E Plano diventò un parafulmine

Andrea Rossi, Antonella Mariotti – LaStampa

Alla fine di un pomeriggio così – stretto tra i sindaci dell’alta valle, che non perdono occasione per infilzarlo, e il malumore degli amministratori più vicini al movimento, che avrebbero voluto alzare le barricate – il presidente della Comunità montana Sandro Plano ha l’aria di un pugile appena sceso dal ring. La tensione gli segna il volto. Fatica a sciogliersi, tanto che quando incrocia Paolo Meneguzzi, sindaco di Sauze d’Oulx, e un altro paio di amministratori dell’alta valle, li affronta a muso duro. «Io sono una persona libera. Non dovete toccare il mio lavoro». Lo scontro è quasi fisico, il volume alto. «Non dovevate applaudire», urla Plano.

L’affondo C’è un frammento di questa giornata che forse è destinato a lasciare il segno. Durante il vertice Piero Fassino si lascia sfuggire una battuta velenosa: «Trovo assurdo che ci siano dipendenti della Sitaf (la società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia) che marciano in testa ai cortei contro il treno ad alta velocità ma non hanno nulla da dire sul raddoppio della canna del Frejus». Sembra un uppercut al volto di Plano. Tra i presenti si leva un applauso: sono gli amministratori di centro destra e quelli dell’alta valle. Plano non la prende bene. Alla fine del vertice li affronta. Poi chiede spiegazioni a Fassino. Il chiarimento con il sindaco di Torino finisce con una stretta di mano. «Non mi riferivo a te», taglia corto Fassino.

Al tavolo di piazza Castello il leader istituzionale della lotta contro il super treno finisce per trasformarsi in un parafulmine. Il suo invito al vertice è stato il giallo degli ultimi giorni: lo invitano, non lo invitano. Alla fine sì. E, con il senno di poi, per alcuni sindaci del «fronte del no» è una trappola. Gli attacchi fioccano. Il sindaco di Grugliasco Marcello Mazzù picchia duro: «All’inceneritore del Gerbido bruceremo anche la vostra immondizia. Avessimo fatto come voi, ci fossimo fatti stringere nell’abbraccio mortale dei centri sociali, fossimo saliti sulle barricate, ora dovreste spedire i vostri rifiuti in Germania». Plano non si scompone. Anche quando i sindaci della bassa valle più vicini al movimento No Tav vorrebbero rifiutare la mano testa di Cota, Fassino e Saitta. «Non andiamo a nessuna riunione». Alla fine si trova la mediazione. E il presidente della Comunità montana la racconta così: «Noi rimaniamo convinti che quest’opera sia inutile e che serva uno stop ai cantieri per problemi di ordine pubblico. Ma vogliamo impedire danni al turismo o agli operatori in Valle e cercheremo di portare avanti la protesta nelle sedi istituzionali».

Gli applausi di Perino A fine giornata, Plano incassa l’approvazione del movimento. Dice Alberto Perino: «Si è comportato in modo magistrale. Il risultato (l’apertura di governo e istituzioni piemontesi, n.d.r.) è il frutto delle iniziative del movimento, altrimenti col cavolo l’avrebbero fatto». E ieri sera a Bussoleno con la gente del movimento l’appello di Plano è stato per i vip: «Valgono più le frasi di Crozza e della Littizzetto di tante altre cose».