Attacco a Rifondazione “Mi avete cacciato per difendere i violenti”

Roberto Travan – La Stampa

«Prendo atto che mi avete radiato: peccato averlo appreso dai giornali e non dal partito in cui ho militato per oltre vent’anni». Comincia con queste parole la lettera che Ezio Paini – «sindaco rosso» di Giaglione – ha scritto a Paolo Ferrero, Segretario di Rifondazione Comunista. Non gli hanno più rinnovato la tessera, lo avevano avvisato: «Ogni ordinanza, divieto o provvedimento che possa limitare l’attività del presidio No Tav è incompatibile con l’appartenenza al partito, da sempre schierato con il movimento».
Lui ha tirato dritto, ha contestato ai «trenocrociati» il capanno eretto abusivamente su un terreno agricolo a pochi metri dalle scuole, lungo la strada per il cantiere della Maddalena. Paini aveva cercato di convincere i No Tav a costruirlo altrove. Invano. La scorsa settimana il Comune ha avviato gli accertamenti nonostante «il partito e il presidente della Comunità montana Plano mi abbiano chiesto in tutti i modi di fare un passo indietro». Inutile: «Non ho inteso derogare i miei doveri istituzionali e al rispetto della legalità». A Ferrero ricorda il nomignolo che gli aveva affibbiato ai tempi dell’inchiesta “Mani pulite”: «Mi chiamavi Di Pietro per la mia intransigenza contro le ingiustizie: non sono cambiato». Poi denuncia il «linciaggio» subito da «un manipolo di ex-affiliati a Rifondazione che negli ultimi mesi mi hanno attaccato in tutti i modi». E accusa il partito: «Mi avete lasciato solo, avete difeso i violenti, la parte che non c’entra nulla con il movimento No Tav».

Al fianco di Paini molti sindaci («anche di destra») e concittadini. Anche compagni di partito come Michele Salafia – No Tav e consigliere comunale a Chiusa San Michele – «autosospeso da Rifondazione per protesta».