Piazza Cln alla Corte dei Conti

Emanuela Minucci – LaStampa

«Ma si rende conto che l’Inps sono le nostre pensioni? E se è vero che questa operazione immobiliare è stata gestita come temiamo, questo ente previdenziale che si trova già in gravi difficoltà economiche ci ha perso, e non solo a Torino, decine di milioni di euro».

L’onorevole Stefano Esposito (Pd) ha appena depositato alla Commissione Lavoro un’interrogazione urgente rivolta al ministro Fornero che parte proprio dal «caso piazza Cln». O meglio: il mistero degli immobili «svenduti a prezzi da fame» dal Fip, il Fondo immobiliare pubblico istituito nel 2005 dall’allora ministro Tremonti (e seguito dal sottosegretario Maria Teresa Armosino) per fare rapidamente cassa dismettendo il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali.

Partiamo dal caso specifico che lunedì Esposito porterà sul tavolo della Corte dei Conti. Ovvero dalle giuste lamentele dei tanti commercianti che stanno chiudendo i battenti in piazza Cln e dintorni. Motivo? I nuovi proprietari degli immobili e quindi dei negozi (ultimo nella catena del business e l’unico ad averlo veramente concluso, l’affare) «Giordano Vini» e «Next City» – che ora sta vendendo gli ultimi lussuosi appartamenti – chiederebbero ai potenziali acquirenti degli alloggi fino a 8 mila euro al metro quadro, e nel caso dei negozi sino a 16 mila. «Questi stabili – spiega Esposito che ha firmato l’interpellanza insieme con Giulio Santagata, Antonio Boccuzzi e Cesare Damiano – a Torino si trovano in via XX Settembre 34 (che è la sede attuale dell’Inps: obbligata quindi a pagare anche un affitto e accollarsi le spese ordinarie e straordinarie, ndr), in via Arcivescovado angolo via Roma, via Amendola, via XX Settembre angolo via Frola: per un totale di 32 mila metri quadri e 6 mila di cantine». Dice l’interpellanza: «Il ministero è a conoscenza dei valori di cessione da parte di Inps che risultano mediamente essere di 600 euro al metro quadro? E’ vero che parte di questi immobili sono in affitto all’Inps? Ed è vero che parte di detti immobili, ceduti dal Fip ad operatori privati, sono stati posti sul mercato della vendita a valori, per le civili abitazioni, tra i 7 e gli 8 mila euro al metro quadro e per la parte commerciale a 18 mila euro al metro quadro? E a quali prezzi il Fip ha ceduto gli immobili agli operatori privati? E attraverso quali procedure di evidenza pubblica sono stati scelti gli acquirenti?».

I parlamentari non discutono il comportamento dei privati che adesso rivendono quegli immobili a prezzi da capogiro (si tratta del salotto cittadino e fare affari è il loro mestiere), ma contestano il fatto che l’Inps abbia concluso un pessimo affare svendendo a un decimo del suo valore le sue proprietà, rimettendoci pure gli affitti passivi. «Insomma Fip avrebbe ceduto queste proprietà a privati abbondantemente sotto le quote di mercato – incalza Esposito – oltretutto senza un meccanismo di particolare evidenza pubblica: la qual cosa ha già prodotto in molte parti d’Italia parecchi ricorsi al Tar». Un grave danno per l’Inps, insomma, che è lo Stato, che siamo noi.

“E noi siamo costretti a chiudere la serranda su pezzi di storia”

Proprio ieri in Comune si è discusso del caso «piazza Cln» che la consigliera del Pdl Ambrogio ha trasformato in una mozione del Consiglio comunale: «Visto che negozi gioiello dei portici salotto si sono visti di fatto sfrattare perché non potevano permettersi di pagare oltre diecimila euro al metro – ha commentato ieri – ho voluto trasformare il caso Cln in un errore gravissimo da non ripetere».

In effetti fra pochi giorni se ne andrà da quei portici anche il caffè Maggiora. Una settimana fa aveva chiuso per sempre i battenti – dopo sessant’anni di storia – la profumeria Piera Giacobino. Prima avevano chiuso tutti gli altri. E piazza Cln, il cuore della città, si è trasformata in buco nero. Ieri è stata ascoltata in merito l’assessore al Commercio Giuliana Tedesco, che ha ribadito come il Comune non possa di fatto interagire più di tanto con l’arrivo e la chiusura di una bottega a favore dell’altra.

Ancora non si sapeva, a Palazzo Civico, che i parlamentari piemontesi del Pd stavano per scaricare «la bomba» dell’esposto in Procura. «Anche Comune, Regione e Provincia – ha spiegato ieri Esposito – devono essere coinvolti in quanto “vittime” di azioni come questa: devono anche loro far sentire la propria voce, affinché non sia più possibile che sul nostro territorio si commettano simili soprusi ai danni dello Stato».

Comunque gli sfrattati da piazza Cln ormai sono rassegnati: «Per fortuna avevamo quest’altro punto vendita in piazza Vittorio – spiegava ieri la titolare della profumeria Giacobino – perché non avremmo certo potuto pagare quanto ci avevano chiesto per il nostro negozio: due milioni e 200 mila euro per 160 metri».

Anche il titolare del bar Maggiora continuerà la sua attività in un altro punto vendita (di via Lagrange), ma è arrabbiatissimo: «Lo vede questo bel palazzo di stile fascista? spiega Noreno Moro -. Finché è appartenuto all’Inps noi vivevamo tranquilli e pagavamo un canone di circa 3 mila euro al mese. Poi è stato dismesso, il palazzo è stato venduto, negozi compresi, a un privato, la Giordano Vini, grosso imprenditore del settore che ha sfondato il mercato vendendo bottiglie in tutta Europa per corrispondenza. E ora noi chiudiamo, perché ci hanno messo davanti prezzi da via Montenapoleone».