Tav, con gli espropri risale la tensione

Maurizio Tropeano – LaStampa

Regione, Provincia e Comune di Torino hanno un mese di tempo per provare a rompere il fronte No Tav separando gli amministratori, o una loro parte, dai comitati. L’11 aprile, infatti, scatta la procedura per l’acquisizione temporanea dei terreni all’interno del sito di interesse strategico della Maddalena di Chiomonte. Un appuntamento che si porterà dietro la mobilitazione del movimento. Cota, Saitta e Fassino così hanno deciso di incontrare tutti i sindaci valsusini, al di là del loro punto di vista sulla Torino-Lione. Chiusura totale, invece, sulla partecipazione del presidente della Comunità montana, Sandro Plano, che ieri ha parlato dal palco della manifestazione Fiom di Roma.

Nell’incontro di lunedì nella sede del governo regionale si parlerà di compensazioni, anche se il termine non piace a livello istituzionale e si lavora per un piano pluriennale. Sulla carta ci sono investimenti potenziali per 435 milioni (300 sul trasporto locale compreso l’acquisto di materiale rotabile) anche se alla riunione Cota non potrà presentarsi con l’assegno dei primi venti milioni annunciato nei giorni scorsi. Ieri mattina c’è stata la pre-riunione del Cipe – con tentativo di blitz da parte dei sindacati di base dove è arrivato il via libera al finanziamento ma la firma ufficiale slitta al 27 di marzo.

Il vertice di lunedì, però, rischia di partire con il piede sbagliato. Dalla prima lista di inviti sono stati esclusi alcuni comuni della Bassa Valsusa, da Condove a Borgone, mentre erano stati inseriti quelli dell’alta valle e quelli della pianura torinese. Poi c’è stato un ripensamento. Ma non su Plano. Ufficialmente il veto nei suoi confronti è una questione di forma: è presidente di un ente di secondo livello non eletto dal popolo ma scelto in maniera indiretta attraverso il voto degli amministratori locali grazie ad un’alleanza tra Pd e liste civiche vicine al movimento No Tav.

In realtà quello che non è piaciuto a Regione, Provincia e Comune di Torino, è stato il siluro lanciato da Plano nei confronti del commissario straordinario della Torino-Lione, Mario Virano (che invece si era detto interessato alla disponibilità al dialogo del presidente della Comunità Montana) e alcune su interviste dove sostiene che «in questo momento in Valsusa la violenza c’è da entrambe le parti».

Dichiarazioni stigmatizzate dal parlamentare del Pd, Stefano Esposito, che però chiede ai vertici delle Istituzioni di invitarlo. E spiega: «Se alla riunione di lunedì saranno presenti tutti i soggetti interessati, nessuno escluso, allora si capirà chi ha realmente intenzione di dialogare e chi no. In caso contrario, si offrirebbe a Plano un’ulteriore gratuita occasione per continuare a fare il capopopolo, dimenticandosi delle responsabilità del suo ruolo istituzionale».

Resta da capire come sarà accolto il veto su Plano da parte dei sindaci che l’hanno eletto. Sulla carta Plano che è assessore nel comune di Venaus potrebbe essere delegato dal suo sindaco. Ma Nilo Durbiano non è dell’idea: «Siamo abituati a sgarbi e scorrettezze istituzionali da parte della Regione e noi che abbiamo rispetto delle istituzioni non siamo abituati a replicare con pari scorrettezza». E aggiunge: «In ogni caso decideremo tutti insieme». E così gli amministratori della Bassa Valle si ritroveranno domani mattina a Bussoleno: «Su 21 – conclude Durbiano – 17 sono contrari. Si parte da qui. Non capisco perché siano stati con vocati i sindaci di Borgaro e Settimo»