“I 360 professori No Tav? Di treni non sanno nulla”

Maurizio Tropeano – LaStampa

Tra i 360 «studiosi e firmatari» dell’appello No Tav inviato al premier Mario Monti «soltanto il 14 per cento svolge attività accademiche attinenti alla realizzazione della Torino-Lione e comunque si tratta appena dello 0,17% del totale degli accademici italiani accreditati al ministero». Lo sostengono il deputato Pd, Stefano Esposito e Paolo Foietta, autori del libro «Tav sì», dopo aver analizzato i curricula dei firmatari

Secondo i due esponenti del Pd, dei 360 professori solo 192 possono essere considerati «fondamentalmente accademici» e, in ogni caso si «tratta del 3 per mille su base nazionale». E tra questi la maggioranza è specializzata in discipline diverse da quelle attinenti alla Tav: «Si va – spiegano – dagli uccelli polari alle interfacce cervellocomputer, dai buchi neri alla paleoecologia applicata alle isole di Capo Verde, dalla didattica del cinema alla ginecologia veterinaria, dall’oncologia dei piccoli animali all’energia disponibile per la vita extraterrestre».

Esposito e Foietta scriveranno un contro-appello al premier., Mario Monti: «Nessuno discute la libertà di firmare appelli e neppure di sostenere posizioni politiche contrarie alla Tav, ma trasformare automaticamente questi privati cittadini in scienziati è davvero eccessivo». E aggiungono: «Vogliamo anche sfatare il mito che il Politecnico di Torino sia una centrale di elaborazione del pensiero No Tav: i firmatari sono 11, l’1,35% degli accademici».

Marina Clerico, docente del Politecnico e assessore della Comunità Montana Valsusa-Valsangone, replica: «Trovo incredibile che si metta in discussione un contributo interdisciplinare da parte di tanti accademici. Tra loro ci sono giovani ricercatori non strutturati perché chi governa punta a sprecare soldi con le grandi opere invece che investirli nella ricerca e nella formazione». E il professor Sergio Ulgiati aggiunge: «Il Pd dopo la “batosta Grillo”, ha deciso di perdere ancora altri voti falsando sempre di più la realtà. Cosa non si farebbe per mantenere gli appalti». E spiega: «Hanno firmato anche economisti, sociologi, ecologi, come è giusto che sia in una questione che coinvolge una vallata e un Paese intero in maniera complessa».