IL GOVERNO ACCENDA UNA LUCE DI EMERGENZA SULLA SITUAZIONE INDUSTRIALE DI TORINO E DEL PIEMONTE

“E’ giunto il momento di accendere una luce di emergenza sulla situazione industriale e sociale di questo territorio. Il Governo inserisca nella sua agenda il dossier Piemonte e assuma con urgenza una forte iniziativa, venendo a Torino a incontrare i rappresentanti del mondo produttivo, sindacale e istituzionale, cominciando ad immaginare proposte, anche sperimentali, che provino ad invertire questa tendenza e a creare le condizioni per politiche di reindustrializzazione manifatturiera”: questa la richiesta avanzata da un gruppo di Parlamentari di PD, PDL, UDC e Moderati in una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Monti e ai Ministri piemontesi Renato Balduzzi, Elsa Fornero e Francesco Profumo.

La lettera, che reca come primi firmatari gli On. Stefano ESPOSITO (PD), l’On. Osvaldo NAPOLI (PDL) e l’On. Marco CALGARO (UDC) e che è stata sottoscritta anche dai Deputati Antonio Boccuzzi, Enrico Costa, Teresio Delfino, Mario Lovelli, Domenico Luca’, Giorgio Merlo, Anna Rossomando e Giacomo Portas, trae spunto dalla decisione comunicata dai vertici Indesit di concentrare la produzione in Polonia, con la conseguente chiusura di fatto dello stabilimento di None: “Circa 450 lavoratori perderanno il posto e le loro famiglie ogni sicurezza e prospettiva futura. Esiste una sola parola adeguata alla situazione: dramma. Un dramma sociale ed economico. Un dramma che nel territorio della Provincia di Torino e in tutto il Piemonte si è andato ripetendo troppe volte. Assistiamo da anni a un quotidiano stillicidio di aziende che chiudono, si trasferiscono, ridimensionano i propri stabilimenti, ricorrono agli ammortizzatori sociali. De Tomaso, Askoll, Compuprint, Phonemedia, Agile-Eutelia, Prysmian…sono solo alcuni dei nomi di realtà produttive che sono diventate protagoniste delle cronache più recenti”.

“Il Piemonte e la Provincia di Torino – prosegue la lettera – stanno vivendo un profondo processo di deindustrializzazione di fronte al quale la politica e le istituzioni sembrano impotenti, incerte, capaci al massimo di istituire tavoli di crisi e intervenire con pannicelli emergenziali. Nulla, fin’ora, lascia intravedere non un’inversione di rotta – che, lo sappiamo, non potrà esserci per il Piemonte se non ci sarà per tutto il Paese – ma, quanto meno, il comparire all’orizzonte di qualche concreto segnale di speranza”.

“E sullo sfondo, ovviamente, ci sono tutti gli interrogativi relativi al futuro della Fiat. Dopo il referendum e la sottoscrizione dell’accordo abbiamo assistito a un susseguirsi di annunci e di promesse, ma gli investimenti del piano ‘Fabbrica Italia’ non si sono ancora tradotti in nuovi modelli e in nuovo lavoro. La più grande fabbrica del Piemonte da quattro anni è in cassaintegrazione, e la prospettiva è almeno un altro anno e mezzo senza una ripresa della produzione, con migliaia di lavoratori costretti a vivere con un salario sempre più magro.

“In ultimo, questo territorio è uno di quelli con il maggior numero di “ esodati”, e non è necessario aggiungere altro. Tutto questo secondo noi ha un nome, collasso produttivo; sappiamo che la situazione in Italia è simile, ma la Provincia di Torino è, ancora, uno dei distretti industriali più produttivi del Paese, ed è per questo che è giunto il momento di accendere una luce di emergenza sulla situazione industriale e sociale di questo territorio”.