MENTRE PEPINO (PADRE) CONTESTA CASELLI, PEPINO (FIGLIO) SI ADDESTRA CON IL PKK

Premesso che le colpe dei padri non ricadono sui figli e che le scelte dei figli non impegnano i padri, trovo stupefacente il fatto che mentre l’ex magistrato Livio Pepino è impegnato in un’opera di santificazione del movimento No Tav e di contestazione dell’operato della Procura di Torino e del suo collega Caselli, la cui azione nei confronti di qualche decina di teppisti violenti viene etichettata come ‘repressione’, Pepino jr, Daniele, uno dei leader storici dell’anarco-insurrezionalismo piemontese, ha abbandonato momentaneamente Chiomonte e le montagne valsusine, che lo vedono protagonista della lotta contro la Tav.
Per recarsi dove? Ma nelle montagne del Kurdistan per un viaggio di conoscenza a stretto contatto con i guerriglieri del Pkk. Forse per migliorare lo studio delle tecniche di guerriglia e approfondire il concetto di ‘guerra civile totale’ che gli è particolarmente caro?
Così, mentre Pepino senior, da sempre un alfiere della non violenza, offre copertura ideologica alle azioni di un gruppo di balordi che assaltano con pietre e bilie di ferro il cantiere e le forze dell’ordine, Pepino junior va a fare esperienza sul campo per affinare le capacità di lotta da poter esportare in Valle di Susa.
D’altra parte, sono noti i rapporti tra alcuni centri sociali torinesi e realtà insurrezionali quali Eta, Farc e Pkk. Ora, dopo tante parole contro Caselli e i magistrati torinesi, ci piacerebbe conoscere il giudizio che il magistrato Pepino senior dà delle azioni del figliolo. Neo-partigiano in pectore o aspirante terrorista?