruppi che hanno fatto della Valle di Susa una palestra per le loro pratiche paraguerrigliere e sovversive. Dialogo nei confronti dei territori interessati dall’opera e delle amministrazioni locali, nella speranza che ciò che abbiamo visto accadere in questi mesi in Valle di Susa abbia fatto comprendere anche a loro gli sbagli commessi.

L’incontro convocato per lunedì dal Presidente Cota, in accordo con il presidente della Provincia Saitta e sindaco Fassino, è un appuntamento di grande rilevanza.

Dopo molto tempo tutti i sindaci si riuniranno intorno a un tavolo, anche i sindaci dei comuni della pianura, che hanno aspettative non meno importanti di quelle dei comuni della Valle e che da sempre sono favorevoli alla nuova linea.

Finalmente si potrà discutere sul come realizzare la Tav, e non sul se. Una discussione che non potrà prescindere dall’Osservatorio tecnico e da chi lo presiede, l’architeto Virano, perché questo è il cardine intorno a cui ruota sia la realizzazione dell’opera sia il rilancio dello sviluppo della Valle di Susa.

Se i presenti al tavolo di lunedì concorderanno su questi presupposti e accetteranno di confrontarsi partendo dal documento di Antonio Ferrentino e dal piano strategico della Provincia, allora saremo in presenza di un significativo cambio di passo.