Passera: “La Tav deve essere facilitata”

PAOLO GRISERI – Repubblica

ROMA – La Tav non va solo appoggiata «ma facilitata», perché l’attuale linea storica «è fuori mercato», anzi, «è una debolezza dell’Italia». Il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, sceglie la cornice solenne del parlamentino del ministero, a Roma, per spiegare i vantaggi della TorinoLione e le ragioni che hanno spinto il governo ad accelerare.

Indirettamente, senza mai citarli, il ministro replica anche ad alcune delle tesi degli scienziati del no, riuniti nelle stesse ore al Politecnico di Torino: «Questa non sarà una cattedrale nel deserto ma un contributo allo sviluppo che va nella giusta direzione, quella di trasferire da gomma a ferro una parte importante del trasporto del merci, una scelta ecologica». E a chi protesta sostenendo che attualmente non sarebbe conveniente spendere denaro pubblico per l’opera, gli esperti dell’Osservatorio replicano affermando che «la realizzazione del nuovo collegamento porterà risparmi per 13 miliardi nei primi 50 anni di funzionamento». Ma oggi la linea storica è ampiamente sottoutilizzata, sostengono gli scienziati del no.

Mario Virano, presidente dell’Osservatorio tecnico, risponde che «negli ultimi dieci anni la linea storica ha subito gli effetti del cantiere per migliorare il transito nella galleria del Frejus. Per queste ragioni il tunnel ha funzionato a senso unico alternato. Stupirsi perché è stato poco utilizzato mi sembra incredibile».

Alla conferenza stampa partecipano i vertici della Commissione intergovernativa italo-francese, Rainer Maserae Louis Besson.

Di fronte al ministro, Masera lancia un allarme: «Siamo in periodo di scarsità di risorse – dice il manager-e nessuno può permettersi di investire senza ritorni. Dunque è necessario accelerare sia sul versante italiano, sua su quello francese. E l’Europa dovrebbe smettere di continuare a considerare le uscite per investimenti nelle grandi opere, come questa, alla stessa stregua della spesa corrente». Louis Besson spiega che la Francia «ha avuto meno problemi dell’Italia nel rapporto con le popolazioni interessate» e spiega che, «se a giugno otterremo le autorizzazioni necessarie, entro i primi mesi del 2013 inizieremo a scavare il primo tratto di quello che diventerà il tunnel di base». Momento decisivo perché a quel punto, con la talpa in funzione, sarà molto difficile decidere di tornare indietro. I tecnici forniscono un altro numero su cui riflettere: «Se oggi l’Italia decidesse di tornare indietro e di rinunciare all’opera – spiegano gli esperti Italiani – dovrebbe pagare una multa di un miliardo di euro». Se a quella multa si somma l’ammontare delle spese fin qui sostenute, si supera la metà dei 2,8 miliardi che l’Italia spenderà per realizzare la sua parte di tratta internazionale. Sia Passera sia Virano fugano questa eventualità. Il ministro spiegando le ragioni della «profonda convinzione del governo» mentre Virano garantisce che entro giugno inizieranno i lavori di scavo a Chiomonte: «Siamo in linea con la tempistica prevista».

L’analisi costi-benefici stima che entro il 2035 la nuova opera (in funzione dal 2022) dovrebbe togliere dalla strada circa 700 mila tir raddoppiando la quantità di merci trasportate (da 20 a 40 milioni di tonnellate). Per quanto riguarda il traffico passeggeri, aumenterebbe di 1,8 milioni di transiti. I tempi di percorrenza sarebbero dimezzati: tra Torinoe Chambery si passerebbe dagli attuali 152 minuti a 73. L’opera potrebbe rivelarsi inutile solo nello scenario in cui l’Europa non potesse più uscire dall’attuale crisi.

Mentre una ripresa anche timida porterebbe risparmi per 13 miliardi in gran parte dovuti alla riduzione degli incidenti e della congestione del traffico stradale.

Se poi la ripresa fosse più sostenuta, il risparmio potrebbe salire anche oltre i 20 miliardi. I cantieri occuperanno 1.850 persone all’anno e di queste circa la metà arriveranno dalla val di Susa. «I dati – ha commentato il presidente della Provincia, Antonio Saitta – confermano la validità dell’opera, convintamente sostenuta dal governo».