Pd, lite sul ko di Cuneo “Garelli, grande errore”

SARA STRIPPOLI – Repubblica

Crolla la destra e il centrosinistra riconquista Asti e Alessandria, lasciate all´avversario negli anni duri del berlusconismo. Ma a Cuneo crolla anche il candidato ufficiale della coalizione trasformando il capoluogo in una specie di Palermo piemontese con la vittoria di Federico Borgna. Mentre a Rivalta, nodo cruciale del nuovo tracciato della Torino-Lione, il Comune finisce al No Tav Mauro Marinari che strappa la carica di sindaco al centrosinistra e porta la battaglia contro il supertreno alla guida della città, come già accaduto ad Avigliana.

All´indomani del voto, il Pd del Piemonte si confronta con un quadro contraddittorio. Lunedì sera, a urne appena chiuse, la segreteria provinciale del partito ha tentato l´analisi dell´accaduto. Tra i critici, l´onorevole Stefano Esposito che attacca il segretario Gianfranco Morgando: «Mi pareva ovvio – spiega il parlamentare – che a Cuneo si dovessero prendere le distanze da Gigi Garelli prima delle primarie. Il partito ha scelto di non farlo ed è stato a mio avviso un grande errore. Non si va alle primarie senza avere un programma definito e tantomeno si può accettare che il candidato uscito vincitore dalle primarie si permetta il lusso di attaccare il nostro sindaco uscente, come ha fatto Garelli». Il voto di Rivalta deve essere letto come un giudizio negativo nei confronti del sindaco Amalia Neirotti, dice ancora Esposito, che attacca anche i compagni di partito: «Non si va ad Avigliana a fare campagna per il candidato No Tav. Un po´ di coerenza non guasterebbe. Non possiamo sempre inseguire: ieri i No Tav, oggi, come propone qualcuno, i grillini».

Sul movimento del comico genovese i giudizi nel Pd sono infatti diversi: «Va seguito con attenzione», dice Stefano Lepri. «Non dobbiamo lasciarci incantare, gli spazi della protesta sono occupati, noi dobbiamo pensare alle risposte ai problemi», risponde Esposito. Il capogruppo in Regione, Aldo Reschigna, propone la classica mediazione: «Pongono problemi sentiti ma non possiamo inseguirli rinunciando alla nostra identità. Non riflettere su quel voto sarebbe un errore». Sulla coerenza tra programmi, candidati sostenuti e comportamenti dei singoli in campagna elettorale, interviene con un duro comunicato il consigliere regionale Nino Boeti, rivolese: «A Rivalta, a differenza di altri colleghi del mio partito, ho fatto la campagna elettorale per Sergio Muro», il candidato di centrosinistra che ha perso. «Se qualcuno si è occupato finora dei fatti propri – aggiunge Boeti – è pregato di continuare a farseli». La sconfitta di Rivalta brucia. E la tensione sale.

«Andare a casa? E perché? Abbiamo avuto nel 2010 il legittimo mandato degli elettori per governare il Piemonte fino alla scadenza prevista, cioè il 2015. E porteremo a termine il nostro compito, non c´è ragione per interrompere la legislatura adesso o in futuro». È un coro quello che sia alza dal centrodestra, dai capigruppo di Pdl e Lega Luca Pedrale e Mario Carossa fino all´ultimo dei consiglieri regionali, un coro che spiega come la possibilità che «Cota vada a casa» come chiedono le opposizioni (più o meno convinte) è oggi una possibilità davvero remota.

È vero, e tutti se ne rendono conto anche nel centrodestra, di motivi per pensare che la coalizione che governa la Regione sia in difficoltà ce ne sono più di una. E la vicenda Giovine non è certo la più importante. La sconfitta elettorale in questa tornata amministrativa è stata netta, e va aggiungersi alle difficoltà interne al Pdl che si è spaccato in due in Consiglio (con cinque consiglieri eretici che hanno «abbandonato» il gruppo creandone uno autonomo) che rendono la maggioranza su cui si basa Cota risicata (un voto, tre con il «soccorso bianco» dell´Udc). Poi c´è la denuncia che il Pd ha presentato alla Corte dei Contu perché ritiene che il bilancio preventivo 2012 appena approvato sia falso, lo scioglimento del Consiglio comunale di Rivarolo che colpisce un personaggio importante del Pdl. Insomma come si vede di ragioni per preoccuparsi a destra in Piemonte ce ne sono tante.

La crisi però almeno per ora non ci sarà: «Per motivi politici prima di tutto, ma anche per altri meno nobili» dice un esponente di rilievo del Pdl che chiede però di rimanere anonimo. Quelli politici sono chiari: oggi nel centrodestra a nessuno conviene tornare alle urne perché il rischio di una sconfitta anche clamorosa sarebbe forte. E la sconfitta porterebbe come naturale conseguenza il non ritorno a Palazzo Lascaris di molti consiglieri: un ragionamento che vale anche per qualche rappresentante dell´opposizione e che, anche se è meno nobile, è un buon motivo per non abbandonare anzi tempo le laute prebende che il seggio regionale garantisce. «Almeno fino al 2013 siamo garantiti quindi – ripete sorridendo l´anonima fonte – poi si vedrà. Perché è vero, se dovesse cambiare il quadro politico nazionale in modo clamoroso allora anche maggioranze come quella piemontese potrebbero essere messe in discussione». Ma il discorso probabilmente a quel punto varrebbe anche per le altre regioni governate da Lega e Pdl.