BRICIOLE DI LAVORO SUL FUOCO NO TAV

SALVATORE TROPEA – Repubblica

La maledizione Tav colpisce ancora. Potrebbe sembrare così, se non fosse che la maledizione, quella biblica o quella di Montezuma o altra ancora, hanno poco da spartire con questa vicenda che è invece l’ennesimo pasticcio di una politica che spesso guarda senza vedere, decide senza pensare, rende difficili le cose semplici e si complica la vita accontentandosi dell’effetto annuncio, salvo poi ritrovarsi travolta dall’onda di ritorno di scelte pensate e realizzate da altri. In non pochi casi lasciati liberi di muoversi senza quella diligenza e quell’attento e puntiglioso controllo che dovrebbero essere la regola da non perdere mai. SE DI questo si tratta e non di qualcosa d’altro che farebbe pensare al peggio, la questione della scarsa o quasi inesistente ricaduta economica dei lavori avviati per la Tav sulle imprese della Valle di Susa e a cascata sulle popolazioni di quell’area che già vedono come fumo negli occhi la grande opera, allora “l’autogol dei cantieri” diventa un esempio di colpevole superficialità che non ha una sola paternità.

Insomma uno di quei capolavori di non governo che riescono a risultare indigesti in maniera bipartisan, nel senso che finiscono con lo scontentare la sinistra e la destra, chi è al governo e chi sta all’opposizione. Protesta infatti Stefano Esposito del Pd che ha acceso i riflettori sullo scivolone della Regione e protesta Osvaldo Napoli del Pdl. D’altro canto se l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Bonino, ammette che il problema dovrà essere approfondito una ragione deve pur esserci.

Inutile dire che sarebbe stato preferibile un salutare controllo preventivo a un approfondimento di recupero a futura memoria. Così non è stato e si è lasciata alle grandi società costruttrici mano libera nella gestione di lavori che ammontano a un centinaio di milioni. E naturalmente queste società hanno interpretato la legge come sanno fare loro, procedendo a forme di subappalto che apparentemente non favoriscono questa o quella ditta, magari uno o più con le quali hanno avuto rapporti di lavoro in altre parti d’Italia o anche quella, come direbbe Nichi Vendola, che essi ritengono la più brava. Insomma un meccanismo stando al quale la società madre impone un prezziario e dunque vinca il migliore che nella fattispecie è chi si tiene più basso.

Ora è noto che in tempi di crisi la corsa al ribassoè uno dei sistemi più praticati. Quando manca il lavoro si fa di tutto per conquistare quel poco che c’è e non si va per il sottile. Il rischio è poi quello di avere a che fare con imprese che non offrono in corso d’opera sufficienti garanzie col risultato che alcune si perdono per strada, altre falliscono, altre rallentano con ciò spiegando la durata senza eguali delle grandie meno grandi opere pubbliche italiane. Non è poi trascurabile un altro effetto: quello del rischio di infiltrazioni mafiose, fenomeno anche questo tristemente diffuso in Italia. Le grandi organizzazioni della criminalità organizzata, come già accaduto in altre regioni, riescono spesso a fare breccia nelle piccole imprese attraverso le quali poi risalire a quelle grandi. Naturalmente si eccepirà che le società che ricorrono ai contratti di subappalto, qui come altrove, si muovono seguendo le disposizioni di legge. E si invocheranno le regole del mercato e della concorrenza. Anche se le cose stanno così, va però ricordato che, a somiglianza di quanto è stato fatto in Francia, sia pure in situazioni e forme diverse, la Regione ha provveduto a promulgare una legge sulla «promozione di interventi a favore dei territori interessati da grandi infrastrutture». In essa si parla di «interventi per massimizzare le ricadute positive sui territori in base alle loro peculiarità secondo il principio del mutuo vantaggio». A sentire quanto diconoi parlamentari Espositoe Napoli e stando a quanto ammette anche l’assessora Bonino tutto questo non sarebbe avvenutoo solo in minima parte. Insomma per la Valle di Susa ci sono solo briciole sul fuoco no Tav.

In attesa che qualcuno lo spieghi anche all’ala più ragionevolee più numerosa dei no Tav, la questione chiama in causa il soggetto legislativo Regione. E dal momento che i guai della Lega hanno distratto il governatore Cota dalla sua conclamata attenzione al territorio, ci dovrebbe pensare la signora Bonino che ha promesso appunto la convocazione delle parti interessate. «Non è troppo tardi per riprendere in mano la partita, sempre che si abbia realmente la volontà di tenere le redini corte con le grandi imprese» osserva Stefano Esposito. Aggiungendo che spetta anche alla Provincia e al Comune di Torino tenere gli occhi aperti su quello che si fa e su quello che non si fa. Possibilmente muovendosi per tempo senza dover giocare al recupero.

