“Puniremo chi sfora” Brivido sui conti di Palazzo Civico

Andrea Rossi – LaStampa

Il brivido è durato lo spazio di qualche ora, finché da Roma è arrivato il chiarimento: la stretta sui Comuni che sforano il patto di stabilità, decisa con l’ultimo decreto fiscale, entrerà in vigore dal 2013. Il testo approvato di recente al Senato lasciava qualche dubbio sulla retroattività delle sanzioni. Subito fugato. Per Torino, che ha sforato di 480 milioni, sarebbe stato un dramma: avrebbe dovuto rinunciare a 160 milioni di trasferimenti dallo Stato per tre anni.

Pericolo rinviato Il problema si riproporrà semmai dall’anno prossimo. Il maxi emendamento al decreto fiscale stabilisce sanzioni finanziarie più pesanti per chi esce dal patto. Finora, una delle penalità era il taglio fino al 3 per cento del trasferimento statale; la nuova norma prevede invece una sanzione pari al cento per cento dello sforamento, diluita in tre anni. Una mazzata, che ha fatto insorgere diversi comuni, soprattutto i grandi, che da mesi si battono per allentare i vincoli del patto e – già alle prese con i tagli da Roma – potrebbero trovarsi alle prese con un grattacapo in più.

Il Parlamento Al Senato il Pd ha presentato un emendamento per arginare i nuovi vincoli, ma la proposta è stata respinta: il governo ritiene che il criterio del tre per cento non sia un deterrente sufficiente, ma vada inasprito. La partita è ancora aperta: il deputato del Pd Stefano Esposito ha avviato un’opera di lobbing coinvolgendo i parlamentari delle grandi città, in particolare quelle che rischiano di sforare il patto (Napoli e Firenze in primis, ma anche Milano) con l’obiettivo di modificare il decreto. «L’obiettivo primario è arrivare a una revisione del patto. Intanto, però, quella norma va cancellata, reintroducendo il tetto del tre per cento. Altrimenti significa uccidere i comuni, soprattutto quelli grandi. E minare la coesione sociale: chi erogherà i servizi essenziali?».

Scampato il pericolo, almeno per ora (ché per rientrare nel patto Torino dovrà dismettere massicce quote delle sue società partecipate) il Comune è all’ultimo tornante del bilancio di previsione 2012. Questione di un paio di settimane. Si lavora per limare i 50 milioni di risparmi tra i vari assessorati. E anche sulla definizione delle nuove entrate.

Le cifre Il totale dovrebbe aggirarsi intorno ai 212,5 milioni di euro. Circa 160 arriveranno dall’Imu, per cui sembrano confermate le aliquote: 0,55 per cento sulla prima casa, uno per cento sulle seconde. Quaranta milioni arriveranno dall’Irpef, la cui addizionale salirà dallo 0,5 allo 0,8 per cento. E poi i tributi locali: Tarsu e Cosap. Dalla tassa rifiuti Palazzo di Città dovrebbe incassare in totale circa 170 milioni, cinque in più rispetto all’anno scorso. L’imposta aumenterà di circa il tre per cento, in linea con l’inflazione rilevata dall’Istat. «È l’incremento più basso degli ultimi cinque anni», fanno notare in Comune. Dalla tassa sui canoni d’occupazione del suolo pubblico arriveranno invece due milioni e mezzo in più, in virtù di un rincaro del quattro per cento. Su quest’ultimo fronte, novità in vista per i mercati rionali. Gli aumenti non saranno uguali per tutti.

I mercati L’assessorato al Commercio sta studiando un meccanismo variabile per tutelare i mercati più in sofferenza a causa della crisi: per loro canoni invariati o quasi; per gli altri l’aumento sarà più massiccio. I regolamenti approvati dalla giunta introducono anche il concetto di utilità sociale e di pubblico interesse per eventi e manifestazioni. E permettono di scegliere se pagare l’intera tassa o trasformarne una parte in interventi di pubblica utilità (manutenzioni del suolo e del verde, ad esempio).