Sassi e bombe-carta contro il cantiere Tav

Massimo Numa – LaStampa
Un gruppo di attivisti No Tav ha lanciato pietre, biglie d’acciaio, bombe-carta e fumogeni contro il presidio interforze della centrale Enel di Chiomonte, in strada Avanà. È accaduto sabato notte, in un’area lontana tre chilometri dalle recinzioni del cantiere della Torino-Lione. E i sindacati di polizia Siap e Sap chiedono ora «l’immediato sgombero del camping». Il parlamentare del Pd Stefano Esposito dice: «Ci risiamo. Com’era prevedibile, è ripreso il solito tiro al bersaglio alla polizia. Speriamo che le vicende dell’anno scorso abbiano insegnato qualcosa, quel campeggio va sgomberato subito, senza indugi».

Attorno alle 22 una cinquantina di attivisti si è presentata di fronte al varco 1 e ha iniziato la «battitura» dei cancelli. Hanno innalzato uno striscione, con i soliti slogan contro i lavori. Una ventina di persone, verso le 23,30, si è poi diretta, con i volti coperti da passamontagna, di nuovo verso la centrale, nella boscaglia a ridosso della strada, a una decina di metri dai reparti di polizia, carabinieri e Finanza posti a difesa delle vie di comunicazione della zona delle vigne. Protetti dal buio, hanno iniziato a lanciare, armati di fionde, biglie di vetro e di acciaio contro le forze dell’ordine; poi pietre, bombe carta e fumogeni. Un’ora di violenza teppistica a cui la questura ha deciso di non rispondere, né con i lacrimogeni, né con gli idranti, pronti a intervenire. Le pattuglie della Digos e gli agenti della Scientifica hanno individuato alcuni attivisti, e scatteranno così le prime denunce alla procura dell’estate 2012; si rischia di ripetere la stagione di scontri e violenza dell’anno scorso. Oltre agli studenti (molti i minorenni), sono stati segnalati antagonisti pluridenunciati e provenienti da centri sociali di Lombardia e Toscana, in particolare da Pisa. Infine, militanti di Askatasuna e dell’area anarco-insurrezionalista torinese già sotto processo per i fatti del 2011.

Sabato, in località Gravela, a poca distanza dal presidio interforze di Avanà, è iniziato il campeggio, promosso da un comitato studentesco No Tav, ma appoggiato anche dai vertici del movimento, che si concluderà a fine settembre.

Non ci sono stati feriti, ma i sindacati di polizia denunciano «una situazione che è fonte di continuo pericolo sia per le forze dell’ordine che per i manifestanti». Duro Il segretario del Siap, Pietro De Lorenzo: «Gli istigatori dell’odio non si illudano. Li denunceremo ancora, come abbiamo già fatto, e assisteremo ancora i nostri ragazzi in divisa costituendoci parte civile, così come faremo per l’imminente processo ai 46 No Tav rinviati a giudizio». Aggiunge il segretario provinciale Sap, Silverio Sabino: «I responsabili del movimento, che hanno entusiasticamente appoggiato l’iniziativa di un sedicente Comitato studentesco di organizzare un campeggio proprio vicino ai presidi, avrebbero dovuto riflettere sulle conseguenze. Ci sono tutti i presupposti per replicare un’estate di violenza come nel 2011, con tutto il corredo di feriti e di centinaia di nuovi indagati per gravi reati e uno stato di pericolo continuo per tutti, anche per chi va a manifestare in modo pacifico. Ci riflettano anche i genitori che autorizzano i loro ragazzi a partecipare a iniziative che hanno come unico scopo l’esercizio della violenza, di una violenza fine a stessa, più simile al tifo degli ultras o al teppismo puro e semplice. Il campeggio andrebbe immediatamente sgomberato».