La maledizione Tav colpisce ancora. Potrebbe sembrare così, se non fosse che la maledizione, quella biblica o quella di Montezuma o altra ancora, hanno poco da spartire con questa vicenda che è invece l’ennesimo pasticcio di una politica che spesso guarda senza vedere, decide senza pensare, rende difficili le cose semplici e si complica la vita accontentandosi dell’effetto annuncio, salvo poi ritrovarsi travolta dall’onda di ritorno di scelte pensate e realizzate da altri. In non pochi casi lasciati liberi di muoversi senza quella diligenza e quell’attento e puntiglioso controllo che dovrebbero essere la regola da non perdere mai. SE DI questo si tratta e non di qualcosa d’altro che farebbe pensare al peggio, la questione della scarsa o quasi inesistente ricaduta economica dei lavori avviati per la Tav sulle imprese della Valle di Susa e a cascata sulle popolazioni di quell’area che già vedono come fumo negli occhi la grande opera, allora “l’autogol dei cantieri” diventa un esempio di colpevole superficialità che non ha una sola paternità.

Insomma uno di quei capolavori di non governo che riescono a risultare indigesti in maniera bipartisan, nel senso che finiscono con lo scontentare la sinistra e la destra, chi è al governo e chi sta all’opposizione. Protesta infatti Stefano Esposito del Pd che ha acceso i riflettori sullo scivolone della Regione e protesta Osvaldo Napoli del Pdl. D’altro canto se l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Bonino, ammette che il problema dovrà essere approfondito una ragione deve pur esserci.

Inutile dire che sarebbe stato preferibile un salutare controllo preventivo a un approfondimento di recupero a futura memoria. Così non è stato e si è lasciata alle grandi società costruttrici mano libera nella gestione di lavori che ammontano a un centinaio di milioni. E naturalmente queste società hanno interpretato la legge come sanno fare loro, procedendo a forme di subappalto che apparentemente non favoriscono questa o quella ditta, magari uno o più con le quali hanno avuto rapporti di lavoro in altre parti d’Italia o anche quella, come direbbe Nichi Vendola, che essi ritengono la più brava. Insomma un meccanismo stando al quale la società madre impone un prezziario e dunque vinca il migliore che nella fattispecie è chi si tiene più basso.

Ora è noto che in tempi di crisi la corsa al ribassoè uno dei sistemi più praticati. Quando manca il lavoro si fa di tutto per conquistare quel poco che c’è e non si va per il sottile. Il rischio è poi quello di avere a che fare con imprese che non offrono in corso d’opera sufficienti garanzie col risultato che alcune si perdono per strada, altre falliscono, altre rallentano con ciò spiegando la durata senza eguali delle grandie meno grandi opere pubbliche italiane. Non è poi trascurabile un altro effetto: quello del rischio di infiltrazioni mafiose, fenomeno anche questo tristemente diffuso in Italia. Le grandi organizzazioni della criminalità organizzata, come già accaduto in altre regioni, riescono spesso a fare breccia nelle piccole imprese attraverso le quali poi risalire a quelle grandi. Naturalmente si eccepirà che le società che ricorrono ai contratti di subappalto, qui come altrove, si muovono seguendo le disposizioni di legge. E si invocheranno le regole del mercato e della concorrenza. Anche se le cose stanno così, va però ricordato che, a somiglianza di quanto è stato fatto in Francia, sia pure in situazioni e forme diverse, la Regione ha provveduto a promulgare una legge sulla «promozione di interventi a favore dei territori interessati da grandi infrastrutture». In essa si parla di «interventi per massimizzare le ricadute positive sui territori in base alle loro peculiarità secondo il principio del mutuo vantaggio». A sentire quanto diconoi parlamentari Espositoe Napoli e stando a quanto ammette anche l’assessora Bonino tutto questo non sarebbe avvenutoo solo in minima parte. Insomma per la Valle di Susa ci sono solo briciole sul fuoco no Tav.

In attesa che qualcuno lo spieghi anche all’ala più ragionevolee più numerosa dei no Tav, la questione chiama in causa il soggetto legislativo Regione. E dal momento che i guai della Lega hanno distratto il governatore Cota dalla sua conclamata attenzione al territorio, ci dovrebbe pensare la signora Bonino che ha promesso appunto la convocazione delle parti interessate. «Non è troppo tardi per riprendere in mano la partita, sempre che si abbia realmente la volontà di tenere le redini corte con le grandi imprese» osserva Stefano Esposito. Aggiungendo che spetta anche alla Provincia e al Comune di Torino tenere gli occhi aperti su quello che si fa e su quello che non si fa. Possibilmente muovendosi per tempo senza dover giocare al recupero.