Ribellione casalinga contro la Fornero

LoSpiffero

“Cara Fornero, adesso basta”. I rospi ingoiati sono troppi e «gli atteggiamenti arroganti del ministro del Lavoro non sono più tollerabili». Arriva proprio dalla sua Torino, il primo attacco frontale che la maggioranza sferra nei confronti di uno degli elementi più discussi dell’esecutivo guidato da Mario Monti. Quattro deputati del Pd piemontese – Stefano Esposito, Giorgio Merlo, Giacomo Portas e Antonio Boccuzzi – sono a capo della pattuglia di parlamentari che da Montecitorio intende mettere un argine agli scatti di nervi e al decisionismo della “Professoressa”. Anzi, a limitare la sua (supposta) tracotanza.

Lo fanno scrivendo direttamente al presidente del Consiglio. Nel messaggio viene confermata piena fiducia e lealtà nei confronti della sua azione di governo, ma allo stesso tempo si avanza la richiesta d’intervento, dopo l’ennesima esternazione del ministro del Lavoro, che nei giorni scorsi si è scagliata contro l’Inps, reo di aver fornito dati errati sui cosiddetti esodati.

Si legge nella missiva inviata al premier: «Le chiediamo di porre fine […] agli atteggiamenti arroganti del Ministro Fornero che sfiorano a tratti il disprezzo sia nei confronti del Parlamento sia – cosa ancora più grave – nei confronti dei cittadini. La coesione necessaria per superare la crisi non può essere richiesta soltanto alle forze politiche, ma deve essere prima di tutto garantita dai suoi Ministri, a cominciare da chi come la Professoressa Fornero svolge un ruolo molto delicato, di cui evidentemente le manca la consapevolezza, esercitato sempre più spesso in una forma che scivola verso la provocazione […]. La vicenda del numero degli “esodati” e l’attacco scomposto nei confronti dell’Inps ne sono l’ultima (e speriamo davvero ultima) dimostrazione.

A suo tempo avevamo fatto presente come il dato inizialmente annunciato attraverso il decreto del Governo – di 65mila “esodati” – non fosse credibile -. […] senza mai venire ascoltati, e ora ecco che assistiamo a un Ministro che mette sul banco degli imputati l’Inps, anziché cercare, con umiltà, di dare risposte a quanti si ritrovano senza stipendio, senza ammortizzatori sociali e senza pensione.

Se fossimo in una situazione normale ci saremmo già fatti promotori di una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Ministro. Non lo facciamo in attesa di un suo segnale. Non lo facciamo in nome del principio di responsabilità nei confronti del Paese. Si sappia, però, che non possiamo più accettare atteggiamenti che non sarebbero neppure tollerabili se posti in essere dall’amministratore di un’azienda a conduzione familiare, figurarsi da un Ministro che si occupa di lavoro e di welfare in una delle nazioni più importanti d’Europa e in una fase di crisi economica e sociale tra le più drammatiche dell’ultimo secolo».