La sentenza Eternit non è rispettata

ALBERTO GAINO – LaStampa

Lo strano caso del signor Stephan Schmidheiny, sedicente filantropo, di sicuro fra gli uomini più ricchi al mondo grazie all’«eredità Eternit», la multinazionale dell’amianto che ha governato negli ultimi quindici anni di esistenza.

Dal 13 febbraio deve pagare alle vittime 77.185.000 di euro «in solido» con il coimputato Louis de Cartier e nemmeno 3 milioni di tasca solo sua, ma sinora ha preferito proseguire con la politica di «liberalità» a favore delle vittime in cambio del ritiro della costituzione di parte civile. E ciò che più conta: per il futuro non sembra volere modificare questa linea. Come se la sentenza di un collegio di giudici italiani non lo riguardasse.

L’accusa è dell’avvocato Sergio Bonetto, legale dell’Associazione familiari delle vittime dell’amianto di Casale Monferrato: «Praticamente il risultato è quello, come se la sentenza non ci fosse. Come se i giudici non l’avessero condannato, oltre ai 16 anni di carcere per disastro ambientale, alle provvisionali, cioè ai risarcimenti immediatamente esecutivi.

«Siamo a 4 mesi dalla sentenza e ieri mi sono sentito dire da uno dei suoi avvocati che la questione è stata sottoposta ad un professore di diritto penale svizzero, il paese dell’imputato, per verificare, io credo, gli spazi che abbiamo per farne rispettare l’esecuzione nella Confederazione».

Da Napoli, l’avvocato Astolfo Di Amato, uno dei difensori di Schmidheiny, dichiara che «in Svizzera attendono il mio ricorso in appello per decidere». E aggiunge pure: «Resta valida sino alla fine del 2012 l’offerta transattiva alle parti offese».

L’atto di «pura» liberalità con cui gli uomini di Schmidheiny sono riusciti a sfoltire di parecchio le costituzioni di parte civile contro l’imputato. Nel segno dei pochi, maledetti e subito.

«Che pochi non sono affatto. sostiene Di Amato – Parliamo di una somma complessiva fra i 50 e i 60 milioni di euro, equivalente a quanto il tribunale ha condannato il mio cliente». E’ questa insistenza sull’atto di liberalità a far pensare che Schmidheiny non voglia riconoscere la sentenza.

Il presidente Giuseppe Casalbore e i giudici a latere Fabrizia Pironti e Alessandro Santangelo hanno scritto nelle motivazioni delle condanne, di lui e del barone belga de Cartier: «Gli imputati sono rimasti contumaci e non risulta siano stati interrogati nel corso delle indagini preliminari. Non hanno neppure fatto pervenire scritti o dichiarazioni raccolte in altro modo».

La differenza fra i due avvicendatisi al vertice della multinazionale è che il belga è prossimo ai 91 anni, se ne frega, ed è per giunta ufficialmente nullatenente. Non gli interessa farsi passare per filantropo e non vuole saperne di provvisionali o risarcimenti in sede civile dove gli faranno causa 784 vittime e altre 1159 sono state autorizzate dalla sentenza penale a chiedergli i danni insieme a Schmidheiny. Che scrive nel suo sito: «Il comandamento che ci spinge ad amare il prossimo come amiamo noi stessi, proprio come la solidarietà, ci implora di aiutare i meno privilegiati». Nessuna allusione al disastro Eternit.

L’avvocato Bonetto rincara: «Se vogliono ignorare la sentenza e intendono sottrarsi alla sua esecuzione (spese legali comprese), mi chiedo se non si ponga un problema di misure cautelari».

Se non contro il nullatenente de Cartier si potrà agire nei confronti della belga Etex Group di cui l’imputato era presidente: industria con 40 filiali nel mondo, riconosciuta dal tribunale responsabile civile.

In Svizzera le difficoltà si annunciano «verticali»: solo per avere dei documenti Guariniello ha atteso 3 anni e 8 gradi di giudizio. Occorreranno tanto tempo e un sacco di milioni per esercitare i diritti delle vittime. I deputati Antonio Boccuzzi e Stefano Esposito (Pd) preparano un’interpellanza al governo per «sollecitarlo ad intervenire